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![]() Il tempo delle incursioniUltima modifica: sabato 4 febbraio 2006 Filippo Del Lucchese
Batte il tempo della moltitudine fuori dal Louvre filosofico. Vittorio Morfino, Il Tempo della moltitudine. Materialismo e politica prima e dopo Spinoza, Manifestolibri, Roma 2005. Come sarebbe esposta, in un museo o una pinacoteca, la storia della filosofia occidentale? Un Grande Louvre dei pensatori, con le sale dei capolavori, in cui troveremmo Socrate e Platone, Kant e Nietzsche, sistemati secondo un ordine cronologico o tematico. I ‘minori’ sarebbero collocati negli angoli meno luminosi o addirittura nei magazzini, mentre si potrebbero ammirare i ritratti austeri dei grandi filosofi seguendo degli itinerari ben segnalati. I moderni testi e manuali filosofici non sono poi così diversi, suddivisi in capitoli dedicati ai singoli autori, come se il pensiero si sviluppasse per accumulazione o per successione, come i grani di un rosario recitati in serie dalla ‘mano morta’ della storia. Contro questa filosofia, intesa come raccolta di opinioni o “galleria delle pazzie e dei traviamenti”, si scagliava già Hegel, invitando a non “inabissarsi nel pensiero dei puri concetti”. Il saggio avvertimento hegeliano, tuttavia, non era motivato da una sensibilità per le vicende necessariamente complesse, molteplici e ambivalenti che accompagnano la formazione di qualsiasi concetto filosofico. Era animato, al contrario, dall’oggettiva ricerca dell’Uno e dell’immutabile, contro la vana accumulazione di nozioni o la banale collezione di opinioni. L’ultimo volume di Vittorio Morfino, Il Tempo della moltitudine. Materialismo e politica prima e dopo Spinoza (Manifestolibri, 2005, pp. 224, 22€) rappresenta uno straordinario antidoto alla storia della filosofia intesa tanto come accumulazione lineare di nozioni quanto come aspirazione a una conoscenza oggettiva e trascendente. Molti degli autori su cui Morfino si concentra finirebbero, con ogni probabilità, nelle cantine più buie di quella grande pinacoteca filosofica. Democrito e Lucrezio, Machiavelli e Althusser – come minori oppure démodé – forse riposerebbero lontano dagli sguardi dei visitatori. Per mettere in discussione questa selezione dei ‘capolavori’, tuttavia, sarebbe poco interessante sostituire un ‘quadro’ all’altro, accogliendo comunque la logica di fondo. Sarebbe inutile tentare, ad esempio, di far affiorare una tradizione lineare del materialismo contro quella dell’idealismo, componendo così una diversa collezione di ritratti filosofici. Questa raccolta di saggi, invece, è innanzitutto una preziosa lezione di metodo. Morfino sceglie di procedere per ‘incursioni’ sul terreno storico-filosofico (Incursioni spinoziste si chiamava, appunto, un suo precedente lavoro pubblicato per le edizioni Mimesis). L’idea di incursione rimanda a un linguaggio strategico e militare, che intende smontare fin da subito la pretesa di un’oggettività del sapere. La filosofia, al contrario, è un vero e proprio campo di battaglia, entro cui le opinioni si affrontano e su cui è necessario scendere per cogliere tutta la complessità della vicenda culturale dell’occidente. Non si tratta, quindi, di una contro-storia altrettanto piatta, o di un manuale filosofico rovesciato, che assume il punto di vista del materialismo e del pensiero critico. Solo connettendo diversamente autori e sistemi di pensiero, solo immaginando una temporalità completamente diversa è possibile restituire al materialismo la sua dignità filosofica. Solo così si può pensare – questa la posta in gioco – un rapporto fra filosofia e resistenza. Le incursioni di Morfino nella storia filosofica occidentale hanno come obiettivo principale la definizione di questa diversa temporalità. La ricostruzione è quanto mai lontana da una prospettiva essenzialista, da una filosofia delle forme o dei concetti. Una temporalità alternativa può solo essere scandita dal ritmo ‘cardiaco’ di soggetti in carne e ossa, di realtà politiche concrete che hanno segnato la storia con la materialità delle loro lotte. Nel cuore della modernità – l’anomalia olandese del ‘600 – a Spinoza non