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Il referendum divide la famiglia MitterandUltima modifica: lunedì 30 maggio 2005 Danielle, Gilbert e Mazarine. L'eredità dell'ex presidente divide i suoi eredi, ma anche i suoi discepoli politici: Laurent Fabius contro François Hollande, Jack Lang contro Henri Emmanuelli. Quando la battaglia interna al partito socialista si allarga ai valori fondamentali non può fare a meno di rivolgersi ad uno dei suoi padri nobili Il referendum francese sul Trattato costituzionale europeo è anche un affare della famiglia Mitterand. La moglie Danielle, che vanta simpatie no global, ha deciso di votare no. Il figlio Gilbert, sindaco socialista di Libourne in Gironda e la figlia non più segreta Mazarine invece voteranno sì. E lui, François, se fosse ancora vivo, come voterebbe il prossimo 29 maggio? L’eredità dell’ex presidente della Repubblica è contesa dai discepoli, dai parenti e dagli eredi politici. Quando la battaglia interna al partito socialista si allarga ai valori fondamentali non può fare a meno di rivolgersi ad uno dei suoi padri nobili. Danielle ha resa nota la sua intenzione di voto mercoledì 11 maggio in diretta su France 2, mentre Gilbert continua a fare campagna referendaria al fianco del segretario del Ps François Hollande. “Condividiamo gli stessi ideali, ma mamma voterà no - ha ammesso Gilbert – domenica sera ho cercato di convincerla fino all’una di notte. Ma inutilmente. “E’ contro il sistema. Io vorrei farla cambiare interiormente, ma lei vuole cambiare la società”. I mitterandiani sostenitori del “sì” hanno ricordato martedì 10 maggio l’ascesa al potere di François avvenuta 24 anni fa, il 10 maggio 1981 con una celebrazione condotta dal sindaco di Digione François Rebsamen, in compagnia del guardiano del tempio Hubert Védrine, presidente dell’Istituto François Mitterand, di Elisabeth Guigou e di Jack Lang che ha dichiarato: “Chi lotta per il sì rimangono fedeli all’insegnamento di Mitterand”, vale a dire al “coraggio, al dovere della verità e all’apertura al mondo”. I mitterandiani sostenitori del “no” hanno lanciato la loro battaglia già all’interno del gruppo dirigente dell’Istituto che porta il nome del loro leader. Sono Laurent Fabius e Henri Emmanuelli, due protagonisti della campagna per il “no” che hanno lanciato la sfida ai vertici del partito socialista di François Hollande. “Mitterand avrebbe saputo negoziare il Trattato molto meglio di Chirac – dichiara Fabius – Non so come voterebbe oggi, ma io ero il discepolo a lui più vicino”. Meno disponibile a farsi trasportare nelle polemiche politiche dell’ultim’ora è Mazarine Pingeot, trentenne, disposta a votare “sì”, ma a condizione di “preservare l’unità del partito socialista”. “Il mio parere non dovrebbe interessare a nessuno”. Ma si sa che a due settimane dal voto, e con un presidente che lottò con forza per un referendum analogo sul Trattato di Maastricht nel 1992 poco prima di chiudere il suo secondo mandato, il privato diventa pubblico e la politica non risparmia nemmeno la privacy. |
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