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Matrimonio tra persone dello stesso sesso e omoparentela. Uguaglianza, nuovi diritti e nuove discriminazioniUltima modifica: mercoledì 16 maggio 2007 Daniel Borrillo* La contrattualizzazione del matrimonio (il divorzio) e le nuove forme di coniugalità (i pacs, le convivenze) hanno attribuito un’importanza fondamentale alla volontà individuale di creare altre forme di regolazione della vita privata. Un diritto della famiglia democratica comincia con la protezione delle convivenze affettive e familiari che gli individui ritengono più adatte alle loro realtà. Il diritto al matrimonio per le coppie dello stesso sesso e la creazione di una filiazione doppiamente maschile, o doppiamente femminile, mettono fine al monopolio dell’eterosessualità, non come pratica sessuale, ma come spazio simbolico di una riproduzione sociale basata esclusivamente sulla differenza tra i sessi [In Francia, la legge del 9 dicembre 2004 presentata dal ministro della giustizia Pascal Clément riconosce che la distinzione ereditata dal Codice Napoleonico tra “bambino naturale” e “bambino legittimo” ha “perduto significato giuridico e pratico”. La legge riconosce che il 46 per cento dei bambini nasce in Francia fuori dal matrimonio, ndt.]. Questa egemonia era garantita per tradizione dalla necessità del coito eterosessuale, unico mezzo di perpetuazione della specie umana. Le nuove tecniche riproduttive, da una parte, insieme ad un sistema giuridico che permette di fondare la filiazione sulla volontà e non più unicamente sul biologico, dall’altra, hanno creato le condizioni per una nuova forma di filiazione: l’omoparentela [ciò che designa il legame di diritto o di fatto che lega un bambino ad una coppia di omosessuali, ndt.]. E’ la perdita di questo monopolio simbolico (già indebolito dall’adozione monoparentale, attraverso l’accesso all’assistenza medica, alla riproduzione e attraverso la delega parentale a beneficio del partner dello stesso sesso) ad avere prodotto delle reazioni vivaci alle quali abbiamo assistito in Francia e ovunque il dibattito ha avuto luogo. Nel momento in cui l’omoparentela diventa una realtà giuridica, è nata una nuova lotta conservatrice che cerca di conservare la finzione di una filiazione eterosessuale con il pretesto di un interesse superiore del bambino a conoscere le sue origini biologiche. Mentre il diritto al matrimonio è condiviso a sinistra, comincia a profilarsi una gerarchia parentale in cui la “verità biologica” segnalerebbe la supremazia eterosessuale in materia di filiazione. Il monopolio dell’eterosessualità come forma di riproduzione è all’origine della credenza nella sua superiorità fisica e morale. L’ordine tradizionale dei generi e delle sessualità era connesso alla complementarità di maschile e femminile ed era funzionale all’egemonia politica del primo di questi generi. La lotta per l’eguaglianza delle donne aveva già cominciato a incrinare la struttura di questo edificio; il movimento gay e lesbico ha sviluppato la critica dell’ordine tradizionale dell’unione e della filiazione non interrogando solo il genere ma anche, e soprattutto, l’orientamento sessuale. L’eterosessualità cessa di essere la norma per diventare, anch’essa, un orientamento sessuale legittimo tra gli altri – omosessualità e bisessualità. Lo si è visto innanzitutto nella vita privata, grazie alla depenalizzazione dell’omosessualità e alla parificazione della maggioranza sessuale etero/omo (1982); il riconoscimento della vita familiare e quello delle coppie con il Pacs (1999), quello dell’autorità parentale con la legge del 2002, che permette la delega dell’autorità parentale ad un terzo, con la decisione nel 2006 della Corte di Cassazione che concede tale delega alla compagna della madre biologica. Il livello del riconoscimento giuridico mette tuttavia in evidenza le resistenze dell’ordine etero-sessuale. In effetti, i Pacs non sono il matrimonio; e la delega dell’autorità parentale non implica affatto il riconoscimento della filiazione omoparentale. I Pacs non rispondono ad una logica universale e, sebbene