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Suez-Enel: il ritorno alla politica di potenza europea?Ultima modifica: sabato 4 marzo 2006 Il retroscena dell'Opa mancata dell'italiana Enel sul colosso francese Suez. La fusione Suez-Gaz de France è il ritorno dell' "interesse nazionale" in politica economica contro il progetto di costituire grandi poli energetici europei capaci di fare muro contro il protagonismo energetico russo? In Europa si torna alla politica di potenza. Quella energetica L’Opa italiana non era ostile L’offerta pubblica di acquisto di Enel su Suez non era ostile e il governo francese ne era a conoscenza sin da Gennaio. Giulio Tremonti, il ministro italiano dell’economia, mercoledì 1 marzo a Bruxelles, ha detto che Enel si era accordata con Veolia, il grande concorrente di Suez nel settore delle acque e nel trattamento dei rifiuti, per scalare Suez. Il quotidiano "Le Monde" è entrato in possesso di un memorandum di otto pagine in cui c’è la ricostruzione del mistero: il 18 novembre 2005, Proglio incontra Conti, l’Ad di Enel. Decidono l’Opa congiunta per acquisire Suez. Viene fissata la data dell’Opa: “alla fine di marzo”. Enel avrebbe stanziato 15 miliardi di euro, Veolia avrebbe pagato in azioni e in liquidi. All’inizio di Gennaio è pronta un’offerta congiunta Enel (80 per cento)-Veolia (20 per cento). L’11 gennaio Proglio e Conti decidono di avvisare in maniera informale il governo francese. Il 15, si legge nel documento, Thierry Breton, il ministro dell’economia francese, viene avvertito dall’Ad di Veolia ed esprime la sua perplessità e chiede di ritardare l’offerta italo-francese facendo balenare la possibilità di includere nell’operazione anche Gaz de France. A Roma si pensa che sia stato Breton stesso ad avvertire Gaz de France dell’Opa Enel-Veolia. Gérard Mestrallet, l’ad di Suez, chiede allora l’intervento del primo ministro de Villepin. Nel frattempo su “Il Giornale” appare il 21 febbraio la notizia del progetto. De Villepin e Breton telefonano ai loro omologhi italiani comunicando la loro contrarietà al progetto. L’indomani mattina, Proglio e Conti confermano la loro intenzione di proseguire con l’Opa. Gli italiani pensano che l’operazione sarebbe stata accolta positivamente da Parigi. L’iniziativa era stata annunciata a Chirac da Henri Proglio, l’amministratore delegato di Veolia, vicino al presidente francese. Il quale lo aveva invitato a desistere. E infatti, poche ore dopo, Veolia annuncia: “nessun progetto di partecipazione diretta o indiretta ad un’offerta pubblica relativa alla società Suez”. Il 25 febbraio il primo ministro francese, insieme agli amministratori delegati di Gaz de France e di Suez, annuncia la fusione. Viva i campioni nazionali! Il nuovo gruppo è installato in Francia, in Belgio, in Olanda e in Lussemburgo. Mira a sfruttare al massimo “la convergenza tra il gas e l’elettricità”: moltiplicazione delle centrali elettriche del gas, aumento della produzione di energia nucleare. Il gruppo si candida ad essere il numero uno mondiale del gas liquido, un mercato in piena espansione con le nuove disponibilità dei giacimenti russi, qatariani, iraniani e punta a disporre di una grande forza finanziaria per investire nelle infrastrutture (gasdotti, siti di stoccaggio, impianti di liquefazione, centrali nucleari) e ad aumentare l’import-export del gas. Il nuovo campione nazionale francese dovrà tuttavia scendere a patti con la Gazprom russa per trattare il prezzo del gas e le tariffe imposte dal governo di Vladimir Putin. Il commissario Ue al mercato interno, Charlie McCreezy, giudica questo decreto «discriminatorio» e «protezionista», mentre la Commissione minaccia di aprire una procedura di infrazione contro la Francia perché sostiene di non aver ricevuto le informazioni richieste. Parigi però fa sapere di aver già risposto a Bruxelles con un testo di 18 pagine di spiegazioni e sottolinea che il decreto del 31 dicembre non mira a proteggere «le imprese insediate in Francia» ma «a garantire l'ordine pubblico e la sicurezza del territorio». Nessun arretramento di fronte alle polemiche «protezioniste», anzi, il «patriottismo economico» di Dominique de Villepin si precisa ancora meglio con l'annuncio di una nuova norma destinata a proteggere le imprese francesi da eventuali offensive straniere. ”Wait and see” Dopo l’offensiva francese, gli italiani si sono attestati su una linea prudente di attesa. L’Ad di Enel Conti però non esclude di lanciare l’Opa su Suez. La fusione con Gdf avverebbe infatti solo a fine anno. Un’ipotesi, caldeggiata dal “Financial Times”, che avrebbe delle conseguenze clamorose. Ma potrebbe anche causare molti effetti rischiosi. Il maggiore sarebbe quello di parlazzare l’Enel in una contesa transalpina molto dispendiosa che si prospetta lunