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L'archivio Ingrao

Ultima modifica: sabato 6 gennaio 2007

La Soprintendenza archivistica del Lazio ha dichiarato il materiale dell’archivio del Crs – Fondo Ingrao di “notevole valore storico”

Il Comitato scientifico che ne cura la raccolta, la promozione e la sistemazione è composto da Maria Luisa Boccia, Umberto Coldagelli, Giuseppe Cotturri, Alberto Olivetti, Alessandro Portelli, Gianpasquale Santomassimo, Ansano Giannarelli. Il coordinamento esecutivo è affidato a Giovanni Cerchia, con la collaborazione di Mattia Diletti e Lorenzo Teodonio.

Un particolare ringraziamento va alla Provincia di Roma, nella persona dell’Assessore alle politiche culturali, della comunicazione e dei sistemi informativi on. Vincenzo Vita, che ha sostenuto con entusiasmo la costituzione dell’archivio.

Il primo segmento archivistico inventariato, non a caso, concerne tutte “Carte” depositate presso lo stesso CRS. A queste, tuttavia, prevede di sommare in brevissimo tempo ulteriori nuclei documentali provenienti dall’abitazione privata di Roma, da Lenola, dalla Camera dei Deputati, nonché grazie all’acquisizione in copia della documentazione già depositata presso altre istituzioni archivistiche (in primissimo luogo dall’Archivio Centrale dello Stato e dalla Fondazione Gramsci di Roma).

Al momento, sono stati sistemati ed inventariati 89 faldoni, composti da 712 fascicoli complessivi e divisi in quattro serie archivistiche fondamentali: Corrispondenze (A), Scritti e discorsi (B), Atti e materiali (C), Foto (D). I faldoni della corrispondenza sono 11, contenenti 46 fascicoli tematici o personali. Quelli dedicati agli scritti e ai discorsi, invece, che rappresentano il nucleo fondamentale del fondo, assommano a ben 50 unità (divise ulteriormente, al proprio interno, in 554 fascicoli tematici). I faldoni degli atti sono 21, per 101 fascicoli; mentre le foto,infine, giungono alla cifra di 7 faldoni, e a molte centinaia di scatti fotografici, per 11 fascicoli tematici (attività istituzionali, viaggi all’estero, iniziative politiche, foto personali).

Non tutta la documentazione depositata da tempo presso il CRS è stata inventariata: alcune decine di faldoni, infatti, sono state messe in sicurezza in attesa di una sistemazione e catalogazione definitiva. Lo stesso si dica per parte delle carte proveniente dall’abitazione romana di Ingrao, trasferite e depositate in questi giorni presso la sede dello stesso CRS, in via Nazionale a Roma.

L’archivio Ingrao, inoltre, è stato ispezionato nelle scorse settimane dalla Soprintendenza archivistica del Lazio che ne ha proposto la dichiarazione di “notevole interesse storico”.
Notevole è stato anche il contributo della Provincia di Roma che, attraverso l’assessorato alla cultura diretto da Vincenzo Vita, ha approvato la costituzione dell’archivio, impegnando proprie risorse per un piano di iniziative pluriennale.

La biografia di Pietro Ingrao

Nasce a Lenola, in provincia di Latina, il 30 marzo del 1915. Tra il '34 e il '35 frequenta a Roma il Centro sperimentale cinematografico di cinematografia come allievo regista. Negli anni prima della guerra si laurea in Giurisprudenza e Lettere e Filosofia all'Università di Roma, dove entra in contatto con altri studenti antifascisti e, tramite questi, con l'organizzazione clandestina del PCI. Tra il '42e il '45 entra in clandestinità e opera tra Milano e la Calabria. Il 26 luglio 1943 organizza con Elio Vittorini, a Milano, il grande comizio di Porta Venezia.

Lavora all'edizione clandestina dell'Unità di Milano. Nel 1944 entra nel comitato clandestino della federazione romana del PCI. Nel '47 è nominato direttore dell'Unità , incarico che ricoprirà fino al '56. Nel '48 entra nel comitato centrale del PCI e viene, anche, eletto deputato per la prima volta: sarà rieletto per dieci legislature consecutive fin quando, nel '92, chiederà di non essere ricandidato.

Nel '56 entra nella segreteria del PCI, dove resterà per dieci anni. All'XI Congresso del PCI, nel 1966, rivendica il "diritto al dissenso". Nel 1968 è eletto presidente del gruppo parlamentare comunista della Camera dei Deputati. Nel '75 è nominato presidente del CRS (Centro di Studi e Iniziative per la Riforma dello Stato). Il 5 luglio 1976 è eletto presidente della Camera dei Deputati. Resterà in carica fino al '79. Nell'88, al XIX Congresso del PCI, chiede di non essere rieletto nella Direzione nazionale. Vi rientrerà due anni dopo. Nell'89 si oppone alla svolta di Achille Occhetto che trasformerà il PCI in PDS. Ma è contrario ad ogni ipotesi di scissione. Nel 1991 aderisce al PDS come leader dell'area dei Comunisti Democratici. Nel '93, in polemica con il PDS abbandona il partito. Nel 1998 fonda con Rossana Rossanda, Luigi Pintor, Valentino Parlato, Fausto Bertinotti e Lucio Magri La rivista del Manifesto
Bibliografia:

Scritti politici

  • Masse e Potere, 1977
  • Crisi e terza via, 1979
  • Tradizione e progetto, 1982
  • Interventi sul campo, 1990
  • Le cose impossibili, autobiografia in collaborazione con Nicola Tranfaglia, 1990
  • Appuntamenti di fine secolo (con Rossana Rossanda e saggi di I. Mortellaro, M. Revelli e K.S. Karol), 1995
  • La guerra sospesa. I nuovi connubi tra politica e armi, 2003

Raccolte di poesia

  • Il dubbio dei vincitori, 1986
  • L'alta febbre del fare, 1994
  • Sul calar della sera, 2000