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I destini incrociati di Chirac e dei socialistiUltima modifica: lunedì 30 maggio 2005 Per un gioco di circostanze che solo in politica acquista un senso ricorre in questi giorni il decimo anniversario della presidenza di Chirac. Un’occasione per esprimere un giudizio su di lui più che sulle sue opinioni sul Trattato costituzionale europeo. Laurent Fabius, leader del No alla Costituzione europea prende le distanze dalla "sinistra radicale" Contro ogni apparenza, Chirac potrà uscire indenne dall’epica referendaria in cui la Francia si trova in questi ultimi giorni di maggio, qualunque sia il suo risultato. Perché è riuscito a dividere i socialisti e perché la colpa di una vittoria del No al referendum di domenica 29 sarà del capo del governo Raffarin, oppure di quelle frazioni dei socialisti che lottano per l’“Europa sociale” e che senza dubbio oggi possiedono le chiavi del referendum. La nuova impennata del No nei sondaggi rivela tuttavia la fragilità politica di Chirac. Chirac si è esposto a dismisura nell’ultimo mese per sostenere il Sì, ma non è riuscito a imporsi. Per un gioco di circostanze che solo in politica acquista un senso ricorre in questi giorni il decimo anniversario della sua presidenza. Un’occasione per esprimere un giudizio su di lui più che sulle sue opinioni sul Trattato costituzionale europeo. E il bilancio è disastroso: l'ultimo sondaggio dà il No al 53 per cento. La risacca dei consensi in cui Chirac rifluisce dopo dieci anni di potere non sembra il risultato di un momentaneo disamoramento dei francesi per l’Unione Europea. Sono la crescita della disoccupazione, l’indebolimento del potere d’acquisto dell’euro, le inquietudini legate alle sempre più numerose delocalizzazioni delle imprese francesi a rafforzare la severità del giudizio su Chirac, come si legge nel sondaggio di “Libération” sui dieci anni di Chirac alla presidenza: Chirac è più debole, come François Hollande, il numero uno dei socialisti, alle prese con una battaglia all’ultimo sangue contro il suo numero due Laurent Fabius. “Non mi interessa Fabius, io parlo ai francesi!” Hollande ha risposto nervosamente in un’intervista nello studio del telegiornale delle 20 su France 2. La crisi però è da leggere in chiave delle elezioni presidenziali del 2007: il destino di Hollande che sembrava il candidato naturale dei socialisti è perlomeno in dubbio, a conti fatti. Se il No vince, la sinistra "di governo" subirà per il politologo Jean-Luc Parodi, direttore della "Revue française de Science politique", un contraccolpo molto più violento di quello della destra. Lo scontro tra Hollande e Fabius lascerà delle tracce. A differenza del referendum interno ai socialisti dell'inverno scorso, oggi Fabius raccoglie il 59 per cento dei consensi nel partito e, in caso di vittoria, è prevedibile un'"implosione" del partito. Per Parodi l'autorità del segretario Hollande sarà annientata e per rimediare sarà allora necessario convocare un congresso straordinario. L'ultima battaglia fratricida nei socialisti dopo la morte di Mitterand. Quanto a Fabius mostra una “forza tranquilla”. Cita Mitterand, di cui è stato capo del governo, e il suo atteggiamento durante il referendum sul Trattato di Maastricht del 1992, ma a parti invertite: Mitterand era a favore di quel Trattato che aprì l’Europa al “neoliberalismo” che oggi Fabius condanna. Ma la postura mitterandiana serve a Fabius per prepararsi alle presidenziali del 2007 e annuncia in un’intervista a “Le Monde”: attenzione ai colpi di coda della destra di Nicolas Sarkozy che detronizzerà con ogni probabilità la terza candidatura di Chirac: “Sarkozy – ha detto Fabius – sostiene che bisogna dire sì alla Costituzione per trasformare il modello sociale francese”. E cancellarlo, s'intende. “Siamo in un nuovo contesto europeo – ribadisce Fabius – una serie di regole che erano legittime con sei, o quindici paesi con un nucleo sociale omogeneo oggi non funzionano più. Applicate dogmaticamente a 25 o 30 paesi, la cui metà hanno dei livelli salariali, garanzie sociali e fiscalità sulle imprese arretrate rispetto alle nostre, rischiano di nuocere a tutti gli Stati membri, quelli vecchi e quelli nuovi”. Fabius si mette dalla parte dei salariati e delle imprese che sanno a cosa saranno esposti in un’Europa in cui il principio della concorrenza “libera e non falsata” sarà applicato meccanicamente ad economie che non sono “omogenee”, rischiando così di aumentare i rischi di “dumping sociale”. Rispetto alle voci insidiose che vedono il suo No convergere con quello degli “altermondialisti” di Josè Bové e di Olivier Bencacenot, sino a Fausto Bertinotti, Fabius smentisce tutto. Quella contro la Costituzione europea non è affatto la battaglia tra una sinistra “riformista” e una sinistra “radicale”: “Noi siamo riformisti – precisa Fabius – Ma se vogliamo essere dei riformisti efficaci abbiamo bisogno di strumenti corrispondenti: sulla ricerca, che è la chiave del nostro avvenire, se non si dispone di fondi per finanziarla resteremo nel virtuale. Lo stesso ragionamento vale per la strategia industriale europea. E per le delocalizzazioni o il dumping: come combatterli senza regole fiscali e sociali condivise?”. Per Fabius è questo che divide il No di sinistra da quello di destra: “Non dobbiamo solo fissare degli obiettivi giusti come l’Europa sociale, ma anche trovare dei mezzi e delle regole che non siano contraddittorie con questo obiettivo”. Leggi l’intervista di Laurent Fabius a “Le Monde”: http://www.lemonde.fr/web/article/0,1-0@2-631760,36-652514@51-646956,0.html Messaggio ricevuto anche dalla “sinistra radicale” che aspettava Fabius sabato 21 maggio alla manifestazione in Piazza della Repubblica a Parigi. Diecimila persone per gli organizzatori, solo 3500 per la questura, hanno atteso inutilmente Fabius. Ma senza preoccuparsi più di tanto. Suona intanto l'inno della "pecora nera", una marcetta orecchiabile nata da un rovesciamento ironico di una sciagurata battuta di Chirac: "Marianna - disse in un dibattito televisivo - non può trasformarsi nella pecora nera d'Europa". Detto fatto. Sul sito della compagnia "Jolie Mome" la pecora nera bela con orgoglio la sua opposizione al neoliberismo: "la pecora nera se ne fotte di dire Amen ai cani da guardia, su tutti i vostri canali la pecora nera non dice più sì". E Marianna, oggi, a Place de la République non sa più quale parte scegliere: i cani da guardia o le pecore. Ascolta l'inno della pecora nera: http://www.cie-joliemome.org/mp3site.html Guarda il Video delle pecore nere: |
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