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Basta con le autoflagellazioni

Ultima modifica: martedì 1 luglio 2008

Giulio Cengia

Gli 11 punti pubblicati su il manifesto mi convincono fino ad un certo punto. Guardano sostanzialmente le cose dal cortile di case ed insistono, sebbene con argomenti più sottili degli usuali, sugli errori della sinistra, che ci sono stati ed hanno contribuito al risultato ma non ne sono stati le cause prime e determinanti. Quello che mi aspetto da un Centro studi, visto che non posso attendermelo dalle forze politiche, è una prospettiva più ampia, di struttura e di contesto; che mi si dica quello che è successo in questi ultimi decenni su scala mondiale, cosa è successo in USA, in America latina, in Cina, in India, in Africa e così via, come sono cambiati i modi e i luoghi di produzione, quale influenza ha avuto lo sviluppo tecnologico nei vari campi e nei riguardi dell'occupazione, insomma, quali forme ha assunto la globalizzazione.E' in rapporto a questi mutamenti che si spiega quanto è avvenuto nel cortile di casa. Illusi da un periodo di facile arricchimento durante il quale hanno pensato solo a consumare e si sono allegramente indebitati, i nostri connazionali se ne sono fatti sorprendere .Da ciò l'improvvisa coscienza della propria inadeguatezza a reggere le sfide della globalizzazione, la percezione di scivolare sempre più indietro nella graduatoria dello sviluppo (che non possono essere descritte come semplice disagio), quindi il timor panico. Naturale che gli uni siano corsi a rifugiarsi in una specie di autarchia e, in quest'ambito, si siano affidati all'atavica arte di arrangiarsi, gli altri se la siano presa con i diversi e più miseri, esiti del colonialismo e della globalizzazione, colpevoli di affollare i loro un tempo tranquilli territori e di abbassare il livello salariale.
Una sinistra che non era stata capace di rifondarsi, cioè di darsi nuove ragioni, né di unificarsi in tempo e nemmeno di compiere un'analisi sufficientemente approfondita dei mutamenti in corso, come poteva essere in grado di parlare ai ceti popolari e tanto meno all'insieme della cittadinanza? Divisa, non poteva né negarsi al governo Prodi né in esso svolgere efficacemente una sua funzione. Ai motivi strutturali si sono quindi aggiunti motivi contingenti, illusioni e rabbie, e voilà, ecco pronta la frittata.
Ma poi, basta con le autoflagellazioni. Non ce n'è il tempo, è ora di guardare alle imminenti scadenze elettorali, che sono l'occasione di un riscatto parziale eppure importante (potrebbe riaprire giochi e alleanze) ma, nel contempo, qualora ci presentassimo parcellizzati, privi di una prospettiva strategica, comportano anche il rischio di una definitiva cancellazione.

Giulio Cengia,
GSCengia@libero.it