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Note

Ultima modifica: giovedì 20 aprile 2006

  1. G. Preti, Praxis ed empirismo, Torino, Einaudi, 1957, p. 175. Su tutta questa tematica cfr. il bel libro di B. de Giovanni, Marx e la costituzione della praxis, Bologna, Cappelli, 1984.
  2. J. Derrida, Spettri di Marx (1993), Milano, Cortina, 1994, p. 45. Di Derrida cfr. anche il volume scritto con Élisabeth Roudinesco, Quale domani?, Torino, Bollati Boringhieri, 2004.
  3. C. Corradi, Storia dei marxismi in Italia, Roma, manifestolibri, 2005.
  4. M. Tronti, Con le spalle al futuro. Per un altro dizionario politico, Roma, Editori Riuniti, 1992, p. 82.
  5. K. Marx, Lettera a Ruge, settembre 1843, in K. Marx-F. Engels, Opere complete, III, 1843-1844, Roma, Editori Riuniti, 1976, p. 156. «Apparirà chiaro allora – scrive Marx – come da tempo il mondo possieda il sogno di una cosa della quale non ha che da possedere la coscienza, per possederla realmente. Apparirà chiaro come non si tratti di tracciare un trattino tra passato e futuro, bensì di realizzare i pensieri del passato. Si mostrerà infine come l’umanità non incominci un lavoro nuovo, ma porti a compimento consapevolmente il suo vecchio lavoro».
  6. M. Tronti, Con le spalle al futuro. Per un altro dizionario politico, cit., p. 51. Sul ruolo della coscienza, della coltivazione di sé, come elemento fondativo di una nuova capacità di vedere ciò che i rapporti nascondono, è da vedere la bella prefazione di Tronti a questo stesso libro: Senza titolo (pp. IX-XIV).
  7. M. Tronti, Con le spalle al futuro. Per un altro dizionario politico, cit., p. 42.
  8. Su questa tematica cfr. il ricchissimo contributo di B. de Giovanni, Marx oltre i marxismi, in Bozze, 1985, pp. 47-64.
  9. R. Finelli, Un parricidio mancato. Hegel e il giovane Marx, Torino, Bollati Boringhieri, 2004, pp. 20-21.
  10. Ivi, pp. 19-20.
  11. B. de Giovanni, Marx oltre i marxismi, cit., p. 55.
  12. Ivi, p. 60.
  13. E. Balibar, La filosofia di Marx (1993), Roma, manifestolibri, 1994, p. 10.
  14. E. Balibar, La vacillazione dell’ideologia nel marxismo (1983), in Id., La paura delle masse. Politica e filosofia prima e dopo Marx, Milano, Mimesis, 2001, p. 95.
  15. Ibidem
  16. G. Vacca, «Il Manifesto del Partito comunista» e il problema storico della democrazia, in S. Mastellone-L. Canfora-B. de Giovanni-G. Vacca, Il Manifesto del Partito comunista in Inghilterra, Lecce, Pensa, 2005, p. 204.
  17. E. Balibar, La vacillazione dell’ideologia nel marxismo, cit., p. 95. Il riferimento è a A. Badiou, Peut-on penser la politique?, Paris, Seuil, 1985.
  18. J. Derrida, Spettri di Marx, cit., p. 44.
  19. R. Finelli, Un parricidio mancato, cit., pp. 20-21.
  20. Cfr. B. de Giovanni, Presente e tradizione, in Il Centauro, 1985, n. 13-14, pp. 68-82.
  21. Cfr. R Koselleck, Futuro passato. Per una semantica dei tempi storici (1979), Genova, Marietti, 1986.
  22. P. Favilli, Marxismo e riformismo nell’Italia primonovecento, in Società e storia, 1993, n. 62, p. 873.
  23. Cfr. L. Althusser, Sul giovane Marx. Questioni di teoria (1960), in Id., Per Marx, Roma, Editori Riuniti, pp. 40-41.
  24. B. de Giovanni, Crisi organica e stato in Gramsci, in F. Ferri (a cura di), Politica e storia in Gramsci, vol. I, Roma, Editori Riuniti, 1977, p. 222.
