Il Blog di MercurioCrs

MercurioWebLogIl Blog di MercurioCrs MercurioCRSLa newsletter del CRS |
Un mondo pacificato?Ultima modifica: mercoledì 16 maggio 2007 Immanuel Wallerstein* Non aspettiamoci una rapida soppressione dell’esportazione militarizzata della democrazia. Lo stesso vale per l’istituzione dei tribunali internazionali dei diritti umani. Ma sin d’ora possiamo considerare questi problemi come l’elemento centrale del dibattito mondiale. Non si deve dimenticare che abbiamo creato le Nazioni Unite nel 1945 per realizzare un mondo pacificato. Per il momento non siamo ancora giunti a tanto e non sapremmo indicare facilmente i responsabili. Anche senza accusarli di espansionismo, i due grandi protagonisti della Guerra Fredda non hanno mai avuto l’intenzione di perdere terreno, pacificamente. Erano pronti a sostenere gli alleati in difficoltà all’occorrenza, con le armi quando era necessario. Ma gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica non sono stati l’unica causa. La grande maggioranza dei movimenti di liberazione nazionale, e le altre variabili dei movimenti rivoluzionari, non hanno mai accettato di rinunciare definitivamente all’insurrezione armata. Al contrario. La gran parte di loro attendeva semplicemente la propria ora, perché credeva profondamente nella giustizia della propria causa e non poteva quindi accettare lo statu quo. E tuttavia le arringhe dei testi che seguono sono molto giuste ed opportune. E’ certamente vero che la sopravvivenza biologica, ecologica e politica dell’umanità è minacciata dall’esportazione militarizzata della democrazia, come, bisogna precisarlo, da ogni altro obiettivo ideologico. E’ certamente vero che non arriveremo mai alla garanzia dei diritti dell’uomo senza creare strutture giuridiche mondiali che abbiano l’autorità di imporli e di mantenerli. E’ altrettanto vero che i profitti che realizziamo dal traffico internazionale delle armi rappresenta uno dei sostegni più importanti per la sempre più grande produzione mondiale delle armi distruttive. In che modo allora riconciliare, da una parte, le lotte ideologiche – lotte di classe, lotte nazionali/etniche, lotte tra chi detiene il potere e chi lo soffre e trova immorali i potenti del mondo – e, dall’altra parte, le esigenze legate all’urgenza di un mondo pacificato? Possiamo farlo? Mi sembra che la sola maniera realistica per raggiungere questi obiettivi è di guardare al problema dal punto di vista temporale. Il mondo oggi vive una transizione tra un sistema storico che sprofonda e si biforca – il sistema-mondo capitalistico – e un nuovo sistema in costruzione che è il risultato delle lotte politiche attuali (anche quelle violente); tra coloro che vogliono sostituire il vecchio sistema con uno nuovo altrettanto infame (per non dire peggiore), gerarchico e polarizzato e coloro che si accaniscono nel creare un sistema relativamente democratico ed egualitario. E’ una lotta incerta, senza obiettivi chiari. Non possiamo, per mero volontarismo intellettuale, liquidarla. Non possiamo più rifiutare di partecipare a tale processo. Un tale rifiuto sarebbe sinonimo di connivenza. Ciononostante, questa lotta non è separata dall’obiettivo di un mondo pacificato. Per vincerla, è necessario immaginare le possibili strutture del nuovo sistema in trasformazione. L’elaborazione immediata di queste idee specifiche, lo sforzo di anticiparle, fanno parte della lotta all’ordine del giorno. E i dibattiti che tali idee dovrebbero provocare fanno parte della formazione e dell’indispensabile esortazione dei più alla causa della lotta più importante. Non aspettiamoci una rapida soppressione dell’esportazione militarizzata delle strutture che desidereremmo virtuose. Lo stesso vale per l’istituzione dei tribunali internazionali dei diritti umani. Il traffico globale delle armi non finirà dall’oggi al domani. Ma sin d’ora possiamo considerare questi problemi come l’elemento centrale del dibattito mondiale. E se lo gestiremo efficacemente, contribuiremo a rendere più probabile la creazione di un nuovo sistema-mondo più progressista, più giusto e più equilibrato. La lotta a breve termine è sempre una lotta nella quale non abbiamo altra scelta che quella di sostenere il male minore, scegliendo i nostri bersagli con lucidità, lasciando da parte le nostre ambizioni etiche. La lotta a breve termine, sebbene sia sporca, è indispensabile se si propone un ordine del giorno a medio termine, un chiarimento sul tipo di mondo che vorremmo costruire, un mondo che dovrebbe essere verosimilmente un mondo migliore. Ciò che noi cerchiamo è di ripartire i nostri sforzi socio-politici tra l’immediato e il medio termine, tra la politica quotidiana e l’investimento un po’ utopico nella visione di un avvenire possibile. Sarà al termine di questo processo che sapremo se il punto interrogativo del titolo potrà trasformarsi in un’affermazione. * Sociologo, direttore emerito del Centre Ferdinand Braudel e Senior Researcher Scholar all’Università di Yale. Tra i suoi libri tradotti in italiano: “Alla scoperta del sistema-mondo” (Manifestolibri) http://www.manifestolibri.it/vedi_indice.php?id=20 Vai al link: “Politique internationale et enjeux planétaires”, http://www.lautrecampagne.org/sommaire.php?id=1 |
|
Sito realizzato da |