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Parigi, Castello di Versailles

La rivoluzione permanente negli affari militari

Ultima modifica: venerdì 4 novembre 2005

Michael Hardt

E' tramontato il concetto tecnico di guerra caratterizzato dal monopolio professionale della forza armata da parte del soldato statale. Oggi gli si affiancano i mercenari delle imprese militari private ed i missionari delle ONG mentre diventa obsoleta la figura dell’avversario legittimo, dello iustus hostis, che si presenta sempre più come fuorilegge globale, hostis generis humani, terrorista planetario (ma anche cibernetico, pirata o hacker). Da Posse n°10, Manifestolibri: http://www.manifestolibri.it/vedi_collana_indice.php?id=349

Ho avuto di recente la ventura di partecipare negli Stati Uniti ad un convegno di specialisti di security studies,la displina accademica più strettamente collegata alla ‘guerra al terrorismo’. L’argomento del convegno non era particolarmente avvincente:i convenuti erano interessati perlopiù a comprendere le cause del declino dei vari imperi storici,da quello romano ed azteco a quello cinese e britannico,e quindi ad individuare le misure necessarie ad evitare un destino simile alla attuale impresa americana.Più interessante è risultata,per contro,una serie di colloqui che ho avuto con i docenti del War College (il centro studi ufficiale) dell’esercito statunitense,sulle tendenze correnti del pensiero militare,sulla guerra in Iraq e sullla cosidetta rivoluzione negli affari militari (revolution in military affairs),o RMA.

Speravo,con questi colloqui,di scoprire gli arcani teorici che guidano oggi le forze armate americane ed i cambiamenti che la guerra in corso in Iraq ha prodotto in essi. La vera scoperta invece è stata la sorprendente constatazione che i paradigmi della strategia militare formulata prima della guerra rimangono immutati, e che essi apparentemente non risentono dei drammatici insuccessi delle foze armate americane in Iraq. Se ne deduce che i motivi a sostegno di una strategia militare sconfitta in modo così decisivo sul campo di battaglia devono essere non solo particolarmente forti,ma anche di un ordine diverso da quello puramente tecnico, sia esso ideologico o di altro genere. Questo mancato cambiamento del pensiero militare mi è sembrato quindi l’elemento di maggior interesse,e quello più meritevole di analisi.

La RMA (che a volte prende più semplicemente il nome di ‘trasformazione della difesa’)è il termine che definisce il radicale ripensamento della strategia militare degli Utati Uniti effettuato nel corso degli anni novanta e dei primi anni di questo secolo.Questo ripensamento si articola su due componenti strettamente collegate.Il primo elemento essenziale è dato dall’innovazione tecnologica:il munizionamento di precisione,il perfezionamento dei sistemi d’arma e l’accresciuta capacità di previsione non solo forniscono ai soldati americani una maggiore capacità offensiva,ma garantiscono loro allo stesso tempo una maggiore protezione. Le nuove tecnologie permettono in altre parole ai soldati di uccidere ‘a distanza’,cosa che si ritiene debba limitare il numero delle perdite sofferte dai soldati stessi.La seconda componente,essenziale quanto l’innovazione tecnologica stessa,è data da una trasformazione di tipo specificamente strategico che si articola sull’impiego delle nuove tecnologie in questione.Da questo punto di vista ciò che caratterizza soprattutto la RMA è l’impiego di unità di dimensioni minori rispetto a quelle del passato,p iù flessibili e mobili,composte da soldati altamente adddestrati e dotati di equipaggiamenti tecnologicamente molto più evoluti.Scopo della RMA è quindi quello porre fine all’impiego delle formazioni militari di massa e di conseguenza anche alle perdite di massa. La tesi è che un minor numero di soldati,più intelligenti ed equipaggiati con i nuovi mezzi tecnici di distruzione e di comunicazione,risulti più efficace ,dal punto di vista bellico,degli eserciti di massa del passato.

