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Contro il Trattato a sinistra si riscopre l’unità e si respira aria di vittoria

Ultima modifica: lunedì 30 maggio 2005

Allo Zénith di Parigi l'opposizione di sinistra al Trattato costituzionale europeo raduna 6 mila persone in contemporanea alla diretta di Chirac su Tf1. Polemiche contro il partito socialista francese: “la sinistra social-liberista deve capire- ha detto O. Bencacenot portavoce della "Lega Comunista rivoluzionaria" (LCR) nella foto - che non si governa il dibattito confondendo il “no” di sinistra” con quello dell’estrema destra”.

Una foto di gruppo impensabile fino a poco tempo fa. Allo Zénith di Parigi, in contemporanea con la trasmissione televisiva su Tf1 del 14 aprile 2005 con Chirac, il fronte francese di sinistra contro il Trattato costituzionale europeo affolla la stessa tribuna. C’è Marie-George Buffet, segretaria nazionale del Partito Comunista, Jean-Luc Mélenchon, senatore socialista, Olivier Besancenot, portavoce della (troskysta) Lega Comunista Rivoluzionaria (LCR), Francine Bavay, della minoranza dei Verdi, ed inoltre Georges Sarre del Movimento repubblicano e del cittadino di Jean-Pierre Chévenement e l’ex leader di “Confédération paysanne” José Bové. Seimila persone contestano la “costituzione Giscard”, il Trattato orchestrato dall’ex presidente della Repubblica Valéry Giscard D’Estaing nella convenzione europea, ma anche per rispondere a Chirac: “il nostro – ha detto Bové – è l’incontro della Francia “dal basso” mentre Chirac organizza uno “show people” all’Eliseo”.

Olivier Besancenot ha salutato la rinnovata unità a sinistra in un intervento molto applaudito e ha detto che il “no” potrà vincere perché “è un no sociale, europeo, antiliberale e non un “no” razzista, sciovinista antiturco”. Solitamente polemico con i socialisti, Besancenot si è limitato a dire che “la sinistra social-liberista deve capire che non si governa il dibattito confondendo il “no” di sinistra” con quello dell’estrema destra”.

Il mosaico del “no” di sinistra è composto da attivisti delle lotte sociali, del movimento liceale in lotta contro la legge Fillon, personale della sanità e sindacalisti uniti dall’idea di un’ “Europa sociale” e “antiliberista”. “Non siamo delle merci” ha detto l’ecologista Francine Bavay schierata su posizioni critiche rispetto alla direzione del suo partito che invece preferisce il “sì” al referendum. “Ciò che si sta cercando di far passare per costituzione non è altro che l’eternizzazione delle politiche liberali” ha aggiunto.

Mettere al centro “la società”, far tornare in primo piano “il popolo”, riunire la sinistra sulla critica all’ultraliberismo. Sono queste le parole d’ordine del movimento per il “No” che ha in Chirac un avversario insidioso quando rileva la loro battaglia “antiliberista” in nome dei “valori umanistici” europei. Sono quei valori che privilegiano i “diritti della persona”, della “società” contro la tirannia dell’economia, del “popolo francese” che ha un primato continentale, quello di avere promosso per primo l’umanismo con le sue rivoluzioni. E che Chirac, in maniera strumentale, dice di essere contenuto nella Costituzione europea che diventa una sua creazione.

Marie-George Buffet (Pcf) sostiene che, rivendicando questa filiazione, Chirac otterrà il 29 maggio l’effetto contrario. I sondaggi successivi alla trasmissione del 14 aprile sembrano darle ragione. Con la riproposizione di un nazionalismo basato sui diritti, sui valori umanistici e sulla laicità repubblicana (in base alla quale Chirac si oppone all’entrata della Turchia nella UE, “tutti si renderanno conto che quando si è di sinistra – ha detto Buffet – non si può difendere un progetto di Trattato che è figlio di Chirac”.