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Costituzione europea, nuove ratifiche di Austria e Slovacchia

Ultima modifica: lunedì 30 maggio 2005

Proseguono le ratifiche del Trattato costituzionale europeo. l'11 maggio è toccato all'Austria e alla Slovacchia. Due giorni prima del referendum francese la camera bassa tedesca approverà la Costituzione. Joschka Fischer torna in Francia e i socialisti continuano a dividersi

Austria e Slovacchia ratificano la Costituzione. La Germania è a metà del guado

Il parlamento tedesco ha approvato a maggioranza schiacciante il Trattato costituzionale tedesco. Il testo ha raccolto 569 voti su 594. Solo 23 deputati del partito neo-comunista dell’est e di alcuni gruppi di destra si sono opposti. Il testo dovrà essere ratificato il prossimo 27 maggio dalla camera alta del parlamento, il “Bunderat” che rappresenta gli Stati regionali.

Anche in Austria la camera dei deputati ha ratificato mercoledì scorso il Trattato per 182 voti e uno solo contrario, quello di una deputata di estrema destra. Sebbene abbia invitato tutti i deputati della destra ad opporsi alla ratifica della costituzione europea, il leader della destra populista austriaca e membro della coalizione di governo Jörg Haider ha condotto una campagna favorevole alla costituzione. Il cancelliere conservatore Wolfgang Schussel ha ricordato di essere stato l’unico nel 2003 a chiedere un referendum generale in tutti gli Stati dell’Unione. I deputati della sinistra, pur avendo votato a favore, hanno dichiarato “emendabile” l’attuale testo costituzionale.

In Slovacchia, la Costituzione è stata approvata con 116 voti, 27 contrari e 4 astenuti. E’ stato il partito cristiano-democratico, membro della coalizione di governo, ad avere lamentato la mancanza di un richiamo nel testo costituzionale alle “radici cristiane del’Europa”. E’ ancora vivo lo spettro, per questo partito, della dissoluzione dell’indipendenza nazionale a favore dell’Unione Europea.

Joschka Fischer a Lione

Nuovo viaggio in Francia del ministro degli esteri tedesco Joschka Fischer. Il giorno stesso del voto al Bundestag sul Trattato costituzionale europeo, Fischer è arrivato a Lione per sostenere ancora una volta la campagna del “sì” per il referendum del prossimo 29 maggio. Il ministro verde è intervenuto in un’assemblea della sinistra lionese in compagnia di Michel Barnier, dell’ex commissario europeo per la ricerca Philippe Bousquin e il sindaco Gérard Collomb. “I francesi devono votare “sì” per votare chiaramente per l’Europa”, perché “la decisione della Francia sarà la decisione di tutta l’Europa” ha dichiarato Fischer.

…e i socialisti del “no” scrivono agli elettori

La stragrande maggioranza degli eletti socialisti appartenenti alla corrente dell’ex primo ministro Laurent Fabius scriveranno ai propri elettori per invitarli a votare “no” al referendum del 29 maggio. Dietro il leader socialista si è mobilitata tutta la sua corrente. A pochi giorni dal referendum, rompendo con la riserva mantenuta sino ad oggi, i parlamentari socialisti escono allo scoperto e rilanciano la campagna del “no”.

“Cari concittadini – ha scritto il sindaco di Créteil e deputato della Valle della Marna Laurent Cathala a 35 mila concittadini – bisogna partecipare a questo referendum senza drammatizzare la posta in gioco né lasciare intendere che una sola risposta sia “politicamente corretta”. Ho studiato accuratamente il progetto della Costituzione europea – prosegue Cathala – ma ahimé non permette il progresso e la solidarietà che siamo in tanti ad attendere”. I punti critici sono tre: “La concorrenza senza limiti che va ad aumentare le delocalizzazioni e lo smantellamento dei servizi pubblici”; “la regola dell’unanimità che render l’Europa impotente”; “la logica dell’uniformità che beneficierà i paesi che frenano di più”. Per queste ragioni, conclude la sua lettera Cathala, bisogna votare no.

Si approfondiscono le fratture nel partito socialista francese. Il deputato David Habib, sindaco di Moureux nella regione dei Pirene,i parla di “abusi di linguaggio compiuti dalla dirigenza del PS che ci obbligano a reagire. Non posso continuare a sopportare che il “no” di sinistra venga assimilato al “no” dei fautori della sovranit nazionale”.