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Jeronimus Bosch (1450-1516) "Il paradiso" e "L'inferno", Museo del Prado, Madrid

La mistica del DNA

Ultima modifica: lunedì 17 ottobre 2005

Elena Del Grosso

"L’essenzialismo genetico che costituisce “il dato oggettivo” intorno al quale si costruisce tutto l’impianto di questa legge. La sociobiologia ne è stata e ne è la sua espressione. E’ stato ed è un paradigma che ben si è prestato a sostenere i cartelli ideologici dominanti: quello colonialista del passato e quello neoliberista recente"

(da Fuoriluogo, supplemento mensile del Manifesto, gennaio 2005)

Con la recente sentenza della Corte Costituzionale, che ha ammesso tre referendum di modifica della legge 40, sulla procreazione medicalmente assistita, è divenuta concreta la possibilità di cambiare alcune delle norme più odiose del testo, che rappresenta un attacco violento al principio di autodeterminazione femminile e alle libertà di tutte e di tutti. Anche se la strada del referendum non è stata scelta da noi donne (perché la semplificazione tra un si ed un no non fa parte della nostra storia e pratica politica),tuttavia abbiamo aderito all’iniziativa referendaria, contribuito alla raccolta delle firme e ci assumiamo la responsabilità politica di sostenerla fino in fondo. Questo è il senso dell’ l’appello “referendum è meglio“ recentemente proposto e sottoscritto da moltissime donne.

Un dato politico certo è che le tante firme raccolte rappresentano la prima rilevante sconfitta politica della maggioranza parlamentare che parte direttamente dalla “penna” dei cittadini e delle cittadine di questo paese. Si tratta per certi versi di una sconfitta annunciata, se si pensa al lungo dibattito politico e culturale sulle tecnologie riproduttive che ha coinvolto tante donne e le ha ricompattate intorno al tema dell’autodeterminazione femminile in materia di sessualità e scelte procreative. E’ stato un percorso iniziato nella passata legislatura, che ha messo insieme soggettività diverse per luoghi e generazioni, dando vita ad iniziative come il Tavolo di bioetica.

Non abbiamo mai voluto una legge sul nostro corpo. Anzi, come Tavolo di Donne sulla Bioetica, insieme ad altre 50 associazioni ed organizzazioni trasversali agli schieramenti politici, avevamo costruito un Cartello in cui al posto di una legge inefficace ed inapplicabile si chiedeva un regolamento che,all’interno dei livelli essenziali di assistenza, fosse in grado di tutelare la salute e i diritti delle donne e dei loro figli e di fornire garanzie per un accesso libero e responsabile.
Questa legge, pessima sul piano normativo, frutto di un’operazione tutta ideologica, colma il vuoto della politica con l’oscurantismo del puro riduzionismo biologico.

E’ vero: nel 1978 la nascita di Luise Brown segnò un inizio e uno spostamento. Per la prima volta quell’inizio di vita, quel concepimento, magico e misterioso finché protetto dal corpo materno, divenne visibile e trasparente. Uova, spermatozoi, zigoti, embrioni, corredi cromosomici e genetici, uteri popolarono l’immaginario collettivo come fossero soggetti con una loro individualità, intrinsecamente autonomi, separati nello spazio e nel tempo da quei corpi di donne e uomini da cui provenivano ed a cui appartenevano.

Ed è sulla base di questa reificazione e presunta oggettività scientifica che questa legge fa scomparire il soggetto femminile, nella sua soggettività desiderante, a vantaggio della malattia e della terapia, e decentralizza il corpo femminile a vantaggio dell’embrione. E’ per la stessa ragione che questa legge introduce nel suo linguaggio, parole e definizioni di quel determinismo genetico che vuole ridurre la/le biografia/e a biologia o meglio ancora a sola identità genetica. L’assetto cromosomico ed il make-up genetico è ciò che identifica l’embrione, la sua appartenenza ,il suo inizio di vita e il suo essere persona e, come tale, deve essere tutelato. Da qui discende tutta una serie di “no”: alla crioconservazione, alla diagnosi preimpianto, alla ricerca sulle cellule staminali, alla clonazione. L’aborto diventa un infanticidio! Non si scappa da una revisione riduttiva della 194!
Con questa legge il più piccolo paziente,il più grande soggetto debole è protetto non dalla madre ma dallo Stato!

Come si è arrivati a tutto questo e perché questi aspetti sono stati così sottovalutati anche da forze della cosiddetta sinistra liberale e democratica?

Io credo e, bisogna dirselo, che l’essenzialismo genetico che costituisce “il dato oggettivo” intorno al quale si costruisce tutto l’impianto di questa legge non è qualcosa che appartiene solamente alla cultura cattolica ma, in sintonia con lo “spirito del tempo”, anche ad uno schieramento molto più ampio e trasversale. Così come la fiducia “nelle magnifiche sorti e progressive” è parte fondante dei processi di modernizzazione del mondo occidentale altrettanto il determinismo genetico fa parte e conforma la cultura del ventesimo secolo. La sociobiologia ne è stata e ne è la sua espressione. E’ stato ed è un paradigma che ben si è prestato a sostenere i cartelli ideologici dominanti: quello colonialista del passato e quello neoliberista recente.