  25. F. Fistetti, Althusser e la critica dell’economia politica, introduzione a R. Establet-P. Macherey, La scienza del capitale. Leggere Marx, Verona, Bertani, 1975, p. 9. Il riferimento a Marx è rintracciabile in K. Marx-F. Engels, L’ideologia tedesca, Introduzione di C. Luporini, Roma, Editori Riuniti, 1967, p. 77, laddove Marx osserva che la «critica critica» «prende i pensieri, le idee, l’espressione concettuale, resa autonoma, del mondo esistente per il fondamento di questo mondo esistente». Quello a Lenin è rintracciabile, invece, in V.I. Lenin, Materialismo ed empiriocriticismo, a cura di F. Platone, in Opere, vol. XIV, Roma, Editori Riuniti, 1963, pp. 336-337, laddove Lenin afferma: «Le raffinate escogitazioni gnoseologiche di un qualsiasi Avenarius restano invenzioni professorali, tentativi di fondare una “propria” piccola setta filosofica, ma in realtà, nelle condizioni generali della lotta delle idee e delle tendenze nella società contemporanea, la funzione obiettiva di questi artifici gnoseologici è una soltanto: spianare la via all’idealismo e al fideismo, mettersi fedelmente al loro servizio».
  26. Sul concetto di livelli di astrazione cfr. J.G.A. Pocock, Politica linguaggio e storia, con Prefazione e cura di E.A. Albertoni, Milano, Comunità, 1990, p. 35. Per una discussione di questo concetto rimando a P. Serra, Metodologia politica e mondo contemporaneo. Introduzione alla storia del pensiero politico contemporaneo, di prossima pubblicazione presso la casa editrice Ediesse di Roma.
  27. D. Cofrancesco, Destra e sinistra, Genova, Il Basilisco, 1981, p. 29. Su questo punto sono tutte da analizzare e da riconsiderare le indicazioni metodologiche, tra di loro anche molto diverse, di Anna Maria Battista e di Augusto Del Noce. Cfr. di A.M. Battista la Introduzione metodologica (1977) a Aa. Vv., Il «Rousseau» dei giacobini, Urbino, Edizioni QuattroVenti, 1988, pp. 11-28. Per quanto riguarda Del Noce, spunti in P. Serra, Augusto Del Noce. Metafisica e storia, Napoli, Esi, 1995; Id., Filosofia e libertà. Osservazioni sul rapporto tra Del Noce e Gramsci, in C. Vasale-G. Dessì (a cura di), Augusto Del Noce e la libertà. Incontri filosofici, Torino, Sei, 1996, pp. 149- 165.
  28. P. Favilli, Marxismo e riformismo nell’Italia primonovecento, cit., p. 873.
  29. E. Garin, Ancora della storia della filosofia e del suo metodo, parte II, in Giornale Critico della filosofia italiana, IV, 1960, p. 526. La prima parte di questo intervento era apparsa sul numero precedente della rivista alle pp. 373-390.
  30. E. Garin, Ancora della storia della filosofia e del suo metodo, parte II, cit., p. 533.
  31. Cfr. H.R. Jauss, Estetica e interpretazione letteraria (1982), Genova, Marietti, 1990, esponente di spicco della scuola di Costanza. Di Jauss cfr. anche Da Combray a Costanza: l’avventura della critica, in Intersezioni, n. 3, 1986, pp. 413-426. Sulla ermeneutica di Jauss cfr. C. Gentili, Ermeneutica e metodica. Studi sulla metodologia del comprendere, Genova, Marietti, 1996.
  32. Importante, in questa prospettiva, è anche il lavoro di Wolfgang Iser, come Jauss professore di teoria della letteratura a Costanza. Della sua fenomenologia della lettura cfr. La struttura d’appello del testo. L’indeterminatezza come condizione degli effetti della prosa letteraria (1970), in Quaderni urbinati di cultura classica, n. 1, 1985, pp. 15-37 (con Postille critiche di F. Rauscher, pp. 38-41 e di C. Gentili, pp. 41-43) ; L’atto della lettura. Una teoria della risposta estetica (1976), Bologna, il Mulino, 1987.
