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![]() I chierici della società dei proprietariUltima modifica: sabato 24 settembre 2005 Americanismo, in fondo a destra», l'ultimo numero della rivista «Il Ponte» che è stata presentata dal Centro Riforma dello Stato in un seminario con Carlo Galli a Roma Silvio Berlusconi ha aperto il primo Consiglio dei Ministri dopo il referendum sulla procreazione assistita con una preghiera mattutina. Dal capitolo sette dell'Apocalisse ha letto che i servi di Dio saranno preservati dal castigo finale ma, per predisporsi alla salvezza, dovranno mostrarsi zelanti e ravveduti perché Dio «rimprovera e castiga» coloro che ama. Questa è una delle notizie che alcuni dei più ferventi esponenti del clero americanista che vive in Italia avrebbe voluto leggere sui giornali di martedì 14 giugno. Una scena che ricorda, almeno così raccontano gli storici cortigiani della Casa Bianca, l'inizio di ogni giornata nella Stanza Ovale di George Bush. Pur soddisfatto dell'esito del referendum, è tuttavia poco probabile che Berlusconi abbia inaugurato la sua giornata con questo pio caveat, anche perché tra i suoi ministri, la cui maggioranza si dichiara senz'altro cattolica, ci sono dei divorziati (tra cui lo stesso Berlusconi), di laici liberali (Antonio Martino e la new entry Gianfranco Fini) che non rientrano esattamente nel novero di quei politici che traggono dalla religione la sorgente di quei valori che applicano alla politica. Eppure esiste in Italia una destra intellettuale che auspica un forte richiamo ai valori cristiani. Proprio come gli ultras repubblicani in America. Uno degli elementi che rendono godibile Americanismo, in fondo a destra, l'ultimo numero della rivista «Il Ponte» (Ponte alle Grazie, € 15, pp. 265), è, tra l'altro, una rassegna accurata delle posizioni dei neocons italiani, emuli dei più famosi e sopravvalutati intellettuali americani (Michael Novak, Daniel Pipes, Robert Kagan tra gli altri). Se il catalogo delle loro idee è questo, vediamo chi fa parte del nuovo clero militante. I nomi sono già noti, molti sono gli ex da un passato di sinistra o radicale, inedita però è la ricostruzione dei loro discorsi condotta sui libri e gli articoli di Massimo Teodori, Giuliano Ferrara, Antonio Baldassarre, Vittorio Parsi ed altri fino a Adriano Sofri. Una vecchia storia che ha ritrovato passione polemica durante il movimento della pace contro la guerra in Iraq. Allora l'accusa di antiamericanismo fu usata come una clava contro chi criticava l'iniziativa unilaterale anglo-americana. La scelta di campo è importante, se non si vuole essere accusati di schierarsi con il nemico che è tanto indeterminato nell'identità, quanto precisamente tratteggiato nei suoi contorni ideologici: islamico fondamentalista, contrario ai valori della civiltà cristiana e del liberalismo politico. Questi angeli del focolare di Bush sono persone serie ed impegnate nella propaganda quotidiana del verbo sui giornali e, spesso, anche in televisione ma, sottolinea Gianni Ruocco, curatore della rivista insieme a Luca Baldissara, compiono un'operazione teorica insidiosa: la difesa della democrazia contro nuovi attacchi terroristici dopo l'11 settembre equivale alla difesa della «civiltà» liberal-democratica identificato senza sfumature con la democrazia americana mediante la promozione dell'etica idealistico-rivoluzionaria e neo-imperialista. L'acriticità dell'adesione a questa piattaforma trova per Roberta Carlini la quadratura del cerchio nell'adesione di Giulio Tremonti, sia pur con scarsi successi e fantasiose trovate contabili, all'ideologia conservatrice repubblicana del taglio delle tasse al fine di creare in Italia una «società dei proprietari». Il teorema non ha prodotto risultati tangibili in quattro anni di governo Berlusconi, anzi questo scacco è uno dei motivi della sua attuale crisi politica. I neocons di tutti il mondo sono noti per non perdersi d'animo davanti alla smentite della realtà e arrivano a rimproverare i loro referenti politici di scarso coraggio e di inerzia riformatrice. Un'indole, ricorda Rita di Leo, che riprende uno dei caratteri fondamentali dei loro progenitori americani, per la maggioranza ex trotskysti riconvertiti ad una nuova visione teologica della politica: sono passati cioè dal «socialismo come rivoluzione permanente» alla «americanizzazione permanente del mondo» previo ricorso ad un militarismo unilaterale da parte statunitense. Chissà quanto lontano potrà andare la rivoluzione conservatrice americana, si domanda Gianpasquale Santomassimo, per il momento è riuscita ad allargare l'Atlantic divide con l'Europa. E a far percepire agli europei che il «modello di civiltà» esportato nella rovinosa guerra irachena non è propriamente quello in cui loro vorrebbero vivere. (R.C.) |
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