Sei in: Home / Testi / Le recensioni / Pagine americane

Pagine americane

Una nuova giornata è spuntata e l'Impero ringrazia dio aprendo la sua bibbia su un versetto del libro dell’Apocalisse

  • La dislessia creativa del bushismo

    Il Futuro dizionario d’America (Isbn edizioni) raccoglie le parole che utilizzeremo nel futuro, quando il mondo avrà risolto tanti dei suoi problemi e vivrà sotto l'impero degli eredi di George W. Bush. Un romanzo di fantapolitica a fini didattico-apocalittici.

  • Stato di emergenza globale

    Stefano Rizzo, Ascesa e caduta del bushismo. Dalla vittoria elettorale alla crisi iraniana (Ediesse-Crs, pp.359, €15)

  • Nessun Impero senza imperialismo
    Rita Di Leo

    Gli Usa devono dichiararsi apertamente padroni del mondo oppure prepararsi al declino. I paradossi del potere americano e le ricette «imperialiste» dello storico inglese Niall Ferguson in «Colossus» (Mondadori,2006)

  • Il Watergate: ecco la talpa

    Bob Woodward, La talpa del Watergate (Sperling&Kupfer). La storia del Watergate, trent'anni dopo. Mark Felt, allora numero due dell'Fbi, era "gola profonda", la fonte che diede ai giornalisti del Washington POst B. Woodward e C. Bernstein, le infomrazioni utili per arrivare all'impeachment del presidente degli Stati Uniti Richard Nixon. Storia del giornalismo d'inchiesta americano, democratico ma oggi sotto attacco

  • Lo stato irrazionale del diritto

    Michael Scheuer, L’arroganza dell’impero. Perché l’Occidente perderà la guerra al terrorismo (Marco Tropea editore). Annientare il nemico ovunque si trovi per garantire la sicurezza nazionale dell'Impero. A costo di cancellare la convenzione di Ginevra e il diritto penale. Scheuer pensa che questo sia un limite della guerra americana al terrorismo, mentre è il limite estremo in cui si trova il potere imperiale oggi

  • La sporca guerra di Bush allo stato sociale
    Paul Krugman, La deriva americana (Laterza,2004). Sin dall'inizio della «guerra infinita» contro il terrorismo, Krugman ha stigmatizzato l'uso delle spese militari di George Bush per rilanciare la produzione e l'occupazione, oggi sollecitato anche dal presidente della Federal Reserve Alan Greenspan. Eliminato il problema della crescita del livello salariale a partire dagli anni 70, infatti, ciò che ossessiona maggiormente i vertici della potenza americana è il debito federale

  • Pangloss è morto negli anni Novanta
    Joseph Stiglitz, I ruggenti anni Novanta. Lo scandalo della finanza e il futuro dell’economia, (Einaudi 2004). Gli anni della globalizzazione trionfante hanno prodotto ben altri risultati che una società panglossiana di ottimisti e tolleranti filosofi dell’intelligenza collettiva, dell’apologia dell’economia immateriale che privilegiava il lavoro intellettuale su quello industriale, il pacifico scambio di idee nella concertazione tra le parti sociali alla tragica conflittualità della fabbrica, nell’ottica di una redistribuzione del reddito a livello mondiale

  • La pace non ha il sapore di un milk-shake alla vaniglia

    Chalmer Johnson, "Le lacrime dell’impero. L’apparato militare industriale, i servizi segreti e la fine del sogno americano" (Garzanti). L’uso militare del potere politico è necessario per mantenere l’egemonia mondiale, ma l’egemonia mondiale oggi è poco conveniente e minaccia di rovinare in una recessione. Come molti altri, anche Johnson, trascura il problema di chi possiede il potere assoluto: in fin dei conti la realtà ha sempre un modo per affermare se stessa

  • Il destino dell’aquila americana
    Anders Stephanson, Destino Manifesto. L'espansionismo americano e l'impero del Bene, Feltrinelli(2004). Il Vietnam, la rivoluzione neoliberista di Reagan e la dottrina della global security inaugurata da George Bush padre, numerose le fratture e le discontinuità che l'egemonia imperiale ha subìto a partire dal secondo dopoguerra. Fratture di natura essenzialmente politica che incidono sulla tenuta più generale dell’egemonia, al punto da condizionarne pesantemente l’equilibrio.

  • Una nazione servita in salsa bianca
    Samuel Huntington, La nuova America. Le sfide della società multiculturale (Garzanti 2005).La fine della «guerra fredda» ha privato gli Stati uniti di un nemico pericoloso, l'«impero del male» contro il quale definire la propria identità. L'11 settembre le ha invece dato la certezza della direzione verso la quale procedere, consolidare cioè l'identità nazionale contro tutte quelle altre subnazionali, transnazionali, binazionali che si sono affermate sin dalle battaglie per i diritti civili, linguistici e multiculturali delle minoranze negli anni Sessanta e Settanta e hanno «corrotto» il suo nucleo originario, quello fondato sugli imperativi della supremazia anglosassone (wasp). Un pamphlet in difesa dell'«eccezionalismo» e del «nazionalismo» statunitense