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Il no francese: uno tsunami politico si abbatte sull’Unione EuropeaUltima modifica: lunedì 30 maggio 2005 Roberto Ciccarelli
Il 55,2 per cento degli elettori si è pronunciato contro la Costituzione europea. Il ruolo dell’astensione, altissima, Chirac al tramonto, i socialisti nella crisi più drammatica della loro storia centenaria. La questione sociale e la difesa dello Stato sociale saranno raccolte a Bruxelles? Da oggi l’Europa è più debole E’ un no secco, inequivocabile, drammatico. I francesi hanno rigettato a larga maggioranza il Trattato che istituisce una Costituzione europea: 55,2 per cento degli elettori si è pronunciato contro il testo, il 44,8 per cento ha detto sì. L’astensione al 30,26 per cento è stato il fattore determinante che ha favorito la vittoria del No, ma segnala anche una forma di protesta silenziosa dovuta all’insoddisfazione per un dibattito che ha schiacciato per alcuni mesi la scelta sulla Costituzione tra la critica alle politiche sociali adottate dal governo Raffarin (dimissionato immediatamente dal presidente della Repubblica Chirac) e un ritorno sovranista alle radici nazionalistiche della Repubblica. “L’Unione europea continuerà a funzionare sulla base dei trattati vigenti” si è subito affrettato a precisare Jacques Chirac dopo i primi exit-poll. Chirac ha riconosciuto la volontà dei francesi e si è impegnato a difenderne le ragioni a Bruxelles, pur riconoscendo che “questa decisione crea inevitabilmente un contesto difficile per la difesa dei nostri interessi in Europa”. Per il momento ha deciso di “dare un nuovo e forte impulso all’azione governativa” annunciando la formazione di un nuovo governo. Leggi le dichiarazioni di Chirac: http://www.liberation.fr/page.php?Article=299934 E’ François Hollande, segretario del Partito socialista, l’altro grande sconfitto del referendum di domenica 29 maggio. La sua analisi del voto segnala giustamente che il No è in primo luogo “la collera e l’esasperazione” nei riguardi di Chirac che, sostiene Hollande, “ha rifiutato di ascoltare i messaggi che gli erano stati indirizzati” nelle ultime elezioni presidenziali quando Chirac conquistò una maggioranza spettacolare contro Jean-Marie Le Pen in nome dell’ “economia sociale di mercato” e della difesa dello Stato sociale. Il suo progetto si è rivelato del tutto inadeguato e rivela ormai l’offuscamento della sua figura politica. Ciò che tuttavia Hollande preferisce occultare è che il “disordine interno francese” che ha colpito con un gancio terribile il processo di costituzionalizzazione europeo nasce nel seno del suo stesso partito e, in particolare, contro di lui. Le parole di Hollande nascondono infatti le vere ragioni del sisma che ha colpito l’intero continente europeo. Imputare le ragioni della vittoria del No al tandem suicida Chirac-Raffarin non basta a nascondere sotto il tappeto la crisi interna del partito e la crisi con la base. Divisi su tutto durante la campagna referendaria i socialisti sono senz’altro il cuore del sisma che ha colpito l’intero continente europeo. Rispetto al referendum interno del dicembre scorso in cui il sì raggiunse una buona maggioranza, in soli sei mesi gli equilibri si sono modificati radicalmente. Con ogni probabilità Hollande rimetterà il suo mandato di segretario e convocherà in tempi brevissimi un congresso straordinario in cui la competizione con il suo numero due, l’ex primo ministro Laurent Fabius, giungerà ad un nuovo punto critico determinando uno spostamento di maggioranza a favore di quest’ultimo. Contrariamente al composito schieramento delle forze di sinistra, dai comunisti del Pcf ai tre partiti troskysti LCR, LO e PT, con gli attivisti di Attac, per le quali gli imperativi sociali sono i motivi fondamentali della costituzione dell’Europa, i socialisti e i verdi non sono riusciti a convincere i loro elettori del carattere progressista del Trattato. Con ogni probabilità la questione sociale diventerà l’occasione di una nuova ricomposizione della sinistra francese in cui la componente critica e dei movimenti marcherà una maggiore distanza dalla sinistra istituzionale. Al momento tutte le fazioni dei socialisti escludono ogni tentazione scissionista. Al grido di “unità, unità!”, infatti, da Laurent Fabius a Jack Lang, da Henri Emmanuelli allo stesso François Hollande, tutti temono la crisi di identità, e di linea politica. Le elezioni presidenziali del 2007 sono dietro l’angolo e Nicolas Sarkozy, che si è tenuto defilato durante la campagna referendaria afflitto anche da una crisi coniugale con la moglie Cecilia e dal timore delle speculazioni giornalistiche, ne sarà il probabile vincitore. Leggi le dichiarazioni di Sarkozy: http://www.liberation.fr/page.php?Article=299936 Per Laurent Fabius, il vincitore indiscusso del No, il futuro non si presenta roseo. La sua azione politica non convergerà con quella della “sinistra radicale”, ma sembra con ogni probabilità indirizzarsi verso un cambiamento dei vertici del partito. Non è una situazione semplice perché Fabius non ha molta popolarità nel partito, si moltiplicano anzi in queste ore le accuse di “tradimento” da parte della base colpita dallo tsunami della questione sociale. Le prospettive per i socialisti sono difficili, e anche oscure: hanno dilapidato i numerosi successi elettorali degli ultimi anni, si sono divisi prima di giungere a quelle presidenziali, riconoscendo così a Chirac l'ultima vittoria della sua carriera politica. Nell’anno del centenario del partito, i socialisti attraversano la crisi più grave della loro storia. |
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