  33. M. Viroli, Introduzione a Q. Skinner, Le origini del pensiero politico moderno (1978), Bologna, il Mulino, 1989, vol. I, p. 13. «Applicata alla interpretazione dei testi del pensiero politico, la teoria degli atti linguistici si traduce nel principio che per capire che cosa voleva dire un autore del passato e come voleva essere capito, non è sufficiente conoscere il significato letterale dei termini impiegati e dobbiamo compiere uno sforzo interpretativo ulteriore per intendere che cosa l’autore voleva fare nello scrivere ciò che ha scritto» (ivi, p. 14).
  34. Una critica al concetto di influenza è in M. Foucault, L’archeologia del sapere (1969), Milano, Rizzoli, 1971. Sull’importanza cruciale di Foucault nel contesto di questo discorso rimando, per una prima approssimazione, a P. Serra, Michel Foucault. Un modello di storia delle idee, di prossima pubblicazione su Democrazia e diritto. Ma considerazioni interessanti su questo punto aveva già svolto Garin nelle Osservazioni preliminari a una storia della filosofia, citato nelle note precedenti: «Le varie espressioni metaforiche di cui tutta una storiografia si compiace quali sopravvivenze o precorrimenti […], vedute anacronistiche e rami secchi, uomini vivi o morti al proprio tempo, non sono altro che tentativi di insinuare nella dimensione temporale possibilità di discriminazione di valori che le sono estranee» (p. 21). Sempre di Garin notazioni interessanti riguardo al problema degli antecedenti delle filosofie: «che un filosofo “si vincoli ai predecessori”, è un discorso che nella sua generalità rischia di non dir nulla o di dir troppo. Quel che importa è che il suo campo di scelte, il terreno su cui si muove, le domande a cui risponde, le esperienze che vuole interpretare e unificare, sono di volta in volta diverse, e non sono necessariamente le “filosofie” che lo hanno preceduto anche se, a un certo punto, alcune di esse vengono considerate e discusse» (pp. 38-39).
  35. Di Skinner cfr. almeno Dell’interpretazione, Bologna, il Mulino, 2001.
  36. Tra i materiali più radicali, e più innovativi, di questa riformulazione del marxismo, vanno ricordati, di Giuseppe Vacca, almeno i seguenti scritti: Lukács o Korsch?, Bari, De Donato, 1969; Marxismo e analisi sociale, Bari, De Donato, 1969; Scienza stato e critica di classe. Galvano della Volpe e il marxismo, Bari, De Donato, 1970; La teoria e i livelli attuali della lotta di classe (intervista a cura di O. Cecchi), in Rinascita, n. 37, 1971, ora in Id., Osservatorio meridionale. Temi di politica culturale tra gli anni sessanta e settanta, Bari, De Donato, 1977, pp. 103-124; Politica e teoria nel marxismo italiano. 1959-1969, Bari, De Donato, 1972. Sullo sfondo di questa riclassificazione del marxismo vi era da un lato la ricerca filosofica di B. de Giovanni, l’innesto di una straordinaria tradizione accademica nel corpo del giovane marxismo meridionale (Hegel e il tempo storico della società borghese, Bari, De Donato, 1970; Marx e lo stato, in Democrazia e diritto, n. 3, 1973, pp. 37-82; La teoria politica delle classi nel «Capitale», Bari, De Donato, 1976) e dall’altro una nuova interpretazione di Gramsci e della tradizione comunista elaborata in quegli anni da Franco De Felice, in alcuni scritti ancora oggi fondamentali (Questione meridionale e problema dello stato in Gramsci, in Rivista storica del socialismo, n. 27, 1966, pp. 189-220; Serrati, Bordiga, Gramsci e il problema della rivoluzione in Italia 1919-1920, Bari, De Donato, 1971; Fascismo democrazia Fronte popolare. Il movimento comunista alla svolta del VII Congresso dell’Internazionale, Bari, De Donato, 1973; Una chiave di lettura in «Americanismo e fordismo», in Rinascita-Il Contemporaneo, n. 42, 1972, 27 ottobre, pp. 33-35; Analisi e prospettive