era sfuggita questa esigenza. Aveva allora posto, al centro della propria filosofia, la moltitudine, cioè l’individuo molteplice e complesso, principio immanente della politica moderna e fondamento – con espressione quasi paradossale –di una ‘democrazia del tutto assoluta’. Il tempo della moltitudine è quello dei conflitti e del loro riflesso nella storia del pensiero: le lotte di Roma e di Firenze per Machiavelli, quelle contro l’assolutismo per Spinoza, le lotte di classe in Francia e in Inghilterra per Marx ed Engels. In questa genealogia del materialismo, Morfino non si limita a osservare i riflessi dei conflitti nel pensiero di questi autori. I saggi che compongono il volume contribuiscono alla costruzione di una vera e propria ‘cassetta degli attrezzi’ teorica con cui pensare le trasformazioni delle categorie politiche nell’epoca contemporanea. L’alternativa tra Leibniz e Spinoza, ad esempio, rappresenta per una certa storiografia l’eterna questione del rapporto tra l’Uno e i molti, che da Platone in avanti sembra percorrere senza sosta l’intera tradizione occidentale, incurante delle rivoluzioni (e delle reazioni) che hanno segnato l’immagine degli uomini (e delle donne) nel mondo. Spiazzare questa opposizione, in apparenza intemporale, e spostarla dal piano puramente metafisico a quello ‘mondano’, significa costruire un’immagine dell’identità individuale che metta al centro le relazioni e renda possibili modi nuovi di pensare la politica. Morfino declina qui, in modo originale, il concetto di transindividualità tratto dal pensiero di Simondon. Il tempo di questo individuo molteplice, cioè della moltitudine, è privo di certezze. Un tempo, secondo la bella espressione di Jankelevitch, fondato sull’‘abisso’ di una policronia senza armonia. Un istante in cui si nasconde l’intreccio contingente e aleatorio di diverse temporalità, che diventa l’unica condizione per intravedere possibili e inedite forma di vita. Il concetto di materialismo aleatorio, sviluppato da Althusser nei suoi ultimi scritti, è lo sfondo teorico della genealogia ricostruita da Morfino. Fra gli elementi di maggiore interesse troviamo senz’altro, in questo quadro, la rilettura di un autore ‘maledetto’ e da più parti frainteso come Charles Darwin. Nonostante siano appena citate dall’autore di Per Marx e Leggere il Capitale, Morfino ritiene che le tesi di Darwin caratterizzino il nucleo teorico delle tesi althusseriane sul primato dell’incontro sulla forma. L’Origine delle specie è stato a lungo interpretato come una teoria del progresso e dell’evoluzione delle forme, compatibile con la sintassi della logica di Hegel. Anche Marx, che pure scriveva a Engels di riconoscervi il ‘fondamento storico-naturale della nostra concezione’, interpreta Darwin secondo una lettura teleologica. Spinto alle estreme conseguenze, un ingenuo schema evoluzionista sarà il vero e proprio marchio d’infamia del darwinismo a venire. Riscoprire Darwin sbarazzandosi del darwinismo, questa una delle tesi di Morfino, permette invece ad Althusser di leggere Marx con la lente di una dinamica aleatoria del modo di produzione. Di interpretarlo, cioè, con tutte le cautele metodologiche e come un antidoto contro la concezione di uno sviluppo lineare e dialettico delle forme, delle lotte, dei rapporti di produzione. Né l’idea althusseriana di una ‘corrente’ del materialismo, quindi, né la genealogia costruita da Morfino possono essere fraintese con una sotterranea e alternativa ‘galleria’ delle pazzie. Così come nessuna opera di nessun autore ha in sé sola un significato compiuto, così come il modo in cui formuliamo il passato – con le parole di Edward Said – determina la comprensione del presente e le possibilità del futuro, allo stesso modo il percorso di questi saggi rinvia a una temporalità complessa della filosofia, specchio della complessità e dell’ambivalenza delle lotte, dei soggetti, dell’epoca in cui viviamo. Il nome della moltitudine, spinozianamente, non rinvia a un passato da rimpiangere né a un futuro da attendere, ma a un presente in cui poter finalmente immaginare il nostro tempo. |
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