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L'alternativa al potereUltima modifica: giovedì 2 marzo 2006 Parla Toni Negri: "Foucault è arrivato ad un limite oltre il quale deve decidere da che parte stare. Cioè se dare spazio alla produzione della soggettività oppure se considera il discorso sul potere completamente chiuso" “Il corso sulla nascita della biopolitica ho avuto la fortuna di seguirlo nel 78 a Parigi – racconta Toni Negri - L’aula del college era sempre piena ee non sono mai riuscito ad entrare. Ogni tanto si sentivano dei mozziconi di frasi che venivano dalla porta. Ma al di là dei miei ricordi di una stagione di studi e di rapporti che si sarebbe chiusa da lì a pochissimo con il mio arresto nel 1979 per il caso 7 aprile, credo che questi due corsi, e in partire quello sulla Nascita della biopolitica, siano una specie di pompa storico-strumentale per la costruzione di alcuni concetti fondamentali sui quali avremmo lavorato nei decenni successivi”. Di quali concetti si tratta?
Allora mi ricordo che si discuteva, soprattutto in Italia su quanto la soggettività politica fosse aperta alla costruzione soggettiva della microconflittualità e ai micropoteri. Oggi posso provare a rileggere questo dibattito alla luce di quanto lo stesso Foucault diceva nei suoi corsi. Allora proviamoci…
Un dato è certo. Il rapporto tra la soggettività e il potere è assolutamente continuo. In questo senso si può dire che il ripiegamento della biopolitica sul biopotere è immediato. Nello stesso Foucault, prima di arrivare ai corsi del 78-79 e poi quello dell’81 sull’Ermeneutica del soggetto c’era questa doppia tensione: da una parte svolgeva l’analisi del politico, nella vecchia linea di Sorvegliare e punire e dall’altra cominciava a venire fuori il discorso sulla produzione della soggettività. E questo mi sembra sia la chiave fondamentale per la lettura della nascita della biopolitica. In questo corso l’analista del potere si trasforma in una macchina di invenzione di sé e di trasformazione di sé e riscopre quello che mi interessa di più una controstoria del potere dal basso, una rottura cioè del concetto di potere. Che cos’è il potere per Foucault in questi corsi?
Per lui il concetto di potere è intimamente scisso. Bisogna capire se dentro questa scissione emerge una potenza. Quello che è sicuro è che nei testi compiuti di Foucault questo è dato. La costruzione del sé avviene in base ad una potenza, che è la potenza del soggetto. Badi bene, questa di cui parlo è una potenza che si dà nella relazione e non certamente nella riscoperta di elementi metafisici. Questa dinamica tra il potere e la potenza del soggetto mi ricorda da vicino il modo in cui noi operaisti consideravamo il meccanismo del potere. Foucault è arrivato ad un limite oltre il quale deve decidere da che parte stare. Cioè se dare spazio alla produzione della soggettività oppure se considera il discorso sul potere completamente chiuso malgrado ci siano già delle apertura in "Sorvegliare e punire". Questo libro è il capolavoro di un’analitica pura del potere. Nei corsi successivi e poi nella trilogia sulla sessualità mi sembra che Foucault abbia scelto la prima strada. Questo avviene già nella nascita della biopolitica? Perché?
Perché Foucault in questo corso scopre che il soggetto si cala completamente nella dimensione della biopolitica e scopre che questa dimensione è qualcosa di diverso dalla struttura del biopotere. Qui il soggetto si costituisce attraverso un’affermazione della propria individualità talmente forte da produrre non semplicemente il proprio sé ma un’accumulazione di biopotere che a questo punto non passa più attraverso lo stato ma attraverso il mercato e la relazione sociale. Il potere non è più autonomo dalla politica e dalla soggettività. Proprio il contrario di quello che in Italia si diceva in quegli stessi anni con i teorici dell’autonomia della politica. Che cosa accadeva in quel 1978 in Italia?
Siamo ad un crocicchio importantissimo perché tutti hanno ormai capito la crisi dello Stato e della sovranità. Ricordo che ci fu un numero di Aut Aut dedicato a Foucault a cui partecipai anch’io. In Italia questa idea di soggettività in quanto costruzione e trasformazione di sé viene spogliata dal pensiero debole della sua potenza costitutiva. Questo pensiero fa i salti mortali tra la teoria dell’autonomia del potere e la conflittualità sociale. Davanti al conflitto si ritrae e preferisce trovare riparo in questa idea del potere. In Francia avviene esattamente il contrario. Tra gli allievi di Foucault c’è ad esempio François Ewald che teorizza invece una soggettività forte declinata in termini liberali che teorizza l’affermazione dell’individuo mediante il mercato. In questo crocicchio mi pare di capire che lei vede anche una terza via. Di cosa si tratta?
Era quella che proponeva Foucault. Era la via etico politica della creazione o della produzione di sé. Questa produzione diventa veramente un’alternativa al potere. Il centro assolutamente fondamentale di questo discorso è l’impossibilità dell’omologazione tra il potere e la potenza.(Roberto Ciccarelli)>/strong> |
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