del movimento comunista internazionale in Togliatti (1926-1935)), in Istituto G. Feltrinelli, Annali, XV, 1973, pp. 1392-1442; Nodo centrale è il rapporto tra ricerca storica e movimento operaio (intervista a cura di O. Cecchi), in Rinascita, n. 25, 1973, pp. 18-20), e da Leonardo Paggi, della cui ricerca di quegli anni è da vedere almeno Gramsci e il moderno principe. Nella crisi del socialismo italiano, Roma, Editori Riuniti, 1970; La teoria generale del marxismo in Gramsci, in Annali Feltrinelli 1973, Milano, Feltrinelli, 1974. Importante, anche, la ricerca, sicuramente più tesa e meno ottimistica (più aperta al dellavolpismo ed anche ad un certo operaismo), elaborata in quegli stessi anni da Franco Cassano (Ideologia e contraddizioni del movimento studentesco: la dimensione politica del processo di qualificazione, in Istituto Gramsci, Il marxismo italiano degli anni sessanta e la formazione teorico-politica delle nuove generazioni, Roma, Editori Riuniti, 1972, pp. 471-492; Teoria del blocco storico e ricomposizione del lavoro nel capitalismo maturo, Introduzione a Marxismo e filosofia in Italia (1958-1971), Bari, De Donato, 1973, pp. 27-75; Note d’analisi sullo sviluppo capitalistico, in Critica marxista, n. 6, 1973, pp. 21-69; Scuola di massa e subordinazione sociale nel Mezzogiorno, in G. Vacca (a cura di), Pci Mezzogiorno e intellettuali, Bari, De Donato, 1973, pp. 135-157. Una ricerca collettiva del marxismo barese è quella di G. Vacca, a cura di, Pci Mezzogiorno e intellettuali, cit., con scritti di Vacca, De Felice, Cassano, De Giovanni, Schiavone, Cotturri e altri). Fondamentale è, poi, il contributo della cultura giuridica (da Pietro Barcellona ad Aldo Schiavone a Giuseppe Cotturri). Ma sono tante le figure di primo piano della intellettualità italiana di quegli anni che hanno interagito fecondamene con questo orientamento. Ma, più di tutti, decisiva fu la presenza di quel personaggio invisibile che è Mario Santostasi, il marxista barese, «disposto a dire, non disposto a scrivere», per usare le parole che Tronti usa per Taubes, come se «ormai il valore sta solo in questa oscurità, separatezza, riservatezza, rifiuto di comparire, da parte di esistenze solitarie» (M. Tronti, La politica al tramonto, Torino, Einaudi, 1998, p. 151). Su tutto questo orientamento è tornato G. Vacca (intervista a cura di G. De Tommaso), Quando a Bari la sinistra ha fatto scuola, in La Gazzetta del Mezzogiorno, 21 febbraio 2001, p. 6.
  37. C. Corradi, Storia dei marxismi in Italia, cit., pp. 180-181.
  38. Su questi aspetti sono intervenuto in più occasioni e, da ultimo, in Americanismo senza America. Intellettuali e identità collettive dal 1960 ad oggi, Bari, Dedalo, 2002.
  39. C. Corradi, Storia dei marxismi in Italia, cit., pp. 254-255.
  40. L. Althusser, Dal «Capitale» alla filosofia di Marx, in L. Althusser-E. Balibar, Leggere il Capitale (1965), Milano, Feltrinelli, 1968, pp. 55-56.
  41. Basti ricordare le imponenti ricerche storiografiche dedicate a Gramsci (le Introduzioni ai volumi A. Gramsci-T. Schucht, Lettere 1926-1935, Torino, Einaudi, 1997; Gramsci a Roma, Togliatti a Mosca. Il carteggio del 1926, Torino, Einaudi, 1999), e a Togliatti (le Introduzioni a P. Togliatti, Sul fascismo, Roma-Bari, Laterza, 2004; Togliatti editore di Gramsci, Roma, Carocci, 2005). Occorre dire che, a volte, ma questo riguarda di più alcune ricerche precedenti, si assiste a qualche eccessiva forzatura attualizzante, come quelle tendenti a presentare un Gramsci liberale, forzature che non servono né a riscattare il passato né a pensare il presente.
  42. Il concetto, come è noto, è usato da Paolo nella seconda lettera ai Tessalonicesi, ed è ripreso da Schmitt, il quale lo pone a fondamento della sua teologia del grande inquisitore.
