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Per Joshka Fischer il futuro dell’Europa dipende dal voto francese

Ultima modifica: lunedì 30 maggio 2005

In una recente visita in Francia il ministro degli esteri tedesco ha detto che nel referendum francese "E’ l’esistenza stessa dell’Europa a essere in gioco. Bisogna votare “sì” perché se rimanessimo solo con il Trattato di Nizza sarebbe la fine dell’Unione Europea”

La crescita del “no” alla Costituzione europea in Francia preoccupa seriamente il governo tedesco. Il ministero degli esteri tedesco Joshka Fischer arrivato a Rennes per spalleggiare il suo omologo francese Michel Barnier è stato netto: “E’ l’esistenza stessa dell’Europa a essere in gioco. Bisogna votare “sì” perché se rimanessimo solo con il Trattato di Nizza sarebbe la fine dell’Unione Europea”.

E’ la prima volta che un membro del governo tedesco si esprime in maniera così chiara: “La decisione della Francia è molto importante. Non è una questione di politica interna. Il futuro dell’Europa dipende da questa decisione” ha dichiarato il vice-cancelliere tedesco.

Nel maggio 2000, quando le relazioni tra il cancelliere Gerhard Schröder e il presidente Jacques Chirac non erano distese, Fischer è stato il primo a lanciare l’idea di una Costituzione europea in un discorso rimasto celebre pronunciato all’università Humboldt di Berlino.

Fischer propose una “federazione europea” che avrebbe dovuto fondarsi “su un trattato costituzionale”. Disse anche che, in previsione dell’allargamento dell’Unione, quella era l’epoca in cui la Germania non avrebbe dovuto lasciarsi tentare, a dispetto della sua posizione centrale in Europa, dalla tentazione di ricoprire il ruolo di mediatrice tra l’Est e l’Ovest del continente ed evitare la creazione come in passato di conflitti.

L’avvertimento di Fischer è una risposta a coloro che pensano che un “no” al referendum non dovrebbe avere ripercussioni importanti sulla cooperazione franco-tedesca che è stata uno dei motori della negoziazione che ha portato alla stesura della Costituzione, insieme all’opposizione alla guerra degli Stati Uniti in Iraq.

Anche se ha diviso l’Europa, la “partnership” franco-tedesca durante la crisi irachena ha contribuito a rilanciare l’idea di una politica estera e di difesa europea che la Costituzione ha in seguito registrato e messo per iscritto.

Rifiutando l’idea che la costituzione renderebbe l’Europa “meno sociale”, il leader dei Verdi tedeschi ha dichiarato che “in quanto uomo di sinistra” pensa che “abbiamo, con la Costituzione, una buona base per i diritti sociali e l’equità sociale”. E ha aggiunto che “le idee di Bolkesten avranno la vita più difficile con la Costituzione”. Lo scorso 9 aprile, a Dortmund, Schroeder ha ribadito: “Una direttiva sui servizi riceverà il mio avallo solo nel caso in cui verrà dimostrato che la direttiva non provocherà un dumping sociale e le misure di protezione sociale dei salariati tedeschi si applicheranno a tutti coloro che lavorano in Germania e non solo ai tedeschi”.

La Germania, come la Francia, si è mossa contro le conseguenze dell’applicazione nel mercato tedesco della direttiva sui servizi proposta dall’ex commissario europeo alla concorrenza, l’olandese Frits Bolkesten. Proprio nel 2000 la paura di un enorme afflusso di manodopera proveniente dai paesi transfrontalieri dell’Est aveva spinto la Germania, come l’Austria, ad esigere un periodo transitorio di sette anni, a partire dall’allargamento del 1 maggio 2004, prima di autorizzare la libera circolazione delle persone dall’Est all’Ovest.

E’ dal 1996 che la Germania si sta attrezzando con legislazioni sui minimi salariali e sui contributi sociali per impedire l’arrivo di forza-lavoro a buon mercato e la creazione di piccole aziende concorrenziali sul costo del lavoro. Oggi questa legislazione riguarda i piastrellisti e i lavoratori dei macelli che hanno invaso il mercato del lavoro tedesco proponendo le loro prestazioni a costi imbattibili.
Al momento dell’approvazione, poi rimandata, della Bolkesten, tenendo anche conto della crescita della disoccupazione che si mantiene costantemente sopra i 5 milioni di persone, la questione è tornata di attualità nel dibattito politico tedesco. Saranno tutti elementi che influiranno sulle elezioni del 22 maggio, giusto una settimana prima del referendum francese, nella Renania del Nord-Westfalia, il Land più popoloso della Germania in cui l’alleanza rosso-verde rischia di perdere ancora una volta contro una Cdu sempre più competitiva.