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Famiglia disuguaglianza socialeUltima modifica: mercoledì 16 maggio 2007 Remi Lenoir* La lotta contro il familiarismo dominante e anche lotta contro il neo-liberismo. La difesa di alcuni principi dello Stato sociale (la tassazione progressiva) deve essere uno strumento per allargare i benefici anche a forme di convivenza diverse da quella della famiglia tradizionale. In Francia, la famiglia conforme alla legge è una categoria dell'azione politica legittima: un'ideologia fondatrice, il familiarismo, un ministero, un'amministrazione e sussidi specializzati, una rappresentazione ufficiale. Il familiarismo non è solo un partito preso demografico (natale) e una morale della vita privata, è una concezione generale del mondo sociale che fa della famiglia il principio di ogni cosa, anche della cosa pubblica: sistema fiscale (quoziente familiare), sistema di protezione sociale (assegni familiari), per non parlare dell'azione pubblica che riguarda direttamente la vita delle famiglie (sistema scolastico, alloggio, salute, occupazione, trasporti, svaghi, consumo, ecc.). La nozione di famiglia è così estensiva da coprire quasi tutta l'azione pubblica. La famiglia possiede in effetti una tale evidenza politica che oggi ad esempio tutti i partiti ne hanno fanno una priorità. Ma cosa si difende quando si difende la famiglia? Un rapido esame dei dibattiti parlamentari ne dà un'indicazione: da un lato, i grandi principi della vita pubblica (in particolare quelli che riguardano l'etica familiare ed il diritto civile della famiglia) sui quali intervengono i parlamentari più rappresentativi dei partiti, ma anche i più alti rappresentanti della gerarchia sociale. Dall'altra parte, la politica sociale (prestazioni familiari, alloggio sociale, lavoro delle donne) sulla quale intervengono coloro che occupano le posizioni relativamente più basse nell'universo politico (funzioni locali, in particolare) e lo spazio sociale (professioni intermedie, donne). Da un lato, i grandi principi dell'ordine sociale, dell'altro le condizioni materiali d'esistenza (1). Confrontiamo queste due dimensioni della famiglia con la grandezza relativa della mutua familiare rispetto alle categorie sociali. Il peso dei contributi finanziari è relativamente meno elevato presso gli operai che i quadri: la mutua familiare aumenta le risorse sociali del 16% degli operai contro il 38% dei quadri. È vero che la forma dell'aiuto si differenzia: nelle categorie superiori, sono proporzionalmente più numerosi i figli che chiedono ai genitori grandi somme di denaro e contatti per cercare un'occupazione, mentre nelle classi popolari, gli operai ricorrono all'aiuto familiare soprattutto per lavori domestici e pratici (2). Quanto all’entità degli aiuti finanziari, basta considerare le differenze patrimoniali delle classi sociali: nel 1992, il 25% delle famiglie più povere si divideva appena l’1% del patrimonio totale, mentre il 25% dei più ricchi ne deteneva quasi il ¾. Da allora, si sa, le differenze non hanno smesso di crescere. La famiglia ha sempre come principio la gestione del patrimonio, principale fattore delle disuguaglianze sociali, e, come strumento, l'eredità. Ciò significa che non tutti possiedono una famiglia. Contare su ciò che si definisce legalmente una “famiglia” è una specie di privilegio, non essendo le condizioni sociali che rendono possibili questo tipo di famiglia uniformemente distribuite tra le classi sociali. Ad esempio, è nelle categorie popolari che il tasso di divorzio è più elevato, considerando che il loro tasso di nuzialità è già molto debole. Inoltre, è qui che i divorzi hanno le conseguenze più drammatiche al punto che, per ridurli, si prevede il pagamento di una prestazione speciale, quella dell’assegno familiare. Nel momento in cui la riforma delle successioni, proteggendo il patrimonio familiare e la sua trasmissione, favorisce l'eredità e le donazioni (aumento dei massimali, riduzioni dei diritti, estensioni degli aventi diritto), converrebbe, al contrario, limitare gli importi assicurando così una perequazione reale ma anche più giusta, vale a dire più sociale, dei beni tra generazioni. Tale proposta, non fa che riprendere le raccomandazioni già formulate oltre cento anni fa dai riformatori sociali e non soltanto dai socialisti – pensiamo ad esempio a Durkheim - all'inizio della terza repubblica che, a tale riguardo come su molti altri, non fu altro che una “Repubblica delle idee”. È sulle tasse – in un'epoca in cui la creazione dell'imposta sul reddito veniva aspramente discussa - che la difesa della famiglia si è costituita nel campo politico, mentre il fisco è stato concepito gradualmente come mezzo attraverso il quale lo Stato compensa le disuguaglianze delle condizioni di vita derivanti dal peso degli obblighi familiari (quozienti familiari). Il concetto di "obblighi familiari" si è imposto come una categoria redistributiva dei redditi attraverso le lotte condotte dai sostenitori del familiarismo a partire dalla fine del XIX secolo, lotte che continuano da allora ricorrendo sempre alle stesse argomentazioni: uguaglianza delle famiglie davanti alle tasse e attraverso le tasse. Le sopratasse imposte ai celibi ed alle famiglie ristrette (quelle che restringono volontariamente le nascite) non erano concepite soltanto come semplici compensazioni, ma anche come mezzo per segnare e riconoscere la differenza tra quelli che si conformavano al modello di famiglia “normale”, e quindi all'interesse patriottico, e coloro che non lo facevano: il celibe, ancor più della coppia senza figli, incarnava il “maltusiano”, l’“individualista”, l’“egoista”. Per i sostenitori del familiarismo, il sistema fiscale in uso era “amorale” ad un doppio titolo: "penalizzava" le famiglie numerose ed indeboliva il modello legittimo della famiglia. I difensori della famiglia non hanno smesso di combattere ciò che chiamano le “indennità” per le convivenze e i bambini illegittimi e tutto ciò che scoraggia, a loro parere, le unioni legali in nome della giustizia commutativa e della morale familistica alla quale s’ispira. È per questo che gli assegni familiari vengono versati senza condizioni. Contro la filosofia familistica e la morale che gli è legata, occorrerebbe generalizzare questa condizione a tutte le prestazioni familiari, poiché “non bisogna considerare la famiglia come una categoria privilegiata imposta a tutti, ma come una categoria indipendente dalle condizioni sociali d’esistenza che contribuisce, al contrario, a riprodurre". * Sociologo, professore all’Università Parigi I Panthéon-Sorbonne. 1) R. Lenoir, « La famille, une affaire d’Etat. Les débats parlementaires concernant la famille (1973-1978) », contenuto in Actes de la recherche en sciences sociales, 1996, 13, pp. 16-30. 2) N. Herpin et J.H. Dechaux, « Entraide familiale, indépendance économique et sociabilité », contenuto in Economie et statistique, 373, 2004, pp. 3-32. Vai al link “Mettre en œuvre une autre politique de la sexualité et des libertés sexuelles et repenser les politiques familiales”, http://www.lautrecampagne.org/sommaire.php?chapId=13 |
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