Il Blog di MercurioCrs

MercurioWebLogIl Blog di MercurioCrs MercurioCRSLa newsletter del CRS |
![]() Marxismi sospesi sul filo della politicaUltima modifica: sabato 24 giugno 2006 Cristina Corradi, Storia dei marxismi in Italia (Manifestolibri). Non basta ripetere a memoria la Bibbia marxiana, bisogna riradicarsi in questa storia per poi ripartire, suggerisce la Corradi, abbordare il mare aperto e seguire l’intuizione iniziale dell’autonomia teorica del marxismo senza tuttavia rinunciare ad alleanze strategiche con nuovi saperi, anche quelli polemicamente divergenti. Questo è un libro che farà discutere. Innanzitutto perché è polemico sin dal titolo: Storia dei marxismi in Italia (Manifestolibri, pp.440, €30) di Cristina Corradi. Quel plurale è significativo perché molti ce ne sono stati di marxismi, in Italia, e si sono affrontati in complesse battaglie teoriche che l’autrice affronta con scrupolo investigativo. Il punto chiave del libro è che in Italia l’autonomia del pensiero marxiano, auspicata da Antonio Labriola e da Antonio Gramsci, non è stata argomentata in riferimento alla critica dell’economia politica, ma alla valorizzazione della concezione materialistica della storia e della critica giovanile di Marx alle astrazione speculative della logica e della teoria politica di Hegel. La rinascita del marxismo teorico nel secondo dopoguerra seguì almeno due percorsi, per altro assai diversi tra loro: quello di Galvano Della Volpe e di Lucio Colletti, da un lato, e di Cesare Luporini dall’altro. Il marxismo dellavolpiano diffuse l’immagine di un giovane Marx che, accogliendo da Feuerbach una lettura dell’idealismo assoluto in chiave teologica, compie un parricidio contro Hegel per fondare una scienza empirica della politica e della società moderna. Quello di Luporini fu invece un marxismo che recuperava l’eredità gramsciana come “concezione della realtà” e non solo come “metodo” come voleva Della Volpe e la incentrava sull'opposizione tra uno storicismo realistico e uno storicismo speculativo. La specola marxista si allargò poi alla nuova lettura del Capitale e dei Grundrisse che fece l’operaismo da Raniero Panzieri a Mario Tronti: la critica dell’economia politica rivelava una dialettica politica per cui il lavoro diventava la misura del valore perché la classe operaia era condizione del capitale. Mentre la classe si trasformava in un soggetto politico capace di autovalorizzarsi erodendo il dominio del capitale, il marxismo italiano si apriva all’inchiesta e alle esigenze della sociologia moderna. Al volgere della stagione del compromesso storico, Corradi rileva un corto-circuito tra teoria e politica: c’era chi sosteneva che era necessario prendere il controllo della sfera statuale per trasformare le istituzioni che governavano la crisi ed altri, come Toni Negri, per cui bisognava distruggere il controllo dello stato perché di quella crisi era il principale regolatore. Nel contesto della polemica tra l’autonomia del politico contro l’autonomia del sociale, emergeva la crisi dello storicismo e la necessità di superare l’impianto umanista del marxismo in cui s’innestava polemicamente anche il recupero di Gramsci da parte di Biagio De Giovanni e Beppe Vacca. Con la crisi degli anni Settanta, Corradi sostiene che il marxismo diventava concettualmente indeterminato con l’eccezione di Luporini e di Sebastiano Timpanaro. Qual è stato – si domanda Corradi - il risultato di quelle teorie che, da marxiste che erano, negli anni Ottanta predicavano la fine del marxismo, la sua ignoranza economica, la sua inappetenza al tavolo di ben più sofisticate “teorie dello Stato”? L’abbandono del terreno della critica dell’economia politica spinse buona parte del marxismo italiano, salvo eccezioni che Corradi individua in un fronte che va da Gianfranco La Grassa a Maria Turchetto, da Riccardo Bellofiore a Domenico Losurdo sino a Costanzo Preve, a riconvertirsi in una serie di paradigmi che dissolsero la sua egemonia senza peraltro chiarirne i punti problematici. Ma è forse riduttivo pensare il marxismo italiano solo come la ricerca di una maggiore conformità all’analisi delle capacità oggettive dell’economia come attore principale della riproduzione sociale. La sua autonomia teorica, infatti, è cresciuta anche grazie il superamento dei limiti culturali attraverso l’alleanza con i saperi esclusi dalla scena filosofica nazionale, la ricerca dell’azione politica trasformatrice, la critica alla democrazia rappresentativa che si poneva consapevolmente su un terreno che la politica normalmente non coglie, quello della vita, del desiderio di liberazione delle donne e degli uomini. Quello del marxismo italiano, almeno nelle sue punte più avanzate, non fu per questo solo un eccesso di politica (da qui la ricorrente accusa di avere confuso la classe con il soggetto di Giovanni Gentile), al contrario fu soprattutto il tentativo di uscire dai limiti della politica rappresentativa, della sua antropologia, insomma dal patto di cittadinanza che fissa l’identità dell’uomo e della donna nel loro capacità produttive. Di questa politica il marxismo italiano non può fare a meno, anche nelle alleanze con altri saperi che oggi ne ampliano l’orizzonte. Si prenda l’ultimo capitolo dedicato dalla Corradi al “marxismo dell’astratto” di Roberto Finelli impegnato, con il supporto della psicoanalisi di scuola post-freudiana, nella definizione di una nuova teoria della soggettività, ma anche, aggiungiamo noi, i marxismi che utilizzano il pensiero francese (Deleuze e Foucault in particolare, ma anche la "scoperta" degli studi "postcoloniali"). Torniamo allora a quel plurale che svetta nel titolo del libro. Opportuno, vista la storia riassunta qui per cenni sommari, ma che registra un bisogno che scorre sottotraccia nel libro. Non basta ripetere a memoria la Bibbia marxiana, bisogna riradicarsi in questa storia per poi ripartire, suggerisce la Corradi, abbordare il mare aperto e seguire l’intuizione iniziale dell’autonomia teorica del marxismo senza tuttavia rinunciare ad alleanze strategiche con nuovi saperi, anche quelli polemicamente divergenti. La storia dei marxismi italiani può uscire oggi dai banchi dei libri per l’usato e provare, con la carica del suo sarcasmo appassionato, a raccogliere l’urlo che viene dal presente oppresso dalla miseria autistica del precariato di massa e della violenza globale. (R.C.) |
|
Sito realizzato da |