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Antipolitica e democraziaUltima modifica: lunedì 20 febbraio 2006 Mario Tronti è intervenuto lunedì 24 Gennaio al Teatro Sette in via Benevento 23 a Roma sul tema Antipolitica e democrazia nell'mabito del progetto "Politica e Cultura. Riflessioni sulla società contemporanea dalle periferie della politica" "Il capitalismo ha integrato la democrazia: nel suo orizzonte di autogoverno. È cresciuta la società democratica, nel senso tocquevilliano. Si è consumata la democrazia politica, nel senso giovane-marxiano: che preludeva a una sorta di riappropriazione della politica nelle funzioni sociali, ma di una società che sarebbe andata oltre la divisione in classi. E siccome la società divisa in classi non si è estinta, ma si è solo profondamente trasformata, e uno dei modi di questa trasformazione è stata proprio la fusione tra homo democraticus e homo oeconomicus, la conseguenza è stata il recupero della democrazia non in una generica società, ma in questa forma sociale capitalistica. La deriva populistica ne consegue a sua volta e la personalizzazione della politica le fa da contraltare. Il primato della comunicazione, il privilegio che si concede all’offerta del prodotto rispetto all’ascolto della domanda, fa il resto. Ha vinto l’idea schumpeteriana del mercato politico, come competizione tra attori sotto il segno di comportamenti economicistici, privatistici". Non c’è allora soltanto un problema di esportazione della democrazia dove non c’è. C’è un problema di riforma della democrazia là dove c’è. Anzi, questo secondo processo rende credibile e fattibile il primo. Un’autocritica delle democrazie d’occidente è la porta per far passare altri diversi esperimenti democratici. E riforma della democrazia è espressione debole.C’è un problema di direzione della democrazia. Sì, governo – politico – delle società complesse.Ma anche governo – politico – dei sistemi democratici. L’antipolitica, come fenomeno di massa è ora il luogo di elezione dell’egemonia della destra. Populismo e leaderismo sono possibili e diventano praticabili sulla base di questo massificato sentimento antipolitico. Però attenzione. L’antipolitica è qualcosa di più che la reazione alla corruzione dei politici o al teatrino della politica. È una pulsione antropologicamente fondata sugli spiriti animali della società borghese di massa. La massificazione dell’opinione medio-borghese – non più solo piccolo-borghese – tutta va in questa direzione. E accade che perfino certi movimenti di sviluppo generalmente positivi finisce che vengano catturati dentro questa onda dominante. Penso a quello che i sociologi chiamano «il godimento apolitico di un certo benessere», a livello individuale e famigliare, i processi di acculturazione diffusa, una certa coscienza crescente progressista, il «politicamente corretto», le ansie di una crescita non risarcita, quel paese che a volte ci descrive il Censis, tutto questo rischia poi di produrre acquiescienza, ovvero non contestazione nei confronti del modo di organizzazione sostanziale del rapporto sociale do-minante, quel moderatismo buonista, per uno come francamente indigesto. Qui, di nuovo la politica, e la cultura politica, a correggere, ad orientare, a spostare in avanti, a far intravedere l’altro e il di più che è possibile". (da Mario Tronti, Politica e cultura, oggi) |
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