Le linee del progetto

Ultima modifica: mercoledì 24 maggio 2006

Inquadrare la transizione italiana in relazione alle altre democrazie mature, sottrarsi alle letture correnti imperniate sul teorema dell’«anomalia» italiana

L’idea di elaborare, con cadenza annuale, un Rapporto sullo stato della democrazia in Italia nasce dall’intento di dare continuità e sistematicità all’analisi, alla critica e alla riflessione sul nostro sistema politico in continua trasformazione che il CRS conduce ormai da molti anni e che anche recentemente è stato assunto tra gli assi centrali della sua iniziativa. Fare il punto sulla cosiddetta «transizione» italiana, infatti, è anche il modo per riprendere – come sembrerebbe finalmente possibile – una discussione più ponderata sulle radici e sulla storia originale della democrazia italiana, nonché un passaggio necessario al fine di contribuire a delineare gli sviluppi e gli scenari futuri verso cui il nostro sistema politico è proteso.

Di questo ci interessa, dunque, inquadrare l’evoluzione e le tendenze in relazione ai modelli e alle esperienze in atto nell’ambito delle altre democrazie mature, sottraendoci però alle letture correnti imperniate sul teorema dell’«anomalia» italiana, da ultimo sul fenomeno del cosiddetto berlusconismo, laddove si tendono a scambiare i sintomi per la malattia. L’ispirazione comparativa del Rapporto mira piuttosto a rilevare, e ovviamente a verificare, il carattere di laboratorio che il caso italiano ha assunto rispetto alle altre democrazie, per mettere in evidenza le anticipazioni, e non solo i ritardi, con cui qui da noi si presentano alcune tendenze di fondo proprie di tutti i regimi democratici contemporanei.

Sono diversi i punti critici della nostra democrazia reale che il Rapporto si prefigge di sottoporre ad analisi: dalle trasformazioni istituzionali e costituzionali alla strutturazione della competizione politica ed elettorale, dall’attecchimento del principio maggioritario alla presidenzializzazione degli esecutivi, dalle forme vecchie e nuove di partecipazione politica alle modalità di rappresentanza degli interessi, dall’affermazione dei diritti di cittadinanza alla formazione dell’opinione pubblica e al ruolo dei mezzi di comunicazione di massa. Riteniamo, tuttavia, che l’insieme delle tematiche su cui il Rapporto deve soffermarsi specificamente vada fatto ruotare, con una scelta interpretativa netta, intorno a una questione più generale: la crisi delle classi dirigenti che attraversa in questo momento storico il nostro paese, e che – seppure in maniera diversa – stanno attraversando tutte le democrazie mature da due-tre decenni a questa parte.

Da tale punto di vista, questo progetto si ricollega, e sarà senz’altro coordinato, con le attività del nostro «Osservatorio Geopolitico sulle Elites Contemporanee».

L’analisi del modo in cui oggi si selezionano le élites e in cui operano i ceti politici nell’ambito delle reti formali e informali di potere – anzitutto nell’ambito delle relazioni fra economia e politica e fra apparati istituzionali e interessi organizzati – dovrebbe dare occasione al Rapporto per una lettura non ingenua o convenzionale della crisi in cui versano da tempo le tradizionali strutture di rappresentanza di massa, e in particolare per un aggiornamento della riflessione – talora un po’ stanca e scontata – sul fenomeno del declino dei partiti.

In questo senso, piuttosto che sugli ambiti della democrazia procedurale o partecipazionista, è sulla democrazia organizzata che sarà concentrata l’attenzione del Rapporto, dal momento che su questo terreno si misurano davvero le trasformazioni e i limiti che stanno mutando qualitativamente il funzionamento, il senso e la percezione della democrazia.