Va notato peraltro che già prima della guerra in Iraq questo nuovo paradigma strategico aveva incontrato forti resistenze all’interno delle forze armate americane,e che le controversie perdurano anche durante la guerra in corso.Donald Rumsfeld,il Ministro della Difesa, è il principale e più acceso sostenitore della RMA,ma molti teorici militari,assieme a molti generali,ritengono che le nuove tecnologie e le nuove formazioni strategiche non possano sostituire adeguatamente sul terreno l’impiego di ingenti masse di soldati.Questa discussione si è svolta in sordina nei corridoi del Pentagono durante l’ultimo decenni,ma è entrata con forza nel dominio pubblico durante la preparazione e gli stadi iniziali dell’invasione dell’Iraq. Non pochi generali di primo piano ,poco persuasi dell’efficacia della nuova strategia, hanno infatti criticato apertamente Rumsfeldper aver assegnato all’operazione una quantità di truppe inferiore al necessario.

In un primo momento,quando nella primavera del 2003 i militari americani celebravano la ‘vittoria di Baghdad’, è sembrato che Rumsfeld e i sostenitori della RMA avessero vinto definitivamente la partita.Avevano infatti sconfitto l’esercito iraqeno con un numero relativamente ridotto di truppe e con pochissime perdite americane grazie proprio alla nuova strategia ed ed alle innovazioni tecnologiche.In un secondo momento tuttavia,quando la resistenza iraqena all’occupazione americana si è manifestata nella seconda parte del 2003,per consolidarsi ostinatamente nel 2004 e nell’anno in corso,la situazione è mutata,e non di poco.Gli avversari della RMA all’interno delle istituzioni militari sono ritornati alla carica in forze:la nuova strategia,se è riuscita ad ottenere una vittoria veloce non si è dimostrata per contro in grado di garantire il successo all’occupazione.E infatti le perdite statunitensi hanno già superato i 1500 morti,mentre le truppe di occupazione sono incapaci di stabilire un clima di sicurezza nel territorio iraqeno,al punto che la violenza generalizzata ha rischiato più di una volta di sfociare nel caos e nella guerra civile.Accade così che per non pochi esponenti delle forze armate e del governo statunitensi il problema principale adesso sia quello di sganciarsi dall’Iraq .I soldati e gli ufficiali inoltre si lamentano continuamente della mancanza di truppe e di equipaggiamenti ordinari,delle componenti tradizionali,cioé,di un’operazione bellica.La RMA in Iraq è quindi fallita in modo spettacolare.

Il primo quesito che dovevo porre agli specialisti del pensiero miltare con cui interloquivo era quindi ,come è ovvio, il seguente: dato che la RMA é risultata perdente in Iraq perché continua ad essere il paradigma dominante all’interno dell’istituzione militare americana? Perché cioé gli oppositori della RMA all’interno delle forze armate non sono riusciti,pur disponendo di prove tanto valide a sostegno delle loro obiezioni, a modificare il corso del pensiero militare americano? Tramite una lunga e tortuosa serie di conversazioni ho ottenuto una quantità di risposte, che, pur non risultando convincenti se prese singolarmente, tratteggiano nel loro insieme un quadro interessante.

La prima risposta,che mi pare del tutto iunsoddisfacente,è che è Rumsfeld stesso a garantire la continuità della posizione strategica assunta.Le opinioni di alcuni dei miei interlocutori è che Rumsfeld abbia deciso di restare al suo posto di ministro della difesa anche durante la seconda amministrazione Bush proprio perché vuole portare a termine il progetto,a lui personalmente carissimo, della trasformazione delle forze armate.Una risposta del genere però non spiega perché Rumsfeld continui ad aver successo nella sua impresa di trasformazione,non solo,ma nemmeno perché lo stesso Rumsfeld debba voler continuare in un’impresa che mostra in modo tanto evidente le proprie insufficienze.

Questa constatazione introduce peraltro direttamente il secondo ordine di risposte,che é già più interessante.Alcuni specialisti militari ritengono infatti che la RMA ed il nuovo paradigma strategico non siano affatto falliti in Iraq.Le cause del disatro iraqeno,secondo questi interlocutori,vanno fatti risalire ad alcuni errori secondari che non mettono in questione la strategia nel suo insieme.Gli stessi teorici tratteggiano una serie di scenari nei quali la guerra e l’occupazione si sarebbero rivelati un esperimento assolutamente riuscito,se solo si fosse o non si fosse verificato un evento minore.Se solo le truppe americane avessero,ad esempio,impedito ogni saccheggio durante l’invasione e l’occupazione,non vi sarebbe mai stata,si insiste,una resistenza iraqena organizzata.Oppure,se un determinato generale iraqeno si fosse arreso,con tutti i suoi soldati,nel corso dell’invasione,la resistenza non sarebbe nata.Nessuna delle ipotesi controfattuali contenute in questo bizzarro catalogo mi sembra però sufficiente a spiegare il fallimento della guerra e dell’occupazione.E’ facile,ascoltando queste giustificazioni pensare che chi le propone è un illuso che si rinchiude completamente nel proprio mondo fantastico.Quello che è realmente rilevante tutta via è,a mia opinione,il forte elemento di fede presente nelle risposte di questo tipo,una fede che che permette alla teoria di sopravvivere pur in presenza di tante prove ad essa contrarie.

Occorre,giunti a questo punto,sostare brevemente per individuare il rapporto fra la teoria strategica edella RMA e l’ideologia geopolitica neoconservatrice,per collegare,in altre parole l’oggetto della nostra attenzione,il dibattito che si svolge nel Pentagono,con i dibattiti analoghi che si svolgono a Washington sull’altra sponda del fiume Potomac ,nel Dipartimento di Stato (il ministero degli esteri americano).Non vi é peraltro alcun collegamento necessario o sostanziale fra la RMA e l’ideologia neoconsevatrice.Ho idea,infatti,che gli odierni sostenitori della RMA nella burocrazia statunitense ed i fautori dei progetti globali neoconservatori siano soggetti relativamente distinti,dal momento che occupano luoghi del tutto diversi nelle strutture di governo.Ciò chetuttavia unisce strettamente i fautori della RMA ed i neoconservatori è il comune atteggiamento rivoluzionario.Si tratta ovviamente di rivoluzionari della reazione,una combinazione paradossale,ma non per questo inedita.

I neoconservatori sono teorici idealisti che credono di poter trasformare la mappa geopolitica a loro volontà,non solo sovvertendo i regimi nemici,ma spostando altresì i confini politici per imporre la loro idea di democrazia e libertà ,oggi ai paesi del medio oriente e domani al mondo.Una componente essenziale della loro fede in queste trasformazioni geopolitiche é il disprezzo per tutti i quei‘conservatori’che non professano il medesimo credo,i membri per esempio ,del corpo diplomatico americano che si schierano a favore dei negoziati plurilaterali,dei trattati,del diritto internazionale e della diplomazia convenzionale.Questo atteggiamento è all’origine di un drammatico conflitto che contrappone all’interno del Dipartimento di Stato e di tutta l’alta burocrazia i ‘radicali’ neoconservatori ai funzionari ed ai diplomatici ‘conservatori’.Il dibattito all’interno dell’istituzione militare ha caratteristiche non dissimili.I fautori della RMA sono degli idealisti che si considerano dei radicali, o addirittura dei rivoluzionari oppure dei visionari, che devono far prevalere le loro idee sulle resistenze opposte da un passatismo superato.Ai teorici ed ai comandanti che sostengono la necessità dei metodi e delle strategie militari tradizionali viene di conseguenza attribuito il ruolo di ‘conservatori’,in modo analogo a quanto accade a chi nella burocrazia di governo persiste nel sostenere la validità della diplomazia,del diritto internazionale e dei negoziati plurilaterali.Questo spirito ‘rivoluzionario’ di trasformazione reazionaria è l’elemento primo che consente al paradigma strategico di persistere nonostante le prove sempre più numerose del suo fallimento. Questa prospettiva ci spiega inoltre perché l’approccio pragmatico,tradizionalmente prevalente negli ambiti militari e diplomatici statunitensi,può oggi essere liquidato definendolo semplicemente un atteggiamento mentale antiquato, caratteristicamente ‘conservatore’.

