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Unione Europea: si pensa al rilancioUltima modifica: domenica 26 marzo 2006 Giuseppe Bronzini
E' una delle parti più convincenti del Programma: rilancio della Costituzione europea, protocollo sulle politiche sociali continentali. Positiva anche la scelta di Rifondazione comunista di rilanciare il processo di costituzionalizzazione a differenza di alcune componenti del movimento no-global che lo considerano archiviato Una premessaHa scritto Alberto Alesina sul Sole 24 ore (1) che 284 pagine di programma ( a spazio uno) sono “ inutili e fuorvianti”; le “ buone idee .. si perdono in un mare di parole e il Programma non dà alcuna idea delle priorità, né spiega come tutte le proposte di spesa pubblica siano compatibili con la critica situazione di bilancio”. E’ difficile non consentire con quanto ha scritto il noto economista: il carattere dispersivo del testo deriva in primo luogo dal suo carattere “ ibrido”, non contiene solo proposte ma anche formulazioni ideali e veementi requisitorie contro il Polo ed il passato governo che ne offuscano l’intenzione che doveva essere -invece- l’indicazione il più possibile precisa dell’elenco di misure che un ipotetico dicastero di centro-sinistra intende adottare nella prossima legislatura. Ma non è solo questo il limite del documento licenziato dal fronte schierato con Prodi, c’è una evidente tolleranza nei confronti della “ chiacchiera” e della divagazione che poteva essere più efficacemente repressa. Ancora Alesina stigmatizza i ricorrenti e sempre generici riferimenti alla Strategia di Lisbona come esempio di “ vacua ampollosità pianificatoria”, ma si potrebbero aggiungere altri significativi passaggi. Ben due pagine sono dedicate alle misure per la montagna ed al connesso concetto di “montanità”, questione che non mi pare sia propriamente centrale nell’attuale confronto elettorale. Ma era proprio così necessario aggiungere la seguente considerazione: “questi criteri saranno definiti dalla normativa nazionale, in quanto unificanti e di principio. Potranno essere meglio dettagliati dalle regioni secondo le loro specificità territoriali. Tutto ciò perché la montagna delle Alpi è diversa da quella degli Appennini e delle Isole e le risorse sono scarse con la necessità di focalizzare gli interventi selezionandone i beneficiari”. Come è potuto accadere che il così affollato Ufficio del programma non abbia fulminato quel “ focalizzare” o abbia evitato le amene digressioni su Alpi e Appennini? Ma non tutte le sezioni del programma sono similmente divaganti: in questa nota esaminerò lla parte dedicata all’Europa, certamente di costruzione più solida e di fattura più elegante. Vocazione europeista e nuova politicaLa parte migliore dell’intero programma è quella- a mio parere- riservata alla costruzione europea e al rilancio del processo di costituzionalizzazione. In poche, dense, paginette, questa volta è possibile trovare l’essenziale secondo linee direttrici che- se prese sul serio- dovrebbero guidare con precisione la linea di condotta di un futuro governo di centro-sinistra nello scenario politico- istituzionale del vecchio continente . Si riafferma con nettezza la vocazione “ europeista” del nostro paese offuscata dall’ostilità del Polo all’intensificazione dei legami comunitari, la necessità di “ più Europa” come precondizione non solo per difendere il modus vivendi delle popolazioni del vecchio continente, ma anche per una politica “ più attenta ai diritti di tutta l’umanità”. Il documento riconosce che il processo di integrazione vive un momento di profonda crisi e che l’U.E. non è ancora riuscita a garantire al suo interno standard sociali omogenei e a promuovere l’insieme dei diritti sociali e la lotta all’esclusione, per impedire una concorrenza tra i paesi al ribasso e per realizzare i principi di coesione e solidarietà. Ma dalla crisi – aggiunge il testo- non si può in alcun modo uscire volgendosi al passato : “nessun popolo europeo può affidare il proprio futuro affidandosi alle sole politiche nazionali”; si tratta, insomma, di “rilanciare il processo costituzionale” su di un duplice livello: sul piano delle politiche attraverso la definizione di “nuovo obiettivi per la politica sociale” e sul piano istituzionale “ riprendendo lo slancio costituzionale”. Sarebbero mere dichiarazioni di buoni intenti se poi non si aggiungessero