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Il cartografo delle ambiguità dello stato sociale

Ultima modifica: giovedì 2 marzo 2006

Parla Antonello Petrillo:"Foucault invece dimostra che non esiste una cesura netta tra il sicuritarismo e lo stato sociale o lo stato di diritto. Da questi corsi è anzi possibile articolare un ragionamento sulla matrice doppia e ambigua dello stato sociale"

“Tra le parole foucaultiane quelle di biopolitica e di liberalismo sono le più urgenti in questo momento”. Per Antonello Petrillo i due corsi foucaultiani apparsi in traduzione per Feltrinelli chiariscono definitivamente la direzione di ricerca presa dal filosofo francese a metà degli anni Settanta dopo la pubblicazione di “Sorvegliare e Punire”. “Da un lato c’è l’analitica del cartografo che si spinge nella descrizione più minuziosa dei territori di formazione delle tecnologie di controllo della popolazione – continua Petrillo – e dall’altro c’è l’analisi di un nuovo ordine discorsivo del pensiero mercantilistico, fisiocratico. Se si leggono insieme i due corsi alla fine la mappa di cui ci restituisce con nitore sorprendente i tratti fondativi è quella della vicenda liberale nella sua interezza. Ad emergere è quella linea di faglia che attraversa il territorio liberale. L’aporia fondamentale tra il principio dello stato minimo propugnato dagli economisti e la tutela dell’ordine della proprietà che deve spingere necessariamente i meccanismi dell’intervento dello stato per entrare nei territori delle povertà più estreme che costituiscono una fonte quotidiana di minaccia per lo stato stesso”. “Da questi corsi – continua Petrillo – viene fuori l’immagine di una San Francisco liberale, in attesa permanente del Big One, mentre è dilaniata dalla tensione strutturale tra l’impulso interventista in termini di controllo e la tensione allo stato minimo da parte degli economisti. Oggi questa contraddizione nel quadro dell’intervento del governo sulla popolazione diventa di sconvolgente attualità e urgenza”. E perché questo avviene? “Ma perché – risponde Petrillo – il modello liberale, proprio come socialdemocratico del governo, implodono quando si confrontano con i problemi legati ai centri di permanenza temporanei per i migranti ad esempio”. In questo caso l’ossessione per la garanzia delle libertà individuali si trasforma esattamente nel suo contrario: nel sicuritarismo di una società che distrugge le libertà per proteggere quella dei garantiti. “Questa è la dimostrazione – aggiunge Petrillo – che il sicuritarismo non segna affatto una cesura delle garanzie dello stato di diritto. Questa convinzione in realtà andrebbe rivista alla luce di questi due corsi. Il liberalismo ha molto a che vedere con la riduzione delle garanzie dei diritti che sta avvenendo sotto i nostri occhi. I Cpt si inseriscono per molti versi nei confini ideologici del liberalismo che da una parte mira al controllo della popolazione e dall’altra parte cerca di ridurre il ruolo dello stato nella società”.

Per la sociologia che ruolo hanno questi corsi su Nascita della biopolitica e Sicurezza, territorio e Popolazione?

Insieme alle "Metamorphoses du Travail" di Robert Castel e all’"Etat providence" di François Ewald questi due corsi sono le descrizioni più complete dei meccanismi di generazione dell’intervento dello stato. rispetto alla pochezza del dibattito contemporaneo in tema di sicurezza. l’insistenza dell’accento sugli elementi formali di cesura rispetto al progetto Novecentesco di partecipazione orizzontale e progressiva alla vita pubblica del corpo sociale, rispetto alla cesura rispetto ai punti cardinali delle democrazie liberali come lo stato di diritto che caratterizzano il dibattito contemporaneo, finiscono di fatto con l’ipostatizzare i legami profondi simbolici e politici che collegano il sicuritarismo contemporaneo a forme precedenti di gestione della sicurezza. Questa povertà del dibattito ne occulta la genealogia che invece mi sembra restituita a pieno da Foucault. I due corsi forniscono un quadro preciso sulle origini del dibattito attuale sul liberalismo. Per la sociologia questo discorso è sicuramente fondativo.

Perché?

Perché da un lato abbiamo questa ipostatizzazione delle matrici del sicuritarismo e la lettura di quello che accade nelle società impaurite dell’occidente come un fenomeno di degenerazione dello stato di diritto. Dall’altro c’è chi parla di degenerazione dello stato sociale. Foucault invece dimostra che non esiste una cesura netta tra il sicuritarismo e lo stato sociale o lo stato di diritto. Da questi corsi è anzi possibile articolare un ragionamento sulla matrice doppia e ambigua dello stato sociale. C’è poi una seconda ragione per cui considero importanti questi corsi. Lo sono in termini riflessivi perché la storia delle scienze sociali in fondo è nata dentro il liberalismo, dentro la crisi ottocentesca dovuta all’industrializzazione, dalla necessità di controllare le masse. Le scienze sociali sono il canto che contrassegna l’intera vicenda dello stato sociale liberale. Un canto che, per ripetere le parole di Foucault, è un canto rauco ma che rimane sempre in primo piano.

In questa sua ricostruzione mi pare evidente che la matrice doppia e ambigua dello stato sociale si fondi sulla continuità paradossale tra il modello sicuritario di governo della popolazione e l’attenzione del liberalismo ai diritti. In questo scenario il ruolo nello stato non è destinato a scomparire ma invece a gestire i meccanismi della gestione dell’esclusione sociale. E’ una lettura corretta?

Quella di Foucault mi sembra una lettura corretta, ma non è una lettura profetica. Le trasformazioni del neoliberismo di cui Foucault è consapevole non necessariamente ne decreta l’immanenza metastorica. Questa lettura va riferita ad alcuni meccanismi di fondo più che al liberalismo come sistema. Dire che siamo dentro o fuori dal liberismo è come dire che siamo dentro o fuori della modernità. Leggendo Foucault quello che è certo è che non c’è una discontinuità netta rispetto a ciò che viene elaborato tra il Settecento e l’Ottocento. L’emergere del tema della sicurezza nella tutela dei possessori dei beni non è un tema nuovo e non è inconciliabile con il liberalismo. Ma questa continuità è completamente assente oggi dal dibattito. Una riflessione su questo credo che sia estremamente urgente. (Roberto Ciccarelli)