  43. Su tutti questi problemi, oltre che in scritti più generali (e da ultimo in Americanismo senza America, già cit.) ho focalizzato particolarmente l’attenzione in P. Serra, Doppia lettura del fondatore dell’«Unità». Il ruolo della «scuola di Bari» nell’interpretare la filosofia della praxis, in Il Giorno, 3 ottobre 1992, p. 14; Id. École barisienne. Il poco che rimane della sinistra ha le radici in quell’esperienza (intervista a cura di F. Blasi), in Corriere del Mezzogiorno (supplemento pugliese del Corriere della Sera), 17 dicembre 2005, p. 17. Questa intervista si inserisce in un dibattito, tuttora in corso, sul marxismo barese, promosso dal Corriere del Mezzogiorno (con interventi, tra gli altri, di M. Montanari, F. Fistetti, B. de Giovanni, F. Cassano).
  44. Cfr. M. Cacciari, Sulla genesi del pensiero negativo, in Contropiano, n. 1, 1969, pp. 131-200; Id., Krisis, Milano, Feltrinelli, 1976; Id., Pensiero negativo e razionalizzazione, Venezia, Marsilio, 1977; Id., Dialettica e critica del politico. Saggio su Hegel, Milano, Feltrinelli, 1978; Id., Critica della «autonomia» e problema del politico, in V.F. Ghisi (a cura di), Crisi del sapere e nuova razionalità, Bari, De Donato, 1978, pp. 123-135; Id., L’impolitico nietzschiano, in F. Nietzsche, Il libro del filosofo, Roma, Savelli, 1978, pp. 103-120.
  45. Cfr. soprattutto gli interventi di B. de Giovanni e di C. Luporini, in Nietzsche e la cultura della crisi (dibattito con B. de Giovanni, C. Luporini, M. Cacciari, a cura di F. Adornato), in La città futura, n. 13, 1978, p. 7-9. Scrive, per esempio, de Giovanni: «Potenziare oggi questa parola “dialettica” effettivamente diventa difficile, [ma] ho l’impressione che nel senso comune di questi nuovi soggetti, emergenti dentro la crisi, la funzione di Nietzsche sia questa: costituzione di un senso comune sull’impossibilità di un processo, sull’impossibilità di una interpretazione teorica “in connessione” con la realtà» (p. 7).
  46. Cfr. P. Serra, Sulla genesi del pensiero negativo in Italia: uno schema interpretativo, in Democrazia e diritto, n. 3, 1991, pp. 181-198; e con riferimento critico ad un volume di G. Cantarano (Immagini del nulla. La filosofia italiana contemporanea, Milano, Bruno Mondadori, 1998), in Id., Pensiero negativo come filosofia pratica, in Critica marxista, n. 4, 1999, pp. 66-68.
  47. Stesso discorso potrebbe essere fatto per Tronti e, in modo particolare, per la tematica della Autonomia del politico (l’autonomia del politico e del potere nei confronti della società), la quale non rappresenta un cedimento o un abbandono alla teoria borghese della politica, né una teoria generale della politica, ma un modo storicamente determinato, e direi precocissimo, quasi profetico (tanto che ancora oggi, a trentacinque anni dalla prima enunciazione del tema, si fa ancora fatica a comprenderlo), di sottoporre ad analisi critica il ciclo aperto dal sessantotto (M. Tronti, L’Autonomia del politico: relazione introduttiva (1972), in Id., Sull’autonomia del politico, Milano, Feltrinelli, 1977, pp. 9-62), in assenza della quale non andremo da nessuna parte. Ma su Tronti mi fermo qui, anche perché il mio compito è solo quello di discutere alcuni punti del libro di Corradi e non, invece, quello di scrivere una storia dei marxismi, alternativa alla sua.
  48. C. Corradi, Storia dei marxismi in Italia, cit., pp. 250-255, la citazione è tratta da p. 251.
  49. L. Colletti, Intervista politico-filosofica, Roma-Bari, Laterza, 1974. Di Colletti cfr. anche Tra marxismo e no, Roma-Bari, Laterza, 1979.
