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![]() (Cattivi) consigli democraticiUltima modifica: sabato 25 novembre 2006 Mattia Toaldo
“Non è facile essere un democratico professionista nel 2006” scriveva di recente la “New York Review of Books”. A leggere i sondaggi, i democratici possono contare solo sui propri errori se vogliono perdere queste elezioni di midterm. Per aiutarli in questo sforzo, sono usciti di recente alcuni libri a cui vale la pena di dare un'occhiata. La stella nascente (e buonista)
Sicuramente l'opera che ha fatto più discutere nelle ultime settimane è stata quella della stella nascente del partito (nonché candidato in pectore alle primarie) Barak Obama. Spendendo circa 20 euro i lettori americani possono aggiudicarsi il suo “The Audacity of Hope: Thoughts on Reclaiming the American Dream” (Il coraggio della speranza: pensieri per rivendicare il sogno americano), 375 pagine uscite, guarda caso, nell'ultimo mese di campagna elettorale. Il senatore dell'Illinois si scaglia contro la politica “partigiana” e propugna una linea centrista basata sui mitici “valori americani”. Obama, a leggere il suo libro, sembra un tiepido clintoniano che propone sgravi fiscali per i poveri, una serie di programmi sociali, una riforma della sanità ispirata a quella che Clinton non riuscì a realizzare e un ritiro graduale dall'Iraq. Dalla sua, in questo momento, ha proprio il fatto di essere stato a suo tempo un oppositore dell'intervento contro Saddam Hussein. Quelli che l'Iraq...
E proprio dalla guerra in Iraq prende spunto invece un altro libro uscito di recente, “The Good Fight: Why Liberals – and Only Liberals – Can Win the War on Terror and Make America Great Again” (La battaglia giusta: perchè i liberal – e solo loro – possono vincere la guerra al terrorismo e fare l'America grande di nuovo). L'autore, Peter Beinart, è l'ex-direttore di una delle bibbie della sinistra americana, la rivista “The New Republic” e fa parte della schiera di intellettuali di area democratica che appoggiò a suo tempo l'attacco all'Iraq. Di questi tempi non è una posizione facile da difendere e tuttavia il libro è importante per vedere come in campo democratico si pensa di prendere allo stesso tempo i voti dei delusi dalla guerra e anche quelli di chi è preoccupato dal terrorismo, sempre più spesso due figure che coincidono. Beinart propone di resuscitare il liberalismo antitotalitario che i democratici avevano nei primi tempi della guerra fredda, quando ebbero il coraggio di emarginare i comunisti. Visto che secondo lui il radicalismo islamico è il nuovo totalitarismo, la risposta dei democratici non può che essere dello stesso tenore di quella che si aveva ai tempi dei sovietici. Si tratta, in pratica, di fare la stessa guerra di Bush ma senza il suo stile da cow-boy, basando la propria battaglia sui diritti umani e conquistando “cuori e menti” con un nuovo piano Marshall e una collaborazione più stretta con gli alleati e le organizzazioni internazionali. C'è chi lo supera: Rahm Emanuel e Bruce Reed (presidente del clintoniano Democratic Leadership Council) nel loro “The Plan: Big Ideas for America” (Il piano: grandi idee per l'America) chiedono una “strategia muscolare che usi tutti i mezzi a disposizione dell'America per renderla più sicura in un mondo più pericoloso”. Tanto per cominciare, secondo loro, servono 100.000 nuovi soldati. Quelli che..è solo questione di stile
Il dibattito sulla guerra sembra fermarsi qui. Altri autori, infatti, fanno ragionamenti più generali sulla strategia da adottare per vincere le elezioni. La preziosa specie dei consulenti elettorali, sempre pronti a sostituire la politica con la superficialità, non si è tirata indietro neanche questa volta. Steve Jarding e Dave Saunders hanno completato da poco il loro “Foxes in the Henhouse” (Volpi nel pollaio) in cui consigliano ai democratici di avvicinarsi di più ai “Bubba”, che non è una nuova marca di gomme da masticare ma è uno slang per indicare il lavoratore bianco, rurale e del Sud che si è oramai convinto che il partito dell'asinello è formato da un branco di piagnoni “tassa e spendi”, contrari alle pistole e a Dio. Thomas Schaller fa qualche sforzo di immaginazione in più. L'autore di “Whistling Past Dixie” (fischiando agli stati del Sud) dice che i democratici devono smetterla di andar dietro ai bianchi del Sud per concentrarsi invece su quegli stati in cui non sono considerati come degli “infanticidi senza-Dio” cioè il Midwest e l'Ovest Montuoso libertario. Così potrebbero costruire una maggioranza alternativa, non più basata sul Sud. E poi, conclude lui, i repubblicani avranno pure conquistato il meridione, ma ne sono anche stati conquistati e molti americani cominciano ad essere stanchi di certo estremismo religioso. |
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