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L’oro nero delle tangentiUltima modifica: venerdì 6 gennaio 2006 Come il petrolio di Saddam Hussein ha finanziato la più grande operazione di corruzione della storia dell’Onu La Francia e la Russia sono all’indice del rapporto del capo degli ispettori Onu Charles Duelfer, pubblicato lo scorso 6 ottobre a Washington, che denuncia il vasto di sistema di corruzione messo in campo dal regime di Saddam Hussein. Secondo il rapporto, i servizi di intelligence di Saddam Hussein hanno cercato di corrompere le personalità di numerosi paesi con i proventi della vendita del petrolio. Francia e Russia sono i paesi che, contando su un seggio permanente al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, hanno suscitato i maggiori interessi da parte degli iracheni. Il rapporto ha ripreso le accuse apparse nel gennaio 2005 sul quotidiano di Bagdad Al-Mada che ha pubblicato una lista di 270 personalità di una quarantina di paesi alle quali sarebbero state destinate le risorse provenienti dalla vendita di milioni di barili di petrolio. Il rapporto americano riprende ugualmente i nomi delle personalità citate all’epoca, come l’ex ministro francese dell’Interno Charles Pasqua o Patrick Maugein, dirigente dell’azienda petrolifera Soco International molto vicino al presidente Jacques Chirac. Per quanto riguarda gli esponenti italiani coinvolti nella vicenda tra i nomi figurano quelli dell'Agip Petroli, della Api Oil, di Roberto Formigoni (che potrebbe essere il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, associato negli elenchi alla società Cogep; ma all'epoca delle prime indiscrezioni su questa vicenda il portavoce del governatore lombardo le aveva definite «spazzatura»), di Salvatore Nicotri (che viene messo in relazione alla società Ips), di padre Benjamin (associato a una società svizzera). Ai vari nomi sono associate presunte somme concordate o ricevute. Una versione ridotta delle liste era emersa mesi fa su un giornale di Bagdad e non ne era stata confermata l'autenticità. La Cia ha spiegato di avere ottenuto le liste il 16 giugno 2004 da un ex funzionario del regime iracheno, secondo il quale a custodirle erano il vicepresidente Taha Yasin Ramadan Al-Jizrawi e il ministro per il petrolio Amir Rashid Muhammad al-Ubaydi. Al centro del caso c’è una società off-shore che avrebbe ricevuto bonifici riservati, compresi tra 700 e 800 mila dollari, dalla Cogep, la ditta che ha ottenuto petrolio dal regime di Saddam Hussein, dal ’98 al 2003, grazie a una presunta raccomandazione di Roberto Formigoni. La società si chiama Candonly Limited ed è intestata a fiduciari britannici: «teste di legno». La Procura ora vuole capire a chi appartenga e se possa aver funzionato come «cassaforti di tangenti». L’inchiesta dei pm milanesi su Roberto Formigoni si fonda sui documenti trasmessi dalla commissione Volcker, che indaga a livello internazionale su presunti favoritismi nelle assegnazioni di greggio iracheno autorizzate ai tempi di Saddam per sfamare la popolazione (programma Oil for food: petrolio in cambio di cibo). Il nome di Formigoni, nel documento-chiave del ministero di Bagdad, era associato a 24,5 milioni di barili. Il governatore lombardo smentisce: «Non ho mai preso un centesimo di dinaro né una goccia di petrolio». La commissione Onu, come ha rilevato Il Sole 24 Ore , ha scoperto che il primo contratto tra la Somo, la società petrolifera irachena, e l’azienda italiana Cogep fu stipulato a Bagdad il 18 gennaio ’98. Per la Somo ha firmato il direttore Saddam Hassan, cugino del dittatore iracheno; per la Cogep Marco Mazarino De Petro, «consulente» dell’azienda milanese e collaboratore di Formigoni. Il secondo contratto Somo-Cogep, spedito in Italia 5 mesi dopo, è stato preceduto da un fax inviato l’8 giugno ’98 da Formigoni al ministro degli Esteri iracheno Tareq Aziz (oggi prigioniero degli americani): «Eccellenza, mi lasci ricordarle i nomi delle società petrolifere italiane che le ho segnalato: Cogep e Nrg Oils». |
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