  50. G. Vacca, «Il Manifesto del Partito comunista» e il problema storico della democrazia, cit., pp. 215-216.
  51. Ivi, p. 215.
  52. Fondamentali, a tal proposito, sono le Tesi su Feuerbach, in K. Marx-F. Engels, Opere complete, vol. V, 1845-1846, Roma, Editori Riuniti, 1972, pp. 3-5.
  53. K. Marx, Per la critica della filosofia del diritto di Hegel, in K. Marx-F. Engels, Opere complete, vol. III, 1843-1844, Roma, Editori Riuniti, 1976, p. 191. Su tutta questa problematica sempre utili le ricerche di K. Löwith, Significato e fine della storia (1949), Milano, Comunità, 1963, pp. 61-83; Id., La sinistra hegeliana (1960), Roma-Bari, Laterza, 1982.
  54. G. Vacca, «Il Manifesto del Partito comunista» e il problema storico della democrazia, cit.
  55. K. Marx, Il Capitale. Critica dell’economia politica , libro primo, con una Introduzione di L. Firpo, Torino, Utet, 1948, p. 328. Per i riferimenti marxiani a Vico, cfr. N. Badaloni, Introduzione a Vico (1984), Roma-Bari, Laterza, 1995, pp. 158-160.
  56. Su questa tematica cfr. M. Tronti-P. Serra (Conversazione), La sinistra secolarizzata e l’antipolitica della destra, in Aprile, maggio 2005, pp. 5-6. Di Tronti cfr. anche la bella intervista curata da I. Dominijanni, Quel circolo di sacro e secolare, in Il manifesto, 29 aprile 2005, p. 14.
  57. C. Castoriadis, Istituzione della società e religione (1982), in Id., L’enigma del soggetto. L’immaginario e le istituzioni (Postfazione di F. Ciaramelli), Bari, Dedalo, 1998, cit., p., 23. Testo fondamentale per affrontare in maniera non artificiale né statica il rapporto tra immanenza e trascendenza.
  58. Sulla non filosofia di Marx, e sui suoi effetti sul terreno dell’antropologia e della politica, Augusto Del Noce aveva scritto, tra il ’46 e il ’48, quattro saggi a questo tema appositamente dedicati: Attualità della filosofia di Marx?, in Costume, n. 2, 1946, pp. 90-99; Studi intorno alla filosofia di Marx, in Rivista di filosofia, n. 3-4, 1946, pp. 223-233; La «non-filosofia» di Marx e il comunismo come realtà politica, in Aa.Vv., Il materialismo storico. Atti del I Congresso internazionale di filosofia, Milano, Castellani e C., 1947, pp. 357-388; Marxismo e salto qualitativo, in Rivista di filosofia, n. 3, 1948, pp. 209-229. Ho ricostruito e discusso questa interpretazione di Marx, in P. Serra, Una democrazia post-fascista: A. Del Noce su «il Popolo Nuovo», in F. Mercadante-V. Lattanzi (a cura di), Augusto Del Noce. Essenze filosofiche e attualità storica, Convegno internazionale di studi (Roma, 9-11 novembre 1995), Atti, volume secondo, Roma, Edizioni Spes-Fondazione Del Noce, 2001, pp. 534-553.
  59. Centrale in questo discorso è la ricerca di H.R. Jauss, Estetica e interpretazione, cit.
  60. Il riferimento è a R. Kosellek, Futuro passato. Per una semantica dei tempi storici (1979), Genova, Marietti, 1986. Sulla Begriffsgeschichte fondamentali sono gli studi di Giuseppe Duso e della sua scuola.
