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Attac placca i socialisti e dice "no" al referendum

Ultima modifica: lunedì 30 maggio 2005

Una vittoria del “no” al referendum del prossimo 29 maggio non implicherà per Attac la fine del processo di costituzione dell’Unione Europea, ma il rispetto di alcune norme democratiche fondamentali: una più larga consultazione popolare negli Stati membri, allargata anche alle organizzazioni sociali attraverso i referendum che devono essere preferiti alla via parlamentare.

Tra i principali sostenitori del no al referendum francese sul trattato costituzionale, Attac è senz’altro quello che conduce, da sinistra, una campagna a tutto campo contro l’ “Europa neoliberale” e l’intero complesso delle sue politiche. L’11 dicembre 2004, il consiglio di amministrazione di questa associazione che gode in Francia di un grande seguito ha presentato ai suoi aderenti un referendum composto da due quesiti per arrivare alla definizione di una posizione comune. La partecipazione alla consultazione è stata sorprendente: 12609 persone, su 29500 iscritti all’associazione, hanno compilato il bollettino telematico. Il primo quesito del referendum: “Siete a favore o contrari alla ratifica del trattato?” ha registrato un netto risultato: l’84 per cento si è detto contrario.

L’adesione di tutti i governi dell’Europa a 25 ai principi del Trattato e la partecipazione dei governi spagnolo e portoghese alla campagna per il “sì” promossa personalmente dal presidente della Repubblica Jacques Chirac, segna per Attac l’imposizione delle “politica liberali” contenute nella terza parte del trattato: primato della concorrenza, privatizzazione delle imprese e dei servizi pubblici, dumping sociale e fiscale, delocalizzazioni.

La posizione dei socialisti e dei Verdi a favore del “sì” per Attac ignora che il Trattato opera una sorta di “costituzionalizzazione” del neoliberismo. Non si spiega dunque la loro volontà di sposare il Trattato in nome dell’ “Europa sociale” se non come l’appoggio alle politiche della destra continentale composta dai liberali,. dai democristiani, insomma da una “union sacré” che oggi appoggia la campagna di Chirac.

La polemica è dunque al calor bianco, soprattutto a sinistra. Una vittoria del “no” al referendum del prossimo 29 maggio non implicherà per Attac la fine del processo di costituzione dell’Unione Europea, ma il rispetto di alcune norme democratiche fondamentali: una più larga consultazione popolare negli Stati membri, allargata anche alle organizzazioni sociali attraverso i referendum che devono essere preferiti alla via parlamentare.

La cronaca sul web

Il manifesto di Attac per la vittoria del "no" al referendum del 29 maggio

http://www.france.attac.org/r613


Scambi polemici tra Attac e Francois Hollande, segretario del partito socialista francese, e Nicolas Sarkozy, segretario dell'Ump

http://www.liberation.fr/page.php?Article=286578