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La direttiva contestata

Ultima modifica: giovedì 20 aprile 2006

Dopo due anni di polemiche feroci, la direttiva Bolkestein è stata approvata dal Parlamento europeo il 17 febbraio scorso. Ecco le reazioni

Ci sono voluti due anni di polemiche, manifestazioni, spaccature, ma alla fine la direttiva Bolkestein è stata approvata il 17 febbraio 2006 dal Parlamento europeo con 391 voti contro 213 e 34 astensioni. Ma è stata letteralmente stravolta al punto che qualcuno sostiene che non dovrebbe essere più chiamata con il nome dell’ex commissario olandese al mercato interno.

Evelyne Gebhardt, la socialdemocratica tedesca, protagonista dell’accordo tra i socialisti europei e i popolari, ha sostenuto che l’approvazione della direttiva è “un grande successo” perché “ha modificato il testo neoliberale presentato dalla Commissione”. I capi delle delegazioni polacche, ceche, slovacche, ungheresi, estoni, lituane e lettoni del Partito Popolare si sono detti “delusi” per “l’indebolimento della direttiva”. Hanno protestato contro la soppressione degli articoli che limitavano la capacità delle ispezioni per controllare i lavoratori in missione all’estero.

Leggi la ricostruzione della votazione:

http://euobserver.com/19/20925

Per l’associazione Attac, protagonista della campagna contro la direttiva negli ultimi due anni, l’esito della votazione del Parlamento conferma “la distanza fra l’Europa delle elites politico-economiche e l’ Europa dei popoli”. “Non c’è più il principio del paese d’origine, ma la libera prestazione dei servizi fra i paesi dell’Unione potrà essere esercitata senza nessun vincolo; vengono infatti mutuate "sic et simpliciter" le normative Gats dell’Organizzazione Mondiale del Commercio e nella stesura definitiva sono stati eliminati perfino i deboli richiami alla difesa dei consumatori”.

Leggi il comunicato di Attac:

http://italia.attac.org/spip/article.php3?id_article=780

La modifica più importante della Bolkestein licenziata dal Parlamento europeo riguarda la soppressione del principio del paese d’origine. Ciò significa che l’idraulico polacco non potrà fare concorrenza ai suoi colleghi europei accettando di essere pagato 2 euro all’ora invece di 10. Sono stati esclusi i servizi come luce, gas e acqua; le poste e le banche; i notai e gli infermieri; i trasporti. I servizi liberalizzati sono quelli attinenti alle imprese edili; ai professionisti, ai servizi di pulizia e le consulenze.