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Trattare con i cattivi

Ultima modifica: giovedì 20 aprile 2006

Rifiutare il paragone tra Hamas e Al-Qai'da non significa assolvere Hamas dai suoi crimini, ma capire se esiste ancora una possibilità di pace

Mattia Toaldo

“Di fronte alla vittoria schiacciante di Hamas non vedo altra prospettiva che rilanciare politicamente, compiere un gesto significativo che dia il segno di una volontà di aiuto nei confronti del popolo palestinese”. Queste parole sono di un nostro politico che ha giocato un ruolo importante nella politica mediterranea dell'Italia.

Nelle parole di molti commentatori italiani e stranieri, Hamas è stata spesso associata ad Al-Qai'da e la sua vittoria elettorale del 25 gennaio paragonata a quella nazista, avvenuta anch'essa nel mese di gennaio ma del 1933. Rifiutare questi paragoni non vuol dire assolvere Hamas per i suoi crimini, che ci sono e sono molto grandi.

Significa semplicemente cercare di scavare più a fondo per capire se c'è ancora una possibilità di pace. Perchè se invece si sostiene che i palestinesi hanno votato per i nazisti del 2006 allora è meglio portare il discorso fino in fondo e dire che bisogna scatenare una guerra per evitare che questi “nazisti” possano mettere in atto un nuovo genocidio.

Ma la storia non si ripete e ogni situazione va analizzata il più possibile per quello che è. Nell'ultimo anno, più o meno coscientemente, Hamas ha scelto una linea politica ben precisa: tregua negli attentati e partecipazione alle elezioni, strategia che doveva portare, non al governo come invece inaspettatamente si è verificato, ma ad una compartecipazione nella gestione dell'Autorità Palestinese. Non era una scelta scontata:si poteva scegliere di aspettare il collasso dell'Anp nel dopo-Arafat e prendere il potere con le armi. Lo “Stato parallelo” di Hamas era già prima delle elezioni molto più "statale" ed efficiente di quello dei successori di Arafat, il controllo esercitato dal “braccio politico” del movimento sulle brigate armate molto più efficace di quello che non sono riusciti ad attuare i dirigenti del Fatah sulle Brigate dei Martiri di al-Aqsa.

Cosa c'entra questo con i negoziati? C'entra, eccome, perchè vuol dire che Hamas non solo è qualcosa di più rispetto ad una “normale” organizzazione terroristica ma che nella sua strategia c'è anche una via “parlamentare”, per dirla con termini presi a prestito dalla storia europea del Novecento. Ma prima di tutto è necessario riflettere su alcune informazioni importanti:

  • i palestinesi non vengono coinvolti in trattative significative da alcuni anni, si può dire dai negoziati di Taba del 2001. E questo sia che ci fosse Arafat sia che ci fosse il suo successore Abu Mazen. L'Occidente, insomma, non sembra che avesse suoi alleati potenziali in queste elezioni

  • la "Road map" scritta da Usa,Ue e Russia non è mai stata attuata. Stando a quel "percorso" i palestinesi dovevano già avere uno "stato entro confini provvisori" e si sarebbe dovuta interrompere la costruzione di nuove colonie ebraiche nei Territori Occupati. Nonostante il ritiro da Gaza, invece, il numero dei coloni è aumentato e oramai la Gerusalemme araba è completamente circondata da insediamenti ebraici

  • Si chiede oggi ad Hamas di cancellare dal suo statuto l'obiettivo della distruzione dello stato di Israele. Va detto che una dichiarazione simile era presente anche nello statuto dell'Olp e ci è rimasta fino al 1998, 5 anni dopo la firma degli accordi di Oslo. Tuttavia l'Anp è nata solo dopo il riconoscimento dello stato di Israele, chi si candida a governarla sa che solo a questa condizione può sopravvivere. Non è un caso che Hamas non avesse partecipato alle precedenti tornate elettorali dell'Autorità Palestinese

  • Non è la prima volta che un gruppo terroristico vince le elezioni in un paese. Nello stesso Israele, il partito di destra Likud include anche i discendenti di organizzazioni terroristiche ebraiche. Lo stesso partito, ancora oggi, nega il diritto dei palestinesi ad avere uno entità statale vera e propria, eppure questo non ha impedito che fosse più volte un partner, anche se difficile, dei negoziati di pace

  • I soldi sono una questione molto importante in questa vicenda. L'autorità palestinese dipende molto dagli aiuti europei e, in misura minore, americani. Le stesse tasse pagate dai palestinesi sono raccolte dalle autorità di occupazione israeliane e poi "girate" all'Anp. Il governo israeliano ha già fatto sapere che smetterà questi pagamenti e Hamas ha risposto che sta già cercando altrove. Ma non è realistico pensare che Hamas sostituisca interamente i fondi delle tasse girate dagli israeliani e quelli donati dall'Occidente con soldi provenienti dai paesi arabi e dall'Iran. Sarà necessario quindi, per gli “islamici di governo” trovare un modus vivendi con i vecchi nemici

Escludere il governo di Hamas dai negoziati è il maggiore favore che si può fare a questa organizzazione. Hamas continuerebbe ad essere quella che è stata fino ad oggi, con la differenza che ora controllerebbe le fragili strutture statali palestinesi con tutte le possibilità "clientelari" che questo implica nonchè con il controllo delle attuali (molto frammentate) "forze di sicurezza" dell'Anp. Il modello in questo caso sarebbe Hizbullah, che è presente nel parlamento libanese ma continua a portare avanti le sue attività militari. Con la differenza che il "partito di Dio" libanese non ha responsabilità esclusive di governo.

Messa di fronte ad un'offerta di negoziati che portino (in tempi brevi di un anno o due) alla creazione di uno stato palestinese Hamas sarebbe in seria difficoltà, dovendo scegliere tra il suo programma storico e la volontà della maggior parte della popolazione di mettere fine al conflitto. Qualcosa di non troppo diverso dal travaglio vissuto dalla destra israeliana negli ultimi mesi.

E' stato il consigliere per la sicurezza nazionale del premier israeliano, Giora Eiland, a proporre di puntare sugli elementi più moderati dentro Hamas. E la sua voce, nella stessa Israele, non è rimasta isolata: c'è addirittura chi, nei mesi scorsi, diceva di fidarsi di più della “tenuta” di un accordo firmato da Hamas piuttosto che di uno concluso da Abu Mazen che poi sarebbe stato contestato dai gruppi armati.

In altri tempi, non troppo lontani da noi, l'Italia avrebbe alzato la mano nel consesso internazionale per fare questa proposta. Siamo in grado di recuperare il nostro ruolo mediterraneo?

A proposito: il responsabile della frase con cui abbiamo iniziato è Giulio Andreotti, noto estremista.

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