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Vite di scarto globali

Ultima modifica: sabato 24 giugno 2006

Kainos è una rivista pubblicata dall’editore napoletano Filema ma ha anche un sito internet: http://www.kainos.it/

Kainos è un progetto editoriale partito nel 2001 con una rivista online. Oggi approda nelle librerie nella forma di un annuario cartaceo, pubblicata dall’editore napoletano Filema (pp.238, €18). Nei suoi quattro anni di vita la rivista, diretta da Vincenzo Cuomo e da Aldo Meccariello, si è occupata in forma filosofica di temi e suggestioni provenienti dalla cultura filosofica, letteraria e scientifica del Novecento.

Nel suo primo numero cartaceo Kainos – un termine che ha a che fare con la dimensione del tempo e indica ciò che è inatteso, là da venire e inconsueto - propone la lettura di saggi e recensioni sul tema dei “rifiuti”. Dai corpi torturati dei prigionieri nel carcere iracheno di Abu Ghraib, ai bambini palestinesi che vagano tra le macerie delle loro case distrutte dai bombardamenti israeliani, ai corpi degli ostaggi decapitati da Al Queda, fino a quelli dei terroristi kamikaze che si lasciano esplodere, dando la morte. Il nostro panorama visivo, e culturale, è insomma popolato da quelle che il sociologo Zygmunt Bauman ha definito le “vite di scarto”.

La sua è una visione inquietante dei rifiuti umani, di masse di migranti, uomini e donne senza qualità che la macchina centrifuga della modernità spazza via e deposita nei non luoghi dei campi recintati del ricco Occidente ma anche di quel surplus di umanità che sopravvive in ampie parti del globo. “Lungo le linee di faglia del disordine mondiale - scrive Bauman- stanno lievitando cumuli di rifiuti umani; i primi segni della tendenza all’autocombustione e i sintomi di un’imminente esplosione si moltiplicano”.

In questo primo numero dell’annuario di Kainos la visione di Bauman viene declinata in due modi: Da un lato, infatti, vi sono gli scarti, i rifiuti-scarto. Questi sono i rifiuti che risultano dai processi di scarto – processi economici, sociali, biopolitici, culturali, semiotici. Dall’altra parte, vi sono rifiuti che sembrano eccedere la categoria dello scarto. Sono, per così dire, assoluti, perché rispetto ad essi non è concepibile alcun riciclaggio, né ecologico, né etico, né politico, né estetico. Si tratta cioè di rifiuti che, esattamente come le macerie rispetto alle rovine, appaiono come assolutamente privi di senso. Non solo: diversamente dagli scarti, sempre riconducibili, come si diceva, a processi di selezione consapevoli e/o inconsapevoli, tali rifiuti assoluti non sembrano essere riconducibili a strategie soggettive, anche se indubbiamente le attraversano.

I saggi di ispirazione filosofica su Derrida, Baudrillard, Bataille, Benjamin, e poi anche su Hannah Arendt e su Pasolini, sono completati da escursioni sul tema dello spam su internet e dei rifiuti nell’arte, sono accompagnati da contributi che si soffermano sull’economia politica dei rifiuti. Questione scottante nel Mezzogiorno (basti pensare alle recenti polemiche sullo smaltimento dei rifiuti tra Nichi Vendola e Antonio Bassolino tra Puglia e Campania), ma che a livello globale diventa una questione politica rilevante.

Se consideriamo infatti che il costo di smaltimento di una tonnellata di rifiuti tossici nei paesi africani è di 2,5 dollari, contro i 250 dell’Europa, è innegabile che la gestione dei rifiuti sia un problema di giustizia distributiva (equa distribuzione delle ricchezze naturali, equa fruizione di beni primari: acqua, aria, cibo non contaminati) e partecipativa (non sempre coloro che subiscono i danni ambientali sono coinvolti nell’elaborazione di quelle linee politiche di cui sopportano gli effetti).

E più in generale politico: un quinto della popolazione mondiale consuma quattro quinti delle risorse naturali, mentre i quattro quinti devono accontentarsi del rimanente quinto. Secondo stime recenti, infatti, l’1 per cento dei ricchi della terra ha un reddito pari al 57 per cento di quello dei poveri.