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Blair e l'Europa

Ultima modifica: giovedì 15 marzo 2007

Rita di Leo

Blair vuole una integrazione europea che, in accordo con gli Stati uniti, permetta all'Europa di fronteggiare Cina e India, scrive Rita di Leo. ll problema è che non c'è nessun leader europeo che abbia una qualche alternativa e pensi a una Europa politica e autonoma

Nell'editoriale dell'ultimo numero di Le Monde diplomatique, Ignacio Ramonet esprime grande soddisfazione per il no francese alla Costituzione europea: «Un no che suscita di nuovo le speranze dei popoli e le inquietudini delle èlites». E così prosegue. Il no francese (e olandese) ha sbarellato «la pretesa ultraliberista di imporre nel disprezzo dei cittadini a tutto il mondo un unico modello», quello inglese e americano; perciò il no riapre «le speranze a una situazione nuova che riparta da zero per quanto riguarda i valori e le regole del voler vivere in comune in Europa». Paradossalmente, la soddisfazione di Ramonet va incontro alla soddisfazione di tutti gli euroscettici, in Europa e altrove. Infatti, a leggere i commenti sull'abisso in cui si è cacciata l'Unione europea, sulle sue pretese utopistiche e sulla sua morte imminente, la soddisfazione riguarderebbe la sconfitta del modello sociale europeo. E' così caduta la presunzione di tenere sotto controllo le esigenze dell'economia, piegandole alle esigenze sociali dei territori europei meno competitivi (il nostro Mezzogiorno, la ex Germania Est, la Polonia contadina). Il no degli operai delle fabbriche dismesse e dei giovani lavoratori precari sarebbe il no di chi ha perso, essendo privo di un canale di rappresentanza sindacale e politica da far valere. Contrariamente a Ramonet, gli euroscettici consideravano il sì alla Costituzione non un «via libera» all'ultraliberismo ma una sorta di diga alla modernizzazione. Se invece passava la Costituzione, il modello sociale europeo sarebbe durato ancora un po', pur essendo acciaccatissimo.

Invece, d'ora in poi l'alternativa sarà puntare sul futuro della ricerca scientifica e non sul passato del formaggio francese. Questa alternativa è l'ultimo slogan di Tony Blair, il grande vincitore della contesa sul futuro dell'Europa, il quale nei prossimi 6 mesi potrà fare il bello e il cattivo tempo a Bruxelles. La contesa ha certamente aspetti economici e sociali ma ha il suo fulcro nella strategia politica dell'Inghilterra. E' una strategia intrinseca da quando quel paese non è più un impero ma finge ancora di esserlo all'ombra degli Stati uniti, insegnando anzi agli americani come trasformare la forza in potenza politica. La prima lezione è stata di convincerli a intervenire contro i tedeschi nella prima guerra mondiale europea, la seconda e la terza vanno ascritte al genio di Churchill, e sono note come la guerra al fascismo e la guerra al socialismo sovietico.

Il fatto è che gli americani hanno alfine imparato, e ora vogliono fare da soli. I loro occhi sono puntati sulla Cina e sull'India. Degli europei non hanno più bisogno e degli inglesi si servono soltanto per tenere gli europei divisi e in permanenti lotte intestine. Avevano provato a usare il divide et impera con la pedina dell'allargamento ai paesi dell'Europa ex sovietica, instaurando un rapporto privilegiato con la Polonia, i céchi e i paesi baltici, ma ne hanno ricavato ben poco perché poco i leader politici est-europei sapevano e potevano dare. Meglio un Tony Blair che sa come fronteggiare Chirac e Schroeder, come vederserla con gli olandesi e con gli euroscettici di ciascun paese europeo. Innanzitutto perché egli si presenta come il solo vero europeista convinto di sangue inglese, quello che sa come fare per convincere il proprio paese e il resto d'Europa ad accettare un'integrazione europea che va bene all'Europa e sta bene agli Stati uniti: una sorta di quadratura del cerchio. E, dopo la spaccatura sull'Iraq, una vera scommessa.

Il fatto è che Blair pare la stia vincendo. Infatti in Iraq le cose non vanno tanto bene per gli americani (e per gli inglesi): paradossalmente, vanno meglio nel resto del mondo, e innanzitutto in Europa, che tanto si era opposta sulla guerra all'Iraq. La strategia americana e inglese è riuscita a impadronirsi dell'Iraq e a sfasciare l'Europa ostile. Mica male. Per l'Europa il prossimo passo sembra affidato a Blair, e sarà quello di ricompattare l'Europa alle condizioni di Washington e di Londra. Blair è convinto della necessità storico-strategica della quadratura del cerchio, cioè di una integrazione europea che, in accordo con gli Stati uniti, permetta all'Europa di fronteggiare Cina e India. ll problema è che da un lato c'è Blair, mentre dall'altro non c'è nessun leader europeo che abbia una qualche alternativa e pensi a proposte politiche e a vie praticabili per la riconquista del consenso di massa in merito a una Europa politica e autonoma. Al momento non c'è nessuno né a sinistra, né a destra, né al centro. Rimangono solo le speranze di Ramonet, cui ci associamo con tutto il cuore.