  61. Cfr. su questi temi B. de Giovanni, Presente e tradizione, cit.
  62. Cfr. H.R. Jauss, Estetica e interpretazione letteraria, cit.
  63. Q. Skinner, Significato e comprensione nella storia delle idee (1969), in Id., Dell’interpretazione, cit., p. 17. Skinner – ha scritto Barberis – chiama «mitologia della dottrina quella per cui ogni scrittore del passato deve aver necessariamente formulato dottrine su alcuni problemi fondamentali che magari sono stati tematizzati secoli dopo (salvo criticarlo se non l’ha fatto); mitologia della coerenza quella per cui ogni (grande) autore politico non può aver sostenuto tesi tra loro confliggenti, salvo ipotizzare che le incoerenze apparenti – magari semplicemente dovute al fatto che l’autore ha cambiato idea da un’opera all’altra – manifestino in realtà una coerenza profonda; mitologia della prolessi quella per cui, con il senno di poi, si proiettano su un’opera significati storici che nessun contemporaneo si sarebbe sognato di attribuirle; mitologia della familiarità quella per cui s’interpreta a viva forza ciò che non si conosce sulla base di ciò che si conosce, assumendo per esempio che un autore successivo sia stato influenzato da un autore precedente (da noi) ritenuto importante» (M. Barberis, Introduzione. La storia delle dottrine politiche: un discorso sul metodo, in Id., Sette studi sul liberalismo rivoluzionario. Con un’introduzione metodologica e un’ap-pendice bibliografica, Torino, Giappichelli, 1989, p. 19). Su Skinner, e più in generale sulla scuola di Cambridge, così come su tutte le questioni metodologiche riguardanti l’analisi delle tradizioni politiche della contemporaneità, rimando, ancora una volta, a P. Serra, Metodologia politica e mondo contemporaneo. Introduzione alla storia del pensiero politico contemporaneo, cit.
  64. M. Barberis, Sette studi sul liberalismo rivoluzionario. Con un’introduzione metodologica e un’ap-pendice bibliografica, cit., p. 9.
  65. J. Derrida, Spettri di Marx, cit., pp. 46-47.
  66. M. Tronti, La politica al tramonto, cit., pp. 125-126.
  67. E. Balibar, La filosofia di Marx, cit., p. 13.
  68. Fuori dal marxismo, il caso più interessante è quello di Ugo Spirito, il cui itinerario dimostra, come pochi altri, l’impossibile continuità dell’attualismo, o la sua continuità solo per salti, per non cumulative metamorfosi. Su questo problema in Ugo Spirito rimando a P. Serra, Il problema dell’attualismo. Considerazioni sul rapporto tra Spirito e Gentile, in Annali della Fondazione Ugo Spirito, 1993, pp. 237-250; Id., Corpo e Pensiero nelle Metafisiche della gioventù del Novecento. L’itinerario di Ugo Spirito, di prossima pubblicazione.
  69. E questo perché – lo notava acutamente Mosse, analizzando la tragica vicenda degli ebrei-tedeschi – l’epoca in cui una minoranza si emancipa finisce per «determinare in larga misura gli aspetti più importanti della sua autoidentificazione, non solo al momento della emancipazione stessa, ma anche per il futuro» (G.L. Mosse, Ebrei in Germania fra assimilazione e antisemitismo, Firenze, Giuntina, 1991, p. 45). Infatti – è ancora Mosse – «la modernità, una volta accettata, può bloccarsi in posizioni che più tardi possono apparire arcaiche, in quanto mancanti di una loro dinamica» (ivi, 41). Di Mosse cfr. anche Il dialogo ebraico-tedesco. Da Goethe a Hitler, Firenze, Giuntina, 1988. Di questo Mosse, e con l’occhio alle correnti della disperazione comunista, mi sono occupato in P. Serra, Nazisti ed ebrei nella Germania di Gorge Mosse, in Democrazia e diritto, n. 6, 1989, pp. 227-245.
  70. M. Tronti, La politica al tramonto, cit., pp. 125-127.
  71. J. Derrida, Spettri di Marx, cit., p. 25.
  72. Ivi, p. 26.
  73. M. Cacciari, Lettera V. Politica e profezia, in Id., Della cosa ultima, Milano, Adelphi, 2004, p. 229.
  74. Su questo tema, spunti molto interessanti in M. Tronti, Relazione, in Politica e profezia (Atti del convegno organizzato dalla Provincia di Roma, 3 dicembre 2004, con M. Cacciari, T. Dell’Olio, C. Molari e M. Tronti), Roma, 2005, pp. 25-30.
  75. K. Marx, Il Capitale. Critica dell’economia politica, cit., p. 328.
  76. A. Massolo, La storia della filosofia e il suo significato (1961), in Id., La storia della filosofia come problema e altri saggi, Firenze, Vallecchi, 1967, pp. 38-49. Il riferimento specifico è tratto dalla pag. 49.