Non dimentichiamo, infatti che il progetto genoma, ha le fondamenta nel mendelismo e nella teoria del gene degli anni ’20. Esso è stato proposto e sostenuto dalle migliori firme della comunità scientifica internazionale che si è premunita di costruirne il consenso sulla base dei benefici che prometteva di dare: prevenzione e terapia genica.

Ed è sulla base di questo consenso che è stato possibile convogliare su di esso la maggior parte dei finanziamenti pubblici e privati sulla ricerca biotecnologica degli ultimi 20 anni. Alimentato dalla propaganda mediatica, si è quindi colpevolmente creato un sentire comune, che accetta come dato vero oggettivo ed ineluttabile che noi siamo alti o bassi, biondi o bruni, ma anche buoni o cattivi,timidi o aggressivi, e persino ricchi o poveri a causa del nostro assetto genetico. E anche se, paradossalmente, proprio il progetto genoma umano ha provocato uno shift nel paradigma a vantaggio di una interazione sempre più complessa fra geni e ambiente che fa di ciascuno di noi quell’essere unico nello spazio e nel tempo che siamo, tuttavia ancora ci troviamo di fronte al fatto che: “trovato il gene della timidezza” al San Raffaele fa notizia su tutti i sistemi di divulgazione di massa, televisione e carta stampata compresi.

Allora, se la scienza dà questo tipo di rappresentazione,costruisce una mistica del DNA che ci attraversa completamente che ci ri-costruisce nel nostro corpo e nella nostra mente, sempre e comunque, perché pensare che l’embrione possa essere pensato, percepito e ricostruito in modo diverso? Questo è il senso comune che la scienza, come chiesa/religione laica, con gli/le esperti/e nel ruolo di sacerdoti/esse ha coscientemente costruito. Questo è quello che la Chiesa cattolica cavalca e che autorizza il papa a dire: “La posizione della Chiesa suffragata dalla ragione e dalla scienza è chiara , l’embrione umano è soggetto identico all’uomo nascituro e all’uomo nato che se ne svilupperà “.

Così questa legge, dichiaratamente contraria a questo tipo di tecnologia, dando un potere sociale assoluto all’informazione genetica, ne condivide, legittima e amplifica l’impianto scientifico-ideologico e con l’aggiunta di giudizi morali crea ulteriori e più ampie forme di discriminazione. Così in aggiunta a figli sani e malati, in nome della naturalità della riproduzione e della famiglia , ci saranno figli naturali e figli artificiali con una stigmatizzazione molto simile a quella tra figli legittimi ed illegittimi Ristabilito il primato dei genitori biologici, il figlio di sangue diventa il figlio genetico. Alla ricerca delle radici genetiche i figli vanno alla caccia dei loro genitori biologici. Padre, madre e figli sono legati da relazioni di “sangue “ e condividono un “patrimonio genetico”. L’integrità e la purezza genetica della famiglia viene tutelata e difesa come un diritto. A quando la purezza della razza, dell’etnia o della civiltà?

Ritorna il concetto di bastardo. Cos’altro è il no all’eterologa, se non una valutazione di ordine morale in quanto considerata come “adulterio in vitro “. D’altra parte se la pubblicità di un kit diagnostico per l’accertamento della paternità commercializzato in USA dice “ vuoi sapere se tua madre ha mentito?” dov’è la differenza tra quel che afferma la chiesa e quello che propone e afferma la scienza-mercato?

E’ questa confusione di lingua e di oggetti, di scienza e di morale che consente al papa di dire che “ la ricerca scientifica che degrada l’embrione a strumento di laboratorio non è degna dell’uomo” In queste condizioni lo direbbe anche Kant! Ma non è in nome di questo, che questa legge, attenendosi a convenzioni internazionali altrettanto ambigue ed ipocrite, vieta la ricerca sulle cellule staminali. Al di là dell’etica e dei valori o delle ideologie che vengono sbandierate, sono i forti interessi economici, che le ricerche biotecnologiche stanno mettendo in campo, il nodo vero del conflitto. E il Vaticano lo sa, come anche noi, laici e non.

La ricerca scientifica non è sacra e intoccabile. La comunità scientifica non è un blocco monolitico.
A partire dalle incrinature che si sono aperte tra scienza e società, dopo i vari disastri ambientali che hanno messo in serio pericolo non solo la nostra vita ma anche quella dell’intero pianeta, le donne hanno chiesto alla scienza di fare auto-coscienza, di lavorare su se stessa. Pensare se ancora vuole essere bene comune e patrimonio dell’umanità o bene privato da scambiare.

Partire dalla vita della gente è quello che le donne propongono per pensare a nuove epistemologie che includano coscienza del limite ed etica della responsabilità Credo che proprio per dare corpo, pratiche e parole alla cittadinanza femminile sulle bio-tecnologie che tagliano e attraversano il proprio corpo ma non solo quelle, le donne e gli uomini devono fare una battaglia congiunta per chiedere a chi sta dentro la comunità scientifica di aprire la realtà dei laboratori, rendere esplicite e trasparenti le scelte strategiche, progettuali ed ideologiche , che sono alla base del progresso scientifico e tecnologico, trovare insieme strumenti necessari a costruire quei paletti utili a che la ricerca scientifica diventi strumento di democratizzazione della società e non di dominio e di controllo.