tre impegni precisi: l’Italia dovrebbe presentare nel Giugno del 2006 (alla fine del cosiddetto periodo di riflessione) proposte concrete che si oppongano al mantenimento dello status quo (Trattato di Nizza); nel 2007-2009 l’Italia dovrà battersi per l’approvazione di una Costituzione per l’U.E., prima del voto per l’elezione del Parlamento europeo il progetto di nuova costituzione dovrà essere sottoposto a referendum “su scala europea”. Sono linee molto simili a quelle a suo tempo caldeggiate dai due relatori del Parlamento europeo- l’inglese Duff e l’austriaco Voggenhuber- che però non hanno trovato l’appoggio dei maggiori partiti politici e europei e dell’Assemblea di Strasburgo nel dibattito dello scorso gennaio. Dopo questo deludente voto (2) si va diffondendo la convinzione che la situazione possa essere sbloccata solo grazie all’iniziativa politica di più paesi guidati dalla Germania, il cui Cancelliere ha, di recente, aperto ad un rilancio del processo costituente sulla base di proposte innovative, con l’idea dell’approvazione di un “protocollo sulle politiche sociali”, capace di superare i diffusi timori di uno sfarinamento delle protezioni garantistiche del welfare state – ancora ancorate a livello nazionale-indotto per via comunitaria attraverso il consolidamento del mercato comune (3). Se l’Italia sarà governata dallo schieramento alternativo al Polo e se vi sarà coerenza con quanto scritto nel Programma dell’Ulivo, il nostro paese dovrebbe porsi alla guida con la Germania, la Spagna, il Belgio di un rilancio delle dinamiche di costituzionalizzazione, favorendo un miglioramento del Testo (4) approvato a Roma che consenta questa volta di affrontare con maggiore credibilità il vaglio di una, necessaria e rischiosa, nuova consultazione referendaria sia in Olanda che in Francia. Il documento peraltro aggiunge anche due linee più specifiche di politica europea: si propone il varo di una cittadinanza europea “di residenza”, assumendo la prospettiva a suo tempo avviata da un Comitato molto ampio di associazioni e di ONG con una raccolta di firme purtroppo non premiata da grande successo, e la promozione di ulteriori iniziative sul tema immigrazione “sulla base dei valori espressi nella Carta dei diritti fondamentali”. Infine si accetta l’idea (contenuta nel Trattato che istituisce la prima Costituzione dell’Unione europea bocciato nei referendum in Francia e Olanda) della creazione di un Ministro degli Affari esteri comune e della connessa unificazione delle rappresentanze dell’Unione nelle varie sedi internazionali (ivi compreso l’ONU), in vista della creazione di una comune politica estera(5). Ora queste indicazioni sembrano ancor più significative se si ricorda che il documento è stato sottoscritto anche da Rifondazione comunista : questa esplicita adesione del partito guidato da Fausto Bertinotti al rilancio del processo di costituzionalizzazione lo distingue, ora, da altre componenti del cosidetto movimento no-global che, soprattutto dopo i risultati referendari della primavera scorsa, hanno decretato – con una singolare convergenza con Blair e con i media inglesi- l’archiviazione definitiva dell’idea stessa di un "higher la per l’intero continente, spesso riesumando la stantia obiezione secondo la quale non esiste un demos europeo cui imputare la creazione di una autentica Europa politica. Il documento degli Attac europei (6) ha, ad esempio, rilanciato la mobilitazione per “nuove “ politiche dell’Unione, ma la dimensione costituzionale non rientra nello scenario voluto dal gruppo fondato da Bernard Cassen . Note(1) A. Alesina “Bastava scrivere tre cose semplici” in Il sole 24 ore 16.2.2006 (2) Per il commento sul voto del Parlamento europeo rimando al mio contributo Il voto di un parlamento conformista e a quello di Giuseppe Allegri La stasi europea e la resistibile risoluzione del parlamento europeo presenti su questo sito. (3) Sui timori europei cfr. G. Amato “L’errore Bolkestein. Armonizzare stanca” in Il sole 24 ore 19.2.2006. (4) Cfr. U. Allegretti Proposta per l'Europa contenuto in Democrazia e diritto n. 3\2005. (5) Nel silenzio del testo sembra di capire che le linee istituzionali per la strutturazione di una politica estera comune siano quelle già tratteggiate nel secondo Trattato di Roma. (6) Leggibile nel sito www.attac.fr (22/02/2006) |
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