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Prigioni Cia: l'Ue sapevaUltima modifica: giovedì 20 aprile 2006 E' la conclusione dell'indagine del senatore svizzero Dick Marty sul sistema di detenzione globale denunciato da Human Rights Watch Il senatore svizzero Dick Marty, incaricato di indagare dal Consiglio d'Europa sulla vicenda dei voli Cia e delle torture di prigionieri americani in prigioni di paesi terzi, ha dichiarato che le prove finora raccolte indicano l'esistenza di un sistema di "trasporto" e di "outsourcing" o delocalizzazione della tortura da parte degli Stati Uniti nel quadro della lotta al terrorismo. Marty ha aggiunto che è estremamente improbabile che i governi dei paesi Ue (in diversi dei quali gli aerei della Cia con i prigionieri avrebbero fatto tappa) fossero all'oscuro delle pratiche dell'alleato. Quanto alle prove formali dell'esistenza di centri di detenzione clandestina della Cia in Romania e Polonia, come denunciato in un recente rapporto di Human Rights Watch, Marty ha ammesso che per il momento non esistono. Negli atti dell'inchiesta giudiziaria italiana sul rapimento di Abu Omar, in particolare, "ci sono prove irrefutabili" dell'azione compiuta da 25 agenti dei servizi segreti americani in Italia, e di fronte a questo fatto o il governo di Roma era stato informato dalle autorità Usa, oppure si è verificata una violazione della sovranità nazionale italiana, secondo Marty. Il vicepresidente Ue con delega alla Libertà Giustizia e Sicurezza, Franco Frattini, ha dichiarato che la Commissione europea non assumerà "alcuna conclusione né giudizio" sulla relazione presentata oggi al Consiglio d'Europa sui presunti voli e prigioni Cia in Europa "fino a quando non avremmo esaminato attentamente la relazione". Frattini ha definito il rapporto stilato dal senatore ticinese Dick Marty "molto ricco e contenente molte informazioni rilevanti e fino a un certo punto nuove" ed ha lanciato un appello ai governi dell'Ue perché cooperino con le indagini del Consiglio d'Europa "nel modo più completo possibile". Il segretario americano per la sicurezza interna Michael Chertoff ha ribadito che gli Stati Uniti operano nel rispetto delle leggi. "Le autorità (europee) - ha aggiunto - sono libere di indagare ma non dovrebbero perdere di vista l'obiettivo fondamentale che è la lotta al terrorismo". Contro Washington testimonia Craig Murray, ex ambasciatore britannico in Uzbekistan, che si è dimesso in polemica con il suo governo proprio sul tema dei diritti umani. "Gli Stati Uniti hanno detto che non spediscono nessuno in luoghi dove esiste il rischio di torture. Ma questo non è vero. Un rapporto speciale dell'Onu del 2002 diceva che la tortura in Uzbekistan è sistematica e diffusa". Eppure, secondo Murray, in quel paese - di proposito - sarebbero stati portati prigionieri afghani. I lavori della commissione d'indagine del Parlamento europeo riprenderanno giovedì 2 febbraio. Per saperne di piùLeggi Il rapporto Marty (in inglese) L'articoloUS outsourced torture - probe |
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