riscontrino un successo incontestabile presso gli utenti eterosessuali, non bisogna dimenticare che sono stati concepiti per rispondere alla domanda politica del movimento gay e lesbico, senza mettere in questione l’egemonia dell’unione eterosessuale, l’unica ad avere accesso allo spazio istituzionale legittimo: il matrimonio. Allo stesso modo, la delega dell’autorità parentale risponde alla necessità di organizzare alcuni aspetti della vita pratica delle famiglie ricongiunte nelle quali il nuovo coniuge (il convivente o il patrigno era considerato un estraneo nel rapporto con il bambino del suo o della sua partner. Anche qui, la situazione giuridica è lontana dall’essere paritaria: l’esercizio dell’autorità parentale da parte del partner dello stesso sesso (ciò che gli antropologi chiamano “omoparentela”) non è di filiazione (“omoparentela”). La gerarchia giuridica è chiaramente stabilita, il matrimonio e la filiazione sono riservati alle coppie eterosessuali, mentre la convivenza, il Pacs e la definizione dell’autorità parentale sono comuni a tutte le coppie. Quando la coppia venne definita, implicitamente o anche esplicitamente – dopo le leggi sulla bioetica del 1994 – come l’unione di un uomo e di una donna, il diritto evitò senza difficoltà la regola biologica quando si trattò di definire il legame di filiazione. L’idea della paternità non implicava affatto il riconoscimento di una qualsivoglia realtà biologica, nel caso in cui il marito fosse il padre, indipendentemente dal suo apporto genetico alla creazione del bambino. Il diritto è andato ancora più lontano, in particolare con l’inseminazione artificiale del donatore. In effetti, quando il problema è stato posto dalle coppie eterosessuali, il problema della verità biologica e del riconoscimento delle origini non è stato quasi mai evocato: quando lo è stato, è stato rapidamente liquidato. Se oggi ritorna con forza, è perché la nozione giuridica della coppia riguarda a questo punto anche le coppie costituite da persone dello stesso sesso. I Pacs della filiazione Nel 1999, la strategia della sinistra socialista fu quella di creare, accanto al matrimonio, un contratto che permettesse di risolvere un certo numero di problemi pratici affinché le coppie non sposate, e in particolare le unioni tra persone dello stesso sesso, potessero trovare un luogo nel diritto che non minacciasse l’ordine gerarchico delle unioni. Nel 2007, la storia rischia di ripetersi. Per rispettare gli obblighi elettorali, infatti, il partito socialista sembra essere disposto a mettere fine alle discriminazioni di cui le coppie omosessuali sono ancora vittime, allargando da una parte il matrimonio all’insieme delle coppie, istituzionalizzando dall’altra parte le famiglie omoparentali. Se l’uguaglianza sembra essere acquisita a livello dell’unione, tuttavia le cose sono meno chiare a livello della filiazione. A causa di un’illusione ottica, rivendicando retoricamente l’uguaglianza, si corre il rischio di istituire un sistema iniquo della filiazione: un sistema nel quale la filiazione eterosessuale riveste una supremazia simbolica. Coloro che sono chiamati a governare saranno senza dubbio sempre più inclini a istituire un sistema di cui l’APGL (Association des parents et futurs parents gays et lesbiens, nata nel 1986, raccoglie 1800 aderenti in tutta la Francia, oltre a diverse migliaia di simpatizzanti, ndt.) ha fornito la ricetta. Questa associazione si propone di iscrivere nel diritto l’origine biologica della filiazione. E’ a partire da questa base “vera” che sarà possibile costruire dei legami di filiazione fittizia, cioè non fondati sul coito eterosessuale riproduttivo. In questo modo, il problema delle origini diventa una rivendicazione accanto a quella dell’uguaglianza delle filiazioni. Numerosi sono gli alleati di questo progetto: giuristi, antropologi, psicoanalisti, filosofi. Tutti sembrano essere d’accordo nel creare un cambiamento rivoluzionario del sistema attuale per permettere in seguito la creazione, sia pur timida, delle famiglie omosessuali. Questo consenso teorico è inquietante: critica della legge