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Ucraina, grave crisi politica

Ultima modifica: giovedì 20 aprile 2006

Il parlamento sfiducia il governo. “L’accordo con Gasprom tradisce gli interessi nazionali”

Martedì 10 gennaio nel parlamento ucraino è andato in scena un vaudeville. Come risultato della “guerra del gas” che ha recentemente opposto la Russia all’Ucraina, una maggioranza eterogenea di deputati ha votato una mozione di sfiducia contro il governo di Viktor Yuschenko chiedendogli di rimanere in carica solo fino al prossimo 26 marzo, in attesa di accordarsi su un nuovo esecutivo.

All’inizio della giornata questa risoluzione non era stata prevista da nessuno. Il primo ministro Yuri Ekhanourov, nominato nel settembre scorso alla testa di un governo tecnico, avrebbe dovuto presentare ai deputati l’accordo firmato il 4 gennaio scorso con l’azienda russa Gasprom. Appena concluso il suo discorsom i deputati hanno votato la sfiducia contro Ekhanourov. Il mattino stesso avevano assicurato di non volere le dimissioni del ministro dell’energia e del capo della compagnia di bandiera, la Naftogas. “Il governo ha pagato il prezzo della propria incapacità di negoziare con Mosca” ha spiegato un sodale di Julia Timochenko, l’ex primo ministro, la “pasionaria” della “rivoluzione arancione” del 2004, defenestrata a settembre dal suo ex alleato Yushchenko.

Il 1 gennaio, Gasprom aveva in effetti tagliato l’approvvigionamento dell’Ucraina, quadruplicando il prezzo del gas. Alla fine di una lunga e oscura trattativa, Gasprom e Naftogas aveva siglato un accordo, giudicato da molti una vittoria da parte del governo russo. “Questo accordo soddisfa gli interessi degli oligarchi dei due paesi”, ha denunciato un consigliere della Timochenko. L’ex “pasionaria” aveva denunciato in televisione che il contratto avrebbe garantito la sicurezza energetica ucraina solo per sei mesi.

Molti osservatori sostengono che la fronda parlamentare sia stata organizzata dalla stessa Timochenko che a suo tempo ha fatto fortuna proprio con il commercio del gas. L’accordo, da lei giudicato “illegale” perché “tradisce gli interessi nazionali”, le ha dato un buon pretesto. Richiamando le ragioni della sua opposizione al presidente Yuschenko, la Timochenko ha raccolto così la maggioranza tra i 450 deputati del parlamento ucraino.

Dal Kazakhitan, dove si trova in visita ufficiale e si sta preparando ad un incontro con Putin, Yuschenko ha giudicato “incostituzionale” la decisione del parlamento. Un giudizio che contrasta con l’operato di Yuschenko quando era ancora capo dell’opposizione. Alla fine del 2004, infatti, Yuschenko aveva votato una modifica costituzionale che riduceva i poteri del presidente della Repubblica a favore del parlamento. Quella fu uno degli ultimi atti contro l’allora presidente Leonid Koutchma che gli consentirono di conquistare il consenso dell’opinione pubblica per vincere le elezioni.

Oggi quella legge contrasta con le sue decisioni prese da presidente e fa sprofondare l’Ucraina nell’instabilità politica, a due mesi e mezzo dalle elezioni politiche decisive per il futuro del paese.