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La blogosfera presa d'assalto dal referendumUltima modifica: lunedì 30 maggio 2005 Il referendum sulla costituzione europea scuote la rete francese: ciò che stupisce, per qualità e approfondimento, sono i cosiddetti weblogs, i diari personali pubblicati in rete dagli internauti, utili perché si concentrano sul dibattito pubblicato sui media fornendo nuovi spunti e polemiche non di lana caprina. Ogni schieramento ha eletto il proprio campione autore del migliore blog Il risultato del referendum francese del 29 maggio si sta giocando anche sulla rete. Senza perdere tempo i siti per il “sì” e per il “no” diffondono giornalmente migliaia di mail per conquistare nuovi consensi. Tutti gli strumenti forniti da Internet sono ormai utilizzati per convincere i navigatori a votare. le pagine web sono diventate delle tribune d’opinione a cui i media attingono per pubblicare le opinioni dei protagonisti non appena pubblicati in linea. Quando ad esempio Jacques Chirac ha detto che la Francia esprimendosi negativamente nel referendum diventerebbe la “pecora nera” dell’Europa, il “Rassemblement pour la France” di Charles Pasqua ha aperto il sito “La pecora nera”, mentre il premier Jean-Pierre Raffarin rispondeva in diretta dal sito e1789.com. “La pecora nera” (www.moutonnoir.info) è un sito senza peli sulla lingua. Euroscettico, favorevole all’uscita della Francia dal Trattato di Maastricht, pronto a rallegrarsi dell’idea di Chirac che il Trattato costituzionale risponde al “modello sociale francese”, anche se non rinuncia a denunciare la “logica liberale” dell’Unione Europea. Invita ad unirsi al “forum” con il motto: “Pecore nere, pecore libere!”. Divertente l’idea di dividere le sezioni del sito in “mangiatoia” (i materiali della campagna per il “no” tratti dai manifesti di film hollywoodiani famosi), in “ovile” (il forum), “granaio” (rubrica dei libri contro l’UE). E1789.com è un sito più professionale. Si richiama ad un’ideale di “cittadinanza repubblicana” fuori dai partiti e presenta un dossier interessante sulle opinioni di tutti i soggetti della politica francese sul referendum del 29 maggio (http://www.e1789.com/main.php4?page=dossier). Ma il sito tradisce le sue simpatie per il “sì” invitando ad un forum il primo ministro Raffarin e indicando un sito di militanti dell’Ump, in realtà molto bello e documentato (http://clubdi.typepad.com/oui/). I forum di discussione ospitati nei siti dei quotidiani, strabordano di contributi, di blog, di messaggi di lettori conquistati da un dibattito intensissimo, mai come oggi attraversato da opzioni politiche solide e da un confronto molto serio su questioni politiche di primo piano. Impressionante quello di “Le Monde”, (http://forums.lemonde.fr/perl/postlist.pl?Cat=&Board=democratie) quasi 90 mila messaggi e oltre 5000 dibattiti tra i naviganti. La sezione del centro Essonne dell’associazione “Attac”, ad esempio, propone sul suo sito web un quiz di venti domande che permette di provare la conoscenza del testo del Trattato costituzionale da parte degli utenti (www.local.attac.org/attac91/quizz/). Ogni risposta, corretta o errata, genera un commento spiritoso che rimanda ad altri link per approfondire gli argomenti. Le curiosità? nel Trattato costituzionale europeo la parola “fraternità” non appare mai, mentre la parola “banche” 186 e “concorrenza” 33. Attenzione, non provate a dare una doppia risposta ad una domanda. L’occhiuto gestore del sito se ne accorge e potrebbe rimproverarvi affettuosamente. Ciò che stupisce, per qualità e approfondimento, sono i cosiddetti weblogs, i diari personali pubblicati in rete dagli internauti, utili perché si concentrano sul dibattito pubblicato sui media fornendo nuovi spunti e polemiche non di lana caprina. Ogni schieramento ha eletto il proprio campione autore del migliore blog. Per il “no” c’è Etienne Chouard, 48 anni, docente d’informatica e di diritto in un liceo di Marsiglia: (http://etienne.chouard.free.fr/Europe/). Chouard ha pubblicato il 25 marzo scorso le sue “Riflessioni” a proposito della costruzione europea. Un “saggio sintetico dell’essenziale” diventato nel giro di pochi giorni il sito di riferimento degli internauti tentati dal “no” il prossimo 29 maggio. Per questo docente. “i dibattiti sulla costituzione non devono restare dei dibattiti tra gli specialisti”. Da sempre favorevole al Trattato, Chouard ha iniziato a studiare il Trattato “sei mesi fa” trovando numerose ragioni per opporsi ad un testo “estremamente pericoloso”. Travolto dal suo successo, Chouard riceve “da 300 a 400 mail al giorno”. L’entusiasmo dei suoi interlocutori lascia spesso lo spazio alle critiche più virulente, talvolta anche violente. “Visto la piega che sta prendendo, mi viene voglia di lasciare tutto” confessa. Sul fronte opposto c’è Nicolas Vanbremeersch, che ama usare il “nick-name” “Versac”, 30 anni, dipendente di un’impresa pubblica e difensore del “sì”. Versac è uno dei nove autori che collaborano a Publius.fr. (http://publiusleuropeen.typepad.com). Il titolo del suo blog richiama lo pseudonimo usato da Alexander Hamilton, James Madison et John Jay, per firmare i “Federalist Papers”, una serie di articoli pubblicati sulla stampa americana nel 1787 per promuovere la nuova Costituzione. Gli animatori di Publius analizzano il trattato, rispondono ai partigiani del “no” e dibattono sugli avanzamenti contenuti nella Costituzione. Non senza pochi successi: 3 mila visitatori al giorno, da 80 mila a 100 mila attesi alla fine del mese. “Persone che avrei potuto incontrare solo su Internet” dice entusiasta Versac che ricorda che il suo blog è un’idea di “semplici cittadini che hanno trovato un modo per scambiare opinioni” sull’Europa. |
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