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Eurozona, difficile banco di prova per i Paesi dell'estUltima modifica: domenica 15 luglio 2007 Le capitali dell'est sono lontane dai paramentri di Maastricht e una alla volta stanno facendo slittare la data di ingresso nell'eurozona. L'unica anomalia positiva è rappresentata dalla Slovenia La marcia di avvicinamento all’euro-zona intrapresa dai Paesi dell’Europa centro-orientale sarà tortuosa e densa di insidie. L’ottimismo seguito all’allargamento europeo del 2004 si è lentamente sbriciolato: le economie dell’est stentato a decollare, il tasso di disoccupazione non si contrae e chi vedeva nell’Ue il volano in grado di permettere alle capitali dell’est di centrare il traguardo dell’euro è stato smentito dai fatti. A oggi, l’unico Paese che verrà cooptato in eurolandia a partire dal prossimo gennaio è la Slovenia. C’è da dire che Lubjana rappresenta un’anomalia positiva nel panorama dei Paesi di nuovo ingresso. Il Paese gode di buona salute e la vicinanza geografica di Austria e Italia alimenta la crescita economica della piccola repubblica, distintasi anche ai tempi della Jugoslavia come fiore all’occhiello dell’economia della federazione. Comunque, rimane il fatto che Lubjana è tenuta a prendere con le molle le previsioni che danno per sicuro il proprio ingresso nell’euro-zona. E le dichiarazioni di Janez Jansa, che nel febbraio scorso dichiarò, dopo l’ok della Commissione all’adozione dell’euro in Slovenia, che «non c’è nulla che possa ritardare il nostro ingresso nell’euro-zona», potrebbero assumere segno negativo da un momento all’altro. Basta d’altronde vedere quanto sta accadendo il Lituania per capire come l’introduzione della moneta unica possa saltare da un momento all’altro gli schemi e risulti una variabile dipendente della stabilità politica interna. La crisi lituana La Lituania, l’altro Paese che i più reputavano pronto a tagliare il traguardo dell’euro, è sprofondata all’improvviso in una crisi governativa seria, che rischia di lasciare il Paese senza guida in un momento delicatissimo, in cui il governo dovrebbe gestire al meglio la transizione dalla moneta nazionale (Litas) all’euro. Ma veniamo ai fatti: lo speaker della Camera, Arturas Paulauskas, si è dimesso poco prima di Pasqua dopo essere stato accusato di utilizzare le auto blu in dotazione alla Camera per scopi privati. L’affaire Paulauskas ha arrecato notevole danno alla New Union, formazione di stampo liberal-sociale in forte ascesa e percepita come garante dell’onestà dai cittadini. I ministri in quota New Union si sono prontamente dimessi, così come i presidenti delle commissioni parlamentari. Nonostante lo scarso peso del partito di Paulauskas, il governo – composto da Partito socialdemocratico, Partito laburista e Partito degli agricoltori – potrebbe comunque avere vita breve. Gli opinionisti locali vanno affermando che la Commissione potrebbe bloccare il processo di adozione dell’euro, visto che il Paese non ha una chiara maggioranza e di conseguenza difetta della stabilità necessaria a gestire un così importante trapasso. In più, aumentano quotidianamente le voci relative a strane manovre finanziarie in corso negli uffici del presidente della Repubblica Valdas Adamkus e del primo ministro Algierdas Brazauskas: entrambi sarebbero accusati di avere utilizzato fondi pubblici per la costruzione di villette private. La via d’uscita da questa situazione potrebbe addirittura essere rappresentata dalla nomina di un nuovo primo ministro. Si parla di scegliere un esponente del potente partito filo-russo. Sulle prime era tornato in pista l’ex presidente liberaldemocratico Rolandas Paksas, che aveva concesso la cittadinanza lituana a un gruppo di imprenditori russi che ne avevano finanziato la campagna elettorale. Gli altri ritardi (baltici e non) L’Estonia e la Lettonia, altri Paesi baltici, hanno dovuto mollare in precedenza, anche se in un primo tempo anch’essi erano dati come Paesi in grado di entrare presto, molto presto nell’euro-zona. Ma la commissione, cifre e statistiche alla mano, ha tarpato le ali alle altre due “tigri baltiche”. Nonostante il