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Islam e diritti umani

Ultima modifica: martedì 28 marzo 2006

Scrollarsi di dosso l'ideologia dei “teo-con” e invitare a pensare che tra l’Islam e i diritti umani il problema è politico e non discende da un’incompatibilità con la “civiltà” musulmana. Recensione a "Islam e diritti umani: un (falso?) problema" (a cura di Mario Nordio e Giorgio Vercellin, Diabasis).

L’Islam è incompatibile con i diritti umani? Tra i molti che lo pensano in Italia, c’è qualcuno che lo ha affermato in un manifesto in difesa della civiltà occidentale – che di quei diritti si è fatta da tempo levatrice e ne fornisce periodicamente interpretazioni strumentali che contrastano con il loro universalismo. Altri parlano di un’identità cristiana che sarebbe, a loro avviso, l’atto notarile di conferma della supremazia della “civiltà occidentale” su quella musulmana, pur credendo nel valore del “dialogo tra le civiltà”. C’è invece chi, come gli autori dei saggi contenuti in Islam e diritti umani: un (falso?) problema (a cura di Mario Nordio e Giorgio Vercellin, Diabasis, pp. 165, €14), si scrolla di dosso l'ideologia dei “teo-con” e invita a pensare che tra l’Islam e i diritti umani il problema è politico e non discende da un’incompatibilità con la “civiltà” musulmana.

Il problema dei paesi arabi, scrive Sami A. Aldeeb Abu-Sahlieh dell’Istituto Svizzero di Diritto Comparato, non è la separazione tra stato e chiesa, ma quello tra la legge e la religione. Lo stato dovrebbe recuperare la sua sovranità sul piano legislativo e su quello giudiziario. Maometto a suo avviso è portatore di due messaggi: il primo si applica alle norme giuridiche rivelata a Maometto in quanto capo di stato nel periodo di Medina. Il secondo, mai applicato, è contenuto nei versetti rivelati al profeta prima dell’accesso al potere. In questi versetti Maometto predicava la partecipazione popolare alla politica e il passaggio ad una libertà religiosa. In materia di diritto di famiglia egli perorava l’uguaglianza fra l’uomo e la donna, era contrario al velo, alla poligamia e si esprimeva per il diritto di ripudio tanto all’uomo quanto alla donna.

Questa ed altre interpretazioni del Corano sono in contrasto con il progetto islamista di imporre il diritto musulmano in tutti i settori della vita, di attribuire la sovranità alla legge islamica e non al popolo, istituire un califfato che applica la legge in base al Corano e alla Sunna. Nella maggioranza dei paesi arabi non vige questa applicazione radicale della legge islamica, ma le autorità tendono ad una stretta osservanza dei precetti coranici, soprattutto in materia di diritto di famiglia.

In molti paesi a maggioranza musulmana è in corso da tempo una dura battaglia ermeneutica fra la corrente “positivista” e la corrente islamista. Sebbene l’esito non sia soddisfacente la separazione tra la religione in quanto fede dalla religione in quanto apparato legislativo continua ad essere la posta politica in gioco in tutto il mondo arabo. Secondo Giorgio Vercellin, docente di Storia e Istituzioni del Vicino e Medio Oriente nell’Università Ca’ Foscari di Venezia, questo problema è stato risolto nell’emisfero occidentale del pianeta sin dalla codificazione in epoca romana del diritto positivo, ma continua a costituire un problema per il Cristianesimo. Come l’Islam, anche il Cristianesimo, infatti, sostiene di essere portatore della Verità Assoluta, e si trova in contraddizione con la concezione pluralista del mondo intrinseca ai diritti umani.

Una riforma dell’interpretazione del Corano, dunque, a partire dalle disparità stabilite tra uomo libero e schiavo, tra uomo e donna, tra musulmano e non musulmano – tra l’altro accettate anche dal Vecchio Testamento e dal diritto canonico dei secoli passati – è certamente possibile. Vercellin dimostra infatti che questi precetti non sono più riconosciuti dalle leggi degli stati islamici e ripugna alla coscienza di quasi tutti i musulmani.

Visto che ogni religione monoteistica ha un rapporto difficile con la teoria dei diritti umani che, nella versione migliore, vengono interpretati come diritti fondamentali rivelati da Dio, Mario Nordio, docente di Storia delle Istituzioni dell’Asia all’Università di Ca’ Foscari, avverte che il vero problema non è quello di un’ipotetica incompatibilità tra Islam e i diritti umani, ma quello tra stati a maggioranza musulmani e diritti umani.

Nei paesi a maggioranza islamica, aggiunge Nordio, dalla fine del bipolarismo della guerra fredda tra le componenti secolari tradizionali, quelle islamiste-innovative e quelle più decisamente liberal è cresciuto l’apprezzamento per la democrazia liberale, ma anche le critiche delle politiche che in nome della democrazia liberale giustificano la guerra, quella in nome dei diritti umani e quella contro il terrorismo. Nella stragrande maggioranza di questi paesi è cresciuta la domanda sui diritti umani che si accompagna all’esigenza di una democrazia partecipativa e si scontra con i regimi autoritari che impediscono forme di partecipazione collegata alle forme dei partiti democratici di massa. (R.C.)