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Nigergate: Il sismi non sapeva?Ultima modifica: giovedì 20 aprile 2006 Il Sismi smentisce ogni coinvolgimento nel Nigegate. Giovedì 3 novembre il sottosegretario alla Presidenza del consiglio Gianni Letta e il direttore del Sismi Nicolò Pollari «hanno negato che i servizi abbiano svolto qualche ruolo nella fabbricazione del dossier» relativo ad un presunto traffico di uranio tra il Niger e l'Iraq utilizzato per giustificare l'intervento militare contro Saddam Hussein». Ma il mistero rimane ancora fitto Il Sismi non sapeva nulla del falso dossier sull'uranio costruito ad arte per giustificare la guerra contro l'Iraq di Saddam Hussein. Nella più lunga audizione della legislatura al Comitato parlamentare di controllo sui servizi di sicurezza (COPACO), quasi cinque ore, avvenuta giovedì 3 novembre il sottosegretario alla Presidenza del consiglio Gianni Letta e il direttore del Sismi Nicolò Pollari «hanno negato che i servizi abbiano svolto qualche ruolo nella fabbricazione del dossier» relativo ad un presunto traffico di uranio tra il Niger e l'Iraq utilizzato per giustificare l'intervento militare contro Saddam Hussein». Il presidente del COPACO Enzo Bianco, nella ricostruzione dell'audizione afferma che Letta e Pollari «negato in modo assolutamente risoluto e con molta determinazione» qualsiasi attività dell'intelligence italiana «a sussidi delle truppe Usa e britanniche» impegnate nelle operazioni militari contro l'Iraq. Pollari in precedenti audizioni, ha spiegato il presidente del Copaco, «aveva parlato di probabili evidenze di traffico di uranio e si pensa che esportazione di uranio dal Niger sia avvenuta a fine '90. Ma il direttore del Sismi aveva affermato che in un breve-medio periodo (5 anni) l'Iraq non era in grado di completare la fase di armamento nucleare». «A nome del Copaco - ha sottolineato Bianco - dico che l'Italia è un possibile bersaglio di azioni terroristiche, il Sismi svolge un'azione particolarmente delicata e vogliamo far sapere all'intelligence che gode del nostro apprezzamento: il Sismi deve essere messo in condizione di lavorare con il massimo della serenita». «Abbiamo dunque - ha puntualizzato Massimo Brutti (DS) - la nostra intelligence che non mai condiviso le notizie allarmistiche sul possesso di uranio arricchito da parte dell'Iraq e, dall'altro lato, un Governo che sceglie espressamente di affiancare gli Usa nella guerra a Saddam Hussein sulla base di informazioni che non provengono dal Sismi». «Io vorrei sapere - ha proseguito il senatore - se il Governo sapeva che il 9 ottobre 2002 una giornalista di 'Panoramà ha consegnato il falso dossier sull'uranio all'ambasciata americana a Roma. Il Sismi si è detto completamente all'oscuro e quando nel gennaio del 2003 l'Aiea (Agenzia internazionale energia atomica) ne ha chiesto conto il Sismi ha preso le distanze dicendo che non ne sapeva niente». Brutti ha poi evidenziato che «i servizi segreti britannici entrarono in possesso del falso dossier di Rocco Martino, ma avevano anche informazioni da altre fonti sui traffici di uranio dell'Iraq». Il ministro della Difesa, Antonio Martino, ha ribadito il suo giudizio sul Nigergate: «Una montatura senza contenuto. Un caso montato sul nulla», dice, intervistato da SkyTg24. Nei giorni scorsi il ministro disse: «sono tutte fandonie». «Avrei dovuto dire - ha spiegato oggi - io non ne so niente, a me è stato detto che sono tutte fandonie. E io lo credo, assolutamente». Il ministro della Difesa ha quindi aggiunto di non aver mai parlato della questione durante i suoi viaggi negli Usa. «Per quello che ne so io - ha affermato - questa storia era stata tirata fuori prima della rielezione di Bush negli Stati Uniti nel tentativo di arrecare danno alla sua campagna elettorale. Data l'infondatezza era stata ritirata. Ora rispunta in prossimità delle elezioni italiane: come dice il senatore Giulio Andreotti, a pensar male si fa peccato ma qualche volta ci si indovina». Parlando poi delle recenti dichiarazioni del premier Berlusconi sull'Iraq, il ministro della Difesa ha ribadito che «non dovrebbe stupire nessuno che noi avessimo delle perplessità sull'intervento militare, perchè noi non via abbiamo partecipato. «la guerra contro Saddam noi non l'abbiamo fatta - ha continuato Martino - Abbia o avuto un atteggiamento di neutralità benevola, o anche di non belligeranza. Cioè non siamo intervenuti perchè avevamo delle perplessità sull'azione militare, però nella scelta tra la democrazia e un dittatore sanguinario, crudele e corrotto noi stiamo dalla parte della più grande democrazia del mondo. Questo mi sembra ovvio». «Personalmente io ero dell'idea - ha aggiunto il ministro - che Saddam Hussein rappresentava egli stesso un'arma di distruzione di massa e quindi era nell'interesse degli iracheni e della comunità internazionale che venisse rimosso». |
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