del 1966 che autorizza l’adozione monoparentale, critica del parto anonimo [la possibilità stabilita dall’articolo 57 del codice civile francese per una madre di non fornire la propria identità dopo il parto. In base a questo articolo, il bambino non può conoscere l’identità della madre biologica, ndt.], divieto dell’anonimato assoluto in caso di donazione dello sperma, domanda crescente d’iscrizione dell’origine biologica negli atti di nascita in caso di adozione integrale. E’ dunque a condizione di preservare in qualche modo l’egemonia procreativa dell’eterosessualità che l’omosessualità potrà di conseguenza chiedere di essere iscritta nell’ordine delle filiazioni. Il problema del biologico registra un ritorno di fiamma quando, da una parte, assicura il posto dell’omosessualità nell’omoparentela e, dall’altra parte, fonda la norma non sulla volontà, ma sull’immanenza del naturale. Siamo lontani dalle soluzioni egualitarie e conformi al diritto moderno della filiazione proposte dalle leggi spagnole o canadesi che permettono l’accesso alla procreazione medicalmente assistita alle coppie di donne e la presunzione di paternità per la compagna della donna che si è fatta inseminare con lo sperma del donatore anonimo. La proposta di legge n°442 che tende ad aprire il matrimonio alle coppie dello stesso sesso, depositata al Senato dal gruppo socialista il 30 giugno 2006, esclude esplicitamente l’idea di paternità dall’articolo 312 del codice civile per le coppie omosessuali: quanto alla proposta di legge n°443 relativa all’esercizio dell’autorità parentale, essa non modifica affatto le regole di accesso alla procreazione medicalmente assistita e rimane prerogativa delle coppie eterosessuali. Allo stesso tempo, le maternità di sostituzione sono completamente assenti, non solo dalle proposte di legge socialiste, ma dal dibattito politico francese nel suo insieme. La filiazione non è la riproduzione e il diritto non ha affatto bisogno della biologia per fondare le sue regole. Perché allora questa resistenza permanente ad assumere i nostri valori egualitari? Forse, come suggerisce Hannah Arendt, non possiamo liquidare la nostra tradizione politica platonica, e più precisamente il sogno platonico di fondare una società, non sulla deliberazione volontaria di tutti ma sulla verità sovra-politica delle idee alle quali ha accesso solo qualche iniziato. Incapace di assumere una filiazione volontaria (in particolare quando gli omosessuali s’inseriscono nel dibattito) si chiede alla biologia di dirci la verità. La paura della deliberazione democratica, coniugata con l’eterosessismo, produce ancora una volta delle difficoltà quando si tratta di creare una politica universale del matrimonio e della filiazione. Infine, sottolineiamo ugualmente che la deliberazione democratica implica non solo l’adeguazione dei diritti in funzione delle istituzioni esistenti, ma anche la loro trasformazione e la creazione di nuove forme di organizzazione della vita affettiva e familiare. La contrattualizzazione del matrimonio (grazie soprattutto al divorzio) e le nuove forme di coniugalità (pacs, convivenze) hanno attribuito un’importanza fondamentale alla volontà individuale di creare altre forme di regolazione della vita privata non solo a livello della coppia, ma anche a livello della filiazione. Un diritto della famiglia democratica comincia con l’abbandono dei modelli a vantaggio di una protezione d’insieme delle organizzazioni affettive e familiari che gli individui ritengono più adatte alle loro differenti realtà. * Giurista, maître de conférences in diritto privato all’Università Parigi X Nanterre, ricercatore associato al CNRS. Autore di Amoures égales ? Le Pacs, les homosexuels et la gauche, (avec Pierre Lascoumes), La Découverte, 2002. L’homosexualité de Platon à Foucault. Antologie critique, (signée avec D. Colas), Plon, Paris, 2005. Vai al link “Mettre en œuvre une autre politique de la sexualité et des libertés sexuelles et repenser les politiques familiales”: http://www.lautrecampagne.org/sommaire.php?chapId=13 |
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