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Il mestiere delle armi

Mario Tronti, Claudio De Fiores, Toni Negri, Alessandro Dal Lago, Michael Hardt, Rita di Leo e altri studiosi e giornalisti. Alla ricerca delle ragioni della guerra globale e delle radici della pace di domani

  • Rileggendo oggi il motto di Aron: “pace impossibile, guerra improbabile”
    Mario Tronti

    Il motto di Aron era riferito, come è noto, alla guerra fredda, terzo episodio delle guerre civili europee e mondiali. Perché la guerra sia resa improbabile, bisogna pensare il contesto di una pace impossibile. Va squarciata la maschera ideologica che nasconde il volto vero del conflitto. E questo può farlo solo una buona politica della trasformazione. Ma c’è un altra maniera per evitare che esploda la guerra oltre quella di organizzare il conflitto? Al lupo della guerra c’è da contrapporre non la colomba, ma l’orso della pace.

  • Le "guerre giuste" dell'Impero
    Claudio De Fiores

    Le conseguenze del disordine globale sugli assetti costituzionali democratici sono ormai accertati. Quando l’uso della forza si affranca dallo stato d’eccezione per divenire diritto, la democrazia si trova paradossalmente ad affermare il diritto della guerra per costruire un ordine politico “giusto”. Tratto da Claudio De Fiores, "L'Italia ripudia la guerra? La Costituzione di fronte al nuovo ordine globale" (Ediesse-Crs, Roma 2002)

  • Gli Stati Uniti e la Casa Bianca di Bush
    Rita di Leo

    Sembra che la leadership americana, con convinzione e entusiasmo, stia ripudiando l’America degli anni trenta e sessanta e novanta. Via dal New Deal, dalla Great Society, dalle affirmative action, dal relativismo amorale dei liberal reazionari. I conservatori progressisti al governo ambiscono al ritorno alle origini

  • L’arte della guerra e le passioni della moltitudine
    Toni Negri

    I kamikaze e i guerriglieri rimediati sul banco del Wal-Mart globale rivendicano la propria libertà attraverso la distruzione della vita altrui o l’alienazione del diritto delle singolarità libere. La moltitudine sa che la guerra ed il suo approfondimento, la sua estensione saranno sempre possibili, e che la pace non ci sarà mai finchè regneranno padroni e capitalisti. Costruire la potenza e le possibilità di esodo della moltitudine diviene quindi il problema del momento. Tratto da Posse, n°10, Manifestolibri: http://www.manifestolibri.it/vedi_collana_indice.php?id=349

  • La guerra-mondo
    Alessandro Dal Lago

    Negli ultimi decenni una serie di opposizioni chiave della modernità politica, interno-esterno, pace-guerra, militare-civile, nemico-criminale, hanno progressivamente esaurito le loro capacità esplicativa. Di conseguenza, la tematizzazione della guerra nello spazio globale coinvolge questioni quali la gestione dei flussi migratori, i nuovi paradigmi del controllo sociale, le metamorfosi dell'intervento umanitario, la proliferazione dei mercati della violenza, la militarizzazione delle politiche dell'ordine pubblico, la riformulazione poliziesca degli interventi armati. Da "Conflitti globali", n°1, Shake: http://www.shake.it/confl1.html

  • Ribaltare Clausewitz. La guerra in Michel Foucault e Deleuze-Guattari
    Massimiliano Guareschi

    Per chi parla di guerra, a qualsiasi livello, citare von Clausewitz è quasi un obbligo, un’abitudine o un riflesso condizionato. E così, prima o poi, in tutti i discorsi che toccano questioni belliche la famosa massima “la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi”salta fuori, e magari si finisce con il ribaltarla, soprattutto per segnalare i cambiamenti intervenuti dal tempo delle guerre napoleoniche. Ribaltare Clausewitz significa allora proiettare gli schemi del generale prussiano, ovviamente reinterpretati senza soverchie preoccupazioni filologiche e alla luce di alcune ipotesi teoriche “forti”, sulla storia universale fino a raggiungere gli scenari geopolitici, sociali e tecnologici del Novecento. Da "Conflitti globali", n°1, Shake: http://www.shake.it/confl1.html

  • La rivoluzione permanente negli affari militari
    Michael Hardt

    E' tramontato il concetto tecnico di guerra caratterizzato dal monopolio professionale della forza armata da parte del soldato statale. Oggi gli si affiancano i mercenari delle imprese militari private ed i missionari delle ONG mentre diventa obsoleta la figura dell’avversario legittimo, dello iustus hostis, che si presenta sempre più come fuorilegge globale, hostis generis humani, terrorista planetario (ma anche cibernetico, pirata o hacker). Da Posse n°10, Manifestolibri: http://www.manifestolibri.it/vedi_collana_indice.php?id=349

  • Lo scudo di Achille e gli scudi romani: violenza e polizia nell’epoca globale
    Filippo Del Lucchese


    La politica si oppone alla police. È la costruzione di soggettività politica. È il rendere visibile qualcosa, il porre ciò che prima non c’era e ora c’è. Questa la sfida che ogni movimento politico e sociale deve saper fare propria, che consiste nella continua reinvenzione di pratiche di conflitto e di resistenza. Oltre la police, potremmo dire, per abolire lo stato di cose presente

  • Il fantasma del nemico
    Roberto Ciccarelli

    L’indefinibilità della minaccia terroristica rende vulnerabile qualsiasi sistema di difesa, anche quello finanziato con ingenti risorse. La sua natura fantasmatica obbliga chi deve difendersi a votarsi ad una politica di prevenzione totalizzante che può arrivare a modificare la vita civile, l’urbanistica delle città, l’educazione linguistica della popolazione. Da "Democrazia e diritto", n°3/2004

  • I multi-kulti di Bush: i nuovi consiglieri del Principe
    Mattia Diletti

    Nelle vetrine affollate della guerra globale si muovono gli intellettuali neoconservatori, e figure politiche come Condoleeza Rice o Alberto Gonzales che assomigliano all’ebreo di corte e al cristiano rinnegato: nuovi soldati che provengono dall’america profonda o dall’immigrazione e lottano contro il cosmopolitismo liberal negli Stati Uniti e affermano nella guerra ideologica unilaterale il neo-populismo repubblicano. Da Posse n°10, Manifestolibri: http://www.manifestolibri.it/vedi_collana_indice.php?id=349

  • Islam versus Occidente?
    Stefano Liberti

    E' questa l’opposizione manichea tra due universi apparentemente non conciliabili che alimenta ogni discussione sull’Islam, di cui si finisce per sottolineare di volta in volta il carattere di irriducibilità rispetto a un vago modello di integrazione, l’intrinseca aggressività o lo spirito invasivo. Da "Democrazia e diritto", n°1, 2004