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Anm-Governo: è ancora scontro

Ultima modifica: venerdì 3 marzo 2006

Stefano Anastasia

Dopo il Congresso nazionale dell’Associazione nazionale magistrati che si è chiuso domenica a Roma è andato in scena un nuovo conflitto tra Governo e magistratura italiana

Quanto a questo, nulla di nuovo sotto il sole. La notizia (la novità, cioè) è che la riforma dell’ordinamento giudiziario - voluta e imposta dalla maggioranza al Parlamento e al Presidente della Repubblica, che l’aveva rimandata alle Camere dopo la prima approvazione - non ha più né padre né madre. Dopo che Berlusconi ebbe tuonato contro la corporazione repressiva, la sua bestia nera sulla strada del potere assoluto; dopo che il Ministro ebbe smesso la camicia verde e riscoperto le virtù del dialogo di fronte a una platea per un quinquennio dileggiata e offesa; ecco che, uno dopo l’altro, i responsabili giustizia di An, Fi e Udc attaccano a parlare della opportunità di qualche ritocco alla – fino a ieri insindacabile – riforma. L’on. Mazzoni (Udc), come vuole il gioco delle parti, si spinge fino a dire che l’efficacia di alcuni decreti attuativi potrebbe essere sospesa. Una vera e propria Caporetto per la politica della giustizia della Casa delle libertà. Così sembra; così solo in parte è.

In realtà, la riforma dell’ordinamento giudiziario è stato il cemento ideologico di una scollacciata politica della giustizia ossessionata dalle pendenze giudiziarie del Presidente del Consiglio e dei suoi compagni di merende. La conclusione del Congresso dell’Anm, la ripetuta e vibrante polemica contro il Governo del Presidente della Cassazione, Marvulli, ci dicono che il cemento non tiene, non essendo riuscito a fare breccia neanche nei settori più conservatori della magistratura. Resta però un deposito di scorie: i decreti attuativi della riforma dell’ordinamento giudiziario; le leggi ad personam; quelle illiberali da ultime approvate per far contenti gli alleati (droghe, legittima difesa, Cirielli). Non basterà la manutenzione già concessa dai plenipotenziari della Cdl; servirà la ripulitura del sistema e la sua riforma, per garantire giustizia e diritti uguali per tutti.