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Zone d’influenza russaUltima modifica: giovedì 20 aprile 2006 Contro le "rivoluzione colorate", Il Cremlino rafforza la sua politica di egemonia sulle ex repubbliche sovietiche Le “rivoluzioni colorate” che hanno permesso il rovesciamento “morbido” delle vecchie élites sovietiche in Georgia (la rivoluzione rosa nel 2003) e in Ucraina (la rivoluzione arancione nel 2004) continuano a turbare il Cremlino. Agli occhi dell’élite politico-militare russa, infatti, questi cambiamenti di regime sono stati strumentalizzati dalle “potenze straniere” al fine della destabilizzazione della Russia. Nikolaï Patrouchev, il capo dei servizi di sicurezza russi (Fsb, l’ex Kgb), ha sostenuto che il finanziamento di cinque milioni di dollari effettuato dall’ International Republican Institute (IRI, la fondazione del partito repubblicano statunitense) a beneficio di alcune Ong che operano sul territorio della Bielorussia non sono altro che “una copertura per agenti dei servizi segreti stranieri” impegnati ad “organizzare una rivoluzione in Bielorussia e nelle altre repubbliche ex sovietiche”. La risposta alla “minaccia” di una politica autonoma del gas da parte dell’Ucraina rientra nel quadro di una più ampia reazione russa al progetto denunciato da Patrouchev. La misura punitiva dell’aumento del prezzo del gas russo, di cui tutte le ex repubbliche sovietiche sono grandi consumatrici, intendono richiamare all’ordine di una fedeltà al grande fratello russo. “Dobbiamo riallineare i prezzi del gas agli standard mondiali” ha annunciato il primo ministro russo Mikhaïl Fradkov venerdì 2 dicembre durante una riunione con i suoi omologhi della Comunità degli Stati Indipendenti (tutte ex repubbliche sovietiche, esclusi i paesi baltici). Qualche giorno dopo, il gigante russo del gas Gasprom ha annunciato il nuovo piano tariffario. E così l’Ucraina ha dovuto accettare il nuovo prezzo: 270 dollari ogni 1000 metri cubi, cioè quattro volte il prezzo pagato fino al 2004. E’ un avvertimento alla Moldavia, ma anche alla Georgia, che nel recente passato hanno annunciato l’intenzione di aderire alla Nato. Le repubbliche baltiche, percepite da Mosca come la punta di diamante della fronda anti-russa, dovranno anch’esse adeguarsi ai nuovi prezzi: 120 dollari (invece di 80) per usare il gas russo. In compenso la Bielorussia, che mantiene un asse privilegiato con Mosca, continuerà a pagare 47 dollari ogni 1000 metri cubi – un prezzo ben inferiore a quello stabilito dal mercato. La Comunità degli Stati Indipendenti – un’organizzazione giudicata moribonda da molti osservatori – sono ormai divisi in due campi: i fedeli e gli infedeli alla linea di Mosca. Con i primi, (cioè la Bielorussia, il Kazakhistan, il Tagikistan, l’Armenia e il Kirghizistan) Putin ha stretto nuovi accordi militari e concordato un abbassamento del prezzo del gas. E ha fondato, il 29 novembre scorso, un trattato che fonda un’Organizzazione della sicurezza comune. E’ evidente la volontà di creare un’organizzazione che entri in competizione con la Nato che invece sta trattando l’adesione dell’Ucraina e della Georgia. Creare delle zone d’influenza, promuovere un candidato filo-russo in ogni elezione politica, imporre ovunque basi militari (come in Moldavia e in Georgia), flirtare con la destabilizzazione dei governi locali, incoraggiare il separatismo (Abbazia e l’Ossezia contro la Georgia, ad esempio): queste sono le ricette di una nuova guerra fredda che l’élite politico-militare russa ha preparato per rinserrare le fine di un nuovo cordone sanitario che dovrebbe garantire la zona d’influenza del loro paese ben al di là dei suoi confini. Insomma, è il ritorno alla strategia tradizionale sovietica. Ma il Cremino non intende usare solo gli strumenti dell’egemonia per rafforzare le proprie zone d’influenza. Forte della teoria del “soft power”, elaborata tra gli altri da Joseph Nye, professore ad Harvard e teorico di riferimento della Casa Bianca di Bill Clinton, Putin ha lanciato nelle repubbliche confinanti anche una grande offensiva “culturale”. L’organizzazione simultanea a New York, a Parigi e a Bruxelles nello scorso autunno, di tre grandi mostre sui “tesori” della cultura russa rientrano pienamente in questo disegno. |
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