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30 maggio, il giorno dopo il No francese…

Ultima modifica: lunedì 30 maggio 2005

La Francia non ha ratificato la Costituzione europea.L’Europa si ferma o va avanti? E’ probabile che dopo il 2006 si tornerà alle urne. Ma è ancora valido l’invito: approviamola e poi la riscriveremo subito dopo

A volte ritornano. Come Gerard Schroeder a fianco di Jacques Chirac a Nancy (Meurthe-et-Moselle). Per scongiurare lo spettro di un 30 maggio annientato dal no francese al referendum sul Trattato costituzionale europeo. Accanto a loro c’era anche il presidente polacco Aleksander Kwasniewski convocato per un molto opportuno vertice che a molti ha richiamato la metafora del “triangolo di Weimar”.

Parola d’ordine: sconfiggere la sindrone da “sconfittismo” che sta prendendo il governo francese dopo gli ultimi sondaggi che danno vincente il No al 53 per cento. Ma è lo stesso Chirac a richiamare lo scenario della catastrofe per ammonire i francesi ad evitare di scendere sino in fondo nel baratro. Solo l’ipotesi di una sconfitta del Sì è per il presidente francese un “accidente politico”. Ma ciò non gli ha impedito di drammatizzare lo scontro e scartare per principio l’ipotesi di un “piano B” nel caso di una sconfitta. “Si può dire no, si può dire Sì, si può essere per o contro l’Europa, ma voglio dirvi – ha detto rivolto ai suoi concittadini – che non negozieremo. Dobbiamo essere chiaro sul punto”.

Negoziare è impossibile perché “la maggioranza dei capi di stato europei hanno detto che non è possibile rinegoziare la costituzione né giuridicamente né politicamente”.

Nessuna via d’uscita perché è “impensabile” che la Francia dica No dopo aver “fatto” la costituzione. Ma se davvero non fosse così? Chirac lo esclude, la costituzione è un valore in sé: “non è né di destra né di sinistra”. I suoi oppositori possono stare tranquilli perché, ribadisce Chirac anche se pochi ormai ci credono, il referendum del 29 maggio prossimo non è un referendum sulle politiche del governo.

Ma immaginiamo pure un 30 maggio di lutto sull’Unione Europea. Dopo il No francese il buio? Il Consiglio europeo dei capi di Stato e di governo non potrà riunirsi immediatamente. E’ obbligatorio attendere il risultato del referendum olandese del giorno dopo. Un referendum, anche se consultivo e non vincolante per il governo, che rischia di scivolare lungo la stessa china catastrofica. Tanto che qualcuno a Bruxelles ironizza, ma con amarezza: “Questo è il piano B: ci riuniamo per ammettere che non possiamo fare niente”.

Ma come è nata l’idea del “Piano B” che tanti oggi in Europa maledicono, anche perché sembra portare male? Alcuni sostengono che sia stato Jacques Delors ad invocare lo spettro. E oggi l’inferno chiama. Nessun piano di soccorso è stato preparato, nessuna negoziazione sembra oggi possibile. Rinegoziare la costituzione perché Fabius, Le Pen e la Lega comunista rivoluzionaria non vogliono la costituzione? A Bruxelles scuotono le spalle e scacciano questi pensieri.

Qualcuno più realista sostiene che sarà necessario attendere il prossimo 1 novembre 2006 per fare il punto. La dichiarazione numero 30 annessa al Trattato prevede in quella data che, nel caso più di cinque paesi non l’avranno ratificata, la Costituzione potrà essere seppellita. Nel caso in cui la Francia sarà l’unico membro ad avere mancato l’appuntamento il governo potrà convocare una nuova consultazione degli elettori. Una scelta ancora una volta rischiosa. L’idea che ci possa essere un’Europa senza la Francia viene comunque esclusa.

In questi momenti la Francia di cui parlano Chirac e Schroeder è in piana crisi di identità. I suoi “valori eccezionali” trasportati nel corpo della Costituzione non sembrano essere riconosciuti dai francesi. La loro “reposnsabilità”, a dispetto della fiducia di Chirac, non sembra essere tra i valori più in alto nella classifica delle moralità pubbliche d’Oltralpe.

Eppure. Eppure la Francia al di là dei suoi nazionalismi reali o invocati strumentalmente dai suoi governanti pone un gigantesco interrogativo: quel testo costituzionale deve essere riscritto, e magari, per la prima volta, spiegato nei suoi punti oscuri. Molti sperano che ciò avvenga subito dopo la ratifica del Trattato il 29 maggio.

Di cosa parliamo

Un referendum senza piano B
L'Europa sull'orlo di una crisi di legittimità. Così si presenta fuori dei confini francesi, il referendum del prossimo 29 maggio. Quali saranno le conseguenze di un no? Molte le ipotesi. Con una certezza: non esiste un piano B