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Gli Stati Uniti non « negoziano con i terroristi »

Ultima modifica: giovedì 20 aprile 2006

Osama Bin Laden è stato soppiantato da Abu Moussab Al-Zarqawi e dal presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad nel ruolo del più grande nemico degli Stati Uniti

Per non essere del tutto dimenticato il capo di Al Qaeda, Osama Bin Laden è tornato in video il 19 gennaio scorso. Le reazioni ufficiali sono state freddine. Il portavoce della Casa Bianca, Scott McClellan, ha affermato che Bin Laden “era un uomo spacciato”. E ha aggiunto “Non negozieremo con i terroristi, li debelleremo”. I terroristi hanno cominciato questa guerra e il presidente lo ha spiegato chiaramente. Noi la finiremo quando decideremo di farlo”.

In un’intervista rilasciata alla catena televisiva Fox News, il vicepresidente americano Dick Cheney ha dichiarato “di non essere sicuro che Bin Laden stia proponendo una tregua: mi sembra piuttosto uno stratagemma”. Peter King, il presidente della commissione per la sicurezza interna della Camera, pensa che “Bin Laden cerca solo di giustificare la propria esistenza”. Washington insomma minimizza il ruolo di Bin Laden. Perché non riesce a eliminarlo e perché ha altri problemi in Iraq. La coincidenza del nuovo messaggio di BinLaden con l’annuncio del ritiro delle prime truppe Usa dall’Iraq e dall’Afghanistan non è casuale.

Alla fine del 2005, l’ambasciatore degli Stati Uniti in Pakistan, Ryan Crocker, ha affermato che l’influenza di Osama Bin Laden e di Ayman Al-Zawahiri si limita ormai ai messaggi diffusi in cassetta. Braccati, nascosti in regioni remote alla frontiera tra il Pakistan e l’Afghanistan, i contatti con il resto del mondo sono praticamente impossibili.

L’annuncio fatto da Bin Laden di nuovi attacchi sul suolo americano non ha spinto l’amministrazione ad aumentare la soglia di allerta. Le minacce sono ormai un’abitudine alla quale l’amministrazione si è abituata. Inoltre, il governo e i servizi di sicurezza non smettono di ripetere che nuovi attacchi sono ineluttabili.

Il bombardamento del 13 gennaio scorso nella zona tribale di Bajur in Pakistan, dimostra la volontà americana di ottenere un successo su Bin Laden ad ogni costo. Diciotto civili morti, tra i quali tre presunti membri di Al Qaeda: Abdul Rehman Al-Misri Al-Maghrebi, un genero di Al-Zawahiri, Midhat Mursi Al-Sayed Omar, un esperto di esplosivi.