tasso di crescite di Tallin e Riga faccia ben sperare, le performance finanziarie dei due Paesi non sono così virtuose e i paramenti di Maastricht sono ancora lontani. Per quanto riguarda l’Estonia, è stato lo stesso primo ministro Ansip a tagliare corto, annunciando lo slittamento della data inizialmente fissata (primo gennaio 2007) per l’adozione dell’euro. Il problema è che il governo non è riuscito a portare l’inflazione sotto il 2,8-3%, requisito necessario per aspirare all’ingresso in eurolandia. Il trattato di Maastricht prevede infatti che l’inflazione non possa superare dell’1,5% la media dei tre Paesi europei più virtuosi. Tallin, con l’attuale 4,1%, si colloca fuori dal trattato. Il governo estone ha spiegato che proverà a tagliare l’ambizioso traguardo nel 2008. La Lettonia, invece, punta ad accedere nell’euro-zona nel 2009. Il tasso d’inflazione supera il tetto del 6% e dà motivo ai governanti di ritenere che il Paese debba necessariamente prolungare l’attesa. Con un simile dato inflazionistico – conseguenza comunque dalla crescita – è più che certo che la Lettonia dovrà intraprendere una scrupolosa politica economica, in grado di ricondurre l’inflazione all’interno dei parametri richiesti da Bruxelles. Anche la Slovacchia ha fissato il proprio ingresso nell’euro-zona per il 2009. La tabella di marcia è stata stilata dal ministero delle Finanze nel marzo scorso. I funzionari del dicastero ritengono che Bratislava riuscirà a rientrare nei paramenti di Maastricht entro il 2007. Da quel momento – questo il calcolo – ci vorranno due anni per promuovere una serie di politiche armonizzanti e per preparare il Paese all’adozione della moneta unica. I vicini cechi hanno ragionato grosso modo alla stessa maniera. L’ingresso in eurolandia, inizialmente previsto per il 2009, è stato posticipato al 2010. Il governo non mostra alcuna fretta e punta a raggiungere il traguardo con tranquillità, senza snaturare le politiche economiche nazionali e senza operare forzature. Ma nella Repubblica ceca c’è anche chi sostiene che l’ingresso nell’euro-zona dovrebbe avvenire dopo il 2011. È di questo avviso, per esempio, Vladimír Pikora, economista di Volksbank, secondo il quale un ulteriore slittamento «favorirebbe l’assorbimento degli shock esterni che potrebbero seguire all’entrata in vigore della direttiva Bolkestein, fissata per il 2011». Ungheria e Polonia: fanalini di coda Chi suscita notevoli preoccupazioni è l’Ungheria. C’è chi per il Paese magiaro dipinge scenari da bancarotta. Il fatto è che il governo Gyurcsany (appena rieletto), deve necessariamente attuare un piano per il contenimento delle spese. Il welfare assorbe infatti il 60% del bilancio e il deficit rischia di toccare entro fine anno l’8%: una soglia che induce Budapest a correre ai ripari. L’Ungheria è infatti l’unico Paese centro-europeo a non centrare nemmeno uno dei parametri di Maastricht. Diverso è il discorso relativo alla Polonia. Varsavia infatti, con l’arrivo al governo di Legge e Giustizia, partito estremamente geloso degli interessi nazionali e venato da una forte carica euroscettica, ha dispiegato una politica piuttosto autarchica, che potrebbe rafforzarsi se le trattative per l’ingresso di Samoobrona, il partito rurale di Andrej Lepper, dovessero andare in porto. Nell’inverno scorso, il primo ministro Kazimierz Marcinkiewicz si è reso protagonista di un duro braccio di ferro con il commissario europeo Joaquim Almunia. I polacchi, sostanzialmente, ritenevano che non fosse obbligatorio entrare nell’euro-zona. Il commissario all’Economia ha risposto argomentando che è l’ingresso nell’Ue che impone ai Paesi di nuovo ingresso di aderire alla moneta unica. Eventualmente – questo il ragionamento del politico spagnolo – Varsavia avrebbe dovuto negoziare prima dell’allargamento la possibilità di aderire o meno all’euro. Per il momento, comunque, la data di ingresso della Polonia in eurolandia non è ancora stata fissata definitivamente. Si parla del 2009, ma è difficile che Varsavia riesca a centrare l’obiettivo entro quella data. (QuadrantEuropa 26/04/2006) |
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