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Con Jospin speranze di recupero del sì

Ultima modifica: lunedì 30 maggio 2005

Pur riconoscendo i limiti della sua azione di governo, da cui potrebbero discendere anche le attuali intenzioni di voto dei francesi che si esprimono su una politica decennale e non solo contro l’attuale governo, l'ex primo ministro francese Lionel Jospin mantiene una posizione critica rispetto al processo di allargamento e di costituzionalizzazione dell’Unione Europea. In diretta su France 2

Venti minuti per spostare il rapporto di forza tra il « no » e il « sì » a sinistra, al momento favorevole al primo nei sondaggi. Questo lo scopo dell’intervento di Lionel Jospin su France 2 giovedì 28 aprile nella trasmissione “Question ouverte”. Dopo Jacques Chirac, è toccato a Jospin rivolgere un appello televisivo a quella parte della sinistra orientata a rifiutare il Trattato costituzionale europeo al referendum del prossimo 29 maggio. Per Jospin è un ritorno in pubblico dal 21 aprile 2002 quando fu eliminato al primo turno delle elezioni presidenziali.

Jospin ha messo in guardia i telespettatori dal confondere la politica interna e il voto del 29 maggio. Votare contro il Trattato, infatti, “significa punire la Francia e insieme l’Europa e non il potere in carica – ha detto – I francesi sono in collera, sono scontenti e hanno ragione per esserlo”. Riferendosi al voto delle amministrative del 2004, l’ex premier socialista ha sostenuto che la maggioranza di destra non “ha tenuto conto della protesta espressa chiaramente nel 2004”.

“Se abbiamo un problema politico in Francia, regoliamolo in Francia e non prendiamo l’Europa a testimone o in ostaggio di questa discussione” – ha spiegato Jospin. “Capisco le proteste” dei francesi contro la politica del governo, alludendo all’aumento della disoccupazione e delle “imposte ingiuste”. “Ma allo stesso tempo dico – ha proseguito – non è questo il momento per affrontare la questione”. Votare no non significa affatto sposare le ragioni dell’Europa: “Chi vuole l’Europa, dica sì all’Europa” ha rilanciato.

Per quanto riguarda l’accusa rivolta dalla “sinistra radicale” al Trattato costituzionale, e ai socialisti, di essere “liberale”, Jospin ha risposto che la Costituzione non può essere considerata come una “gogna” liberale. Certo, ha ammesso, la Costituzione “ha delle imperfezioni”, e “avrei desiderato un trattato che andasse più lontano sul piano sociale”, ma se vincesse il “no”, “l’Europa andrebbe in panne psicologicamente e politicamente”. Interrogato sulla possibile confusione tra il “sì” di destra e quello di sinistra, l’ex primo ministro francese ha risposto che l’Europa non può essere rimessa in causa ad ogni alternanza politica al governo.

Il rientro in scena di Jospin ha un duplice significato. Per quanto riguarda il conflitto interno che dilania i socialisti, il suo intervento è apparso un duro richiamo contro i sostenitori del “no”, quelli di Laurent Fabius. Più in generale, Jospin ha respinto l’accusa che lo schiera tra i sostenitori del “neoliberismo” a livello continentale. In effetti, Jospin ha ricoperto la carica di capo di governo durante gli anni in cui la Francia ha elaborato, in accordo con i suoi principali alleati europei, una serie di accordi sul mercato del lavoro, le pensioni , le privatizzazioni.

A Barcellona, il 16 marzo 2002, ad esempio, Jospin pur rivendicando la necessità di “difendere i servizi pubblici” cedette all’apertura del mercato dell’energia alla concorrenza. Questa decisione accontentò l’Edf, il monopolista francese del settore elettrico, che da allora ha proseguito la propria espansione continentale.

Nel dicembre 2002 a Nizza, invece, durante il più lungo vertice europeo della presidenza francese, Jospin non riuscì in nessun modo a convincere Tony Blair a fare delle concessioni in materia fiscale e sociale con il risultato che la Gran Bretagna mantenne la sua separatezza dal processo di allargamento ai 10 nuovi paesi, rinviando così anche la discussione sul finanziamento della nuova Unione.

Nel novembre dello stesso anno a Lisbona, Jospin partecipò ad un vertice che avrebbe dovuto adottare misure decisive per rilanciare la crescita e l’occupazione. Ma il risultato fu deludente: la Francia ottenne che i settori dell’energia e dei trasporti venissero tutelati, Jospin accettò che l’adattamento del settore pubblico ad una modernizzazione che sapeva di “liberalismo” “era ancora da fare”.

Pur riconoscendo i limiti della sua azione di governo, da cui potrebbero discendere anche le attuali intenzioni di voto dei francesi che si esprimono su una politica decennale e non solo contro l’attuale governo, Jospin tiene a mantenere una posizione critica rispetto al processo di allargamento e di costituzionalizzazione dell’Unione Europea: “Ho sempre escluso una strategia di rottura che mi è stata talvolta suggerita” ha scritto sulla rubrica “Pour moi, c’est oui” che tiene sul “Nouvel Oservateur nel novembre 2004. Si è sempre detto preoccupato di spostare l’attenzione dell’Europa verso il lavoro, la politica sociale, il coordinamento delle politiche economiche, la regolarizzazione della globalizzazione.

Un sondaggio ha rivelato che il 41 per cento dei francesi non desidera il ritorno di Jospin in politica. Solo il 38 per cento si è espresso a suo favore.

La cronaca sul web

Per Lionel Jospin esiste "una compatibilità tra il sì di sinistra e quello di destra". La cronaca del suo intervento al telegiornale delle 20 su France 2 del 28 aprile

http://info.france2.fr/france/10228730-fr.php