A conclusione di una ulteriore serie di prolungati dibattiti , in cui ho continuato a ribattere ai teorici militari con cui discutevo che le loro teorie non collimavano con la realtà,è emersa una terza risposta al mio quesito iniziale,una risposta che mi sembra di importanza fondamentale.Per questi teorici,come,sia pure in modo non identico,per gli ideologi neoconservatori,il pericolo vero,quello che incombe sopra ogni altro, è rappresentato dalla Cina.Lo scopo ultimo della RMA,mi è stato detto,è quello di preparare le forze armate americane all’eventuale sfida militare cinese.Questo fattore non aveva carattere di urgenza negli anni novanta,quando è nata la nuova teoria strategica,né risulta particolarmente urgente ancor oggi,ma i teorici di cui parlo si pongono in una prospettiva di lungo perido.Temono infatti che in un futuro che è ancora oltre l’orizzonte,fra dieci o vent’anni,la il potenziale bellico cinese assumerà proporzioni talmente colossali da rendere insugnificanti le capacità militari di ogni altra potenza,incluse quelle americane.In termini quantitativi,questo è il ragionamento,la forza militare americana non ha alcuna possibiltà di competere,la sua unica speranza è quindi quella di conseguire un margine qualitativo in grado di bilanciare la strapotenza cinese.Nella prospettiva di questa sfida futura ,allora, questo terzo gruppo di teorici considera il conflitto in corso solo come un terreno di sperimentazione e di perfezionamento delle nuove tecnologie.Abbiamo ancora a disposizione dieci anni,sostengono,per perfezionare i nostri dispositivi,prima di arrivare al momento della verità,al confronto con un potenziale militare cinese ormai maturo .Sempre dal loro punto di vista il problema principale non è quello di minimizzare le perdite statunitensi per motivi di politica interna,ma quello di conservare una capacità di competizione militare.

Non sono in grado di dire se il timore della Cina che anima questo gruppo di teorici sia fondato o sia solo una fantasia.Certo è che non è difficile riconoscere in queste posizioni la fobia razzista delle orde gialle.Questo terzo ordine di risposte tuttavia spiega a mio giudizio meglio degli altri due il persistere della fede nella RMA e nei suoi paradigmi,nonostante gli insuccessi iraqeni.La fede di coloro che sostengono questa posizione appare peraltro più simile alla disperazione che all’idealismo:nonostante le difficoltà e gli scacchi in Iraq essi devono far funzionare a tutti costi il nuovo modello strategico perché,in una prospettiva di lungo periodo,è la loro unica speranza .Senza una rivoluzione strategica,senza un margine qualitativo in grado di contrastare la superiorità quantitativa delle masse cinesi queste finirebbero fatalmente per travolgerli.

Avevo sperato che le discussioni con i teorici militari americani che ho incontrato mi svelassero i segreti della politica militare degli Stati Uniti ed esposto il nocciolo razionale contenuto nel guscio mistico di questa politica.Purtroppo non sono stato in grado di individuare un nocciolo del genere ,che del resto può darsi non esista nemmeno.Ho scoperto invece le speranze ed i timori che sostengono il guscio mistico di cui ho parlato,una scoperta,a conti fatti, forse più interessante di cio che all’origine andavo cercando.

(traduzione a cura di Michele Surdi)