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Rendere effettivo il diritto all’acqua

Ultima modifica: mercoledì 16 maggio 2007

Anne Le Strat*

Il riconoscimento di un diritto all’acqua per tutti è quindi condizionato a forti esigenze sociali, ambientali e democratici. Per i paesi più poveri si dovranno creare dei meccanismi di solidarietà internazionale per permettergli di rispettare come minimo questi obblighi.

Oggi più di un sesto della popolazione mondiale non ha accesso all’acqua potabile e più di un terzo non dispone di un sistema sostenibile di bonifica. Le malattie legate alla mancanza, o alla cattiva qualità, dell’acqua restano la prima causa di mortalità nel mondo. Di recente l’Unicef ha ricordato che queste malattie uccidono più di 5 milioni di persone ogni anno, 4200 bambini ogni giorno. Al di là della catastrofe sanitaria, la mancanza d’acqua restringe ogni possibilità di sviluppo economico, sociale e democratico. La disuguaglianza nell’accesso all’acqua costituisce una delle più grandi ingiustizie che colpiscono i più poveri e i più svantaggiati socialmente, in particolare le donne. In molti paesi, è a loro che tocca il compito quotidiano di cercare l’acqua a svantaggio della loro emancipazione socio-economica – questa corvée occupa una parte essenziale del loro tempo – e a svantaggio della scolarizzazione delle figlie che accompagnano le loro madri.

Per rispondere a questa grande sfida la comunità internazionale, la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale in testa, ha preconizzato negli anni Ottanta e Novanta un accordo pubblico-privato e il suo corollario sulla privatizzazione dei servizi dell’acqua e della bonifica. Senza alcun successo tangibile sul campo! Davanti alla crescita dei bisogni e alla pressione sulle risorse, dobbiamo riequilibrare le nostre priorità sugli aspetti sociali e ambientali. Invece di privilegiare il suo carattere di bene economico, l’acqua deve essere riconosciuta come un bene pubblico comune e il suo accesso (in qualità e in quantità) deve essere garantito come uno dei diritti fondamentali dell’essere umano.

Nel 2002, il Comitato dei Diritti Economici, Sociali e Culturali dell’Onu ha riconosciuto il diritto all’acqua ricordando che è “indispensabile per condurre una vita dignitosa” ed è “una condizione preliminare alla realizzazione degli altri diritti dell’uomo”. Riferendosi al Patto Internazionale relativo ai Diritti Economici, Sociali e Culturali – entrato in vigore nel 1976 e opponibile ai 152 stati che l’hanno ratificato – il Comitato ha definito il diritto all’acqua “un rifornimento sufficiente, fisicamente accessibile e ad un costo abbordabile dell’acqua salubre e di qualità passabile per gli usi personali e domestici di ciascuno”. Prevede diversi obblighi che dipendono dalla responsabilità degli stati di applicare gradualmente il diritto all'acqua (1). In precedenza, altre due convenzioni internazionali hanno menzionato esplicitamente il diritto all’acqua, quella sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione delle donne (1979) e quella relativa ai diritti del bambino (1989). Durante il Quarto Forum mondiale dell’acqua in Messico, il diritto all’acqua è stato evocato, in particolare dalle Ong, ma senza portare all’inizio di un inquadramento concreto a causa della forte reticenza degli Stati. La loro mancanza di prontezza nel riconoscere il diritto all’acqua si spiega con il loro timore in eventuali ricorsi da parte di cittadini e di associazione per un’applicazione concreta di tale diritto.

Si tratta in effetti di passare dallo stadio delle intenzioni a quello dell’azione. Il Sudafrica ha aperto la strada nel 1996 iscrivendo il diritto all’acqua nella sua costituzione e l’ha accompagnato con un programma d’investimenti per garantire entro il 2008 a tutti i cittadini una fornitura minima gratuita di 25 litri d’acqua a persona e al giorno. L’Uruguay è un altro paese pioniere in questo settore, avendo inserito con un referendum del 2004 il diritto all’acqua nella sua costituzione, insieme ad una serie di vincoli assegnati ai poteri pubblici, tra i quali c’è la gestione pubblica dei servizi dell’acqua e della bonifica.

Se non è una condizione sufficiente, l’iscrizione di tale diritto in un quadro costituzionale e/o legislativo è una condizione necessaria perché esso possa essere esercitato. La sua effettività non ha evidentemente la stessa incidenza nei paesi sviluppati e in quelli in via di sviluppo. Per i primi se l’acqua al rubinetto è una realtà quotidiana, esistono delle popolazioni per le quali l’accesso all’acqua rimane un problema, come per le persone senza domicilio e i migranti vittime di discriminazioni e che spesso non beneficiano di un accesso all’acqua e alla sua bonifica.

Per i paesi più poveri si dovranno creare dei meccanismi di solidarietà internazionale per permettergli di rispettare come minimo questi obblighi. Le stime sui costi degli investimenti necessari per soddisfare i bisogni mondiali per l’acqua e per la bonifica variano da 20 a 30 miliardi di dollari all’anno (2). E’ necessario creare dei meccanismi di redistribuzione finanziaria a livello internazionale per assicurare tali investimenti, accompagnandoli con una rifondazione completa delle politiche di aiuto allo sviluppo. Riconoscere pienamente l’esercizio di un diritto all’acqua per tutti impegnerebbe tra l’altro alcuni Stati a rivedere le priorità di bilancio e a consacrare parti essenziali del loro bilancio all’incanalamento dell’acqua e non alle spese per le armi o per le telecomunicazioni ecc.

L’applicazione effettiva di questo diritto impegna ugualmente le autorità pubbliche, sia nazionali o locali, ad esercitare un controllo reale sui servizi dell’acqua e di bonifica, poiché la gestione pubblica garantisce una più grande capacità operativa e tariffaria in nome dell’interesse generale e non degli interessi privati. La gestione del privato, delle multinazionali, conduce generalmente ad una socializzazione dei costi e ad una privatizzazione dei profitti. Questo controllo e questa gestione pubblica devono declinarsi insieme alla consultazione e alla partecipazione della popolazione. Gli esempi riusciti della partecipazione della popolazione locale alla gestione di questo servizio (in Bolivia, India e Brasile ad esempio) mostrano che aumentare il livello della trasparenza e dell’ascolto mediante il controllo democratico accresce le prestazioni della maggior parte dei servizi ed è una garanzia per un maggiore controllo dei fondi investiti e di una più giusta politica dei bisogni della popolazione.

L’effettività dell’accesso all’acqua è infine subordinata alle ambiziose politiche di conservazione delle risorse dell’acqua e della prevenzione dai diversi inquinamenti domestici, agricoli e industriali. Il riconoscimento di un diritto all’acqua per tutti è quindi condizionato a forti esigenze sociali, ambientali e democratici.

* Presidente, direttore generale di “Eau de Paris”, consigliera di Parigi eletta nel 18° arrondissement.

1) Le droit à l’eau : du concept à la mise en œuvre, di Céline Dubreuil, a cura di Paul Van Hofwegen per il Quarto Forum mondiale dell’acqua, Messico, marzo 2006, p.15.

2) The cost of meeting the Johanesburg targets for drinking water, Henri Smets, Académie de l’Eau, mars 2004, www.academie-eau.org.

Vai al link: “Un monde solidaire et durable”, http://www.lautrecampagne.org/sommaire.php?chapId=1

(traduzione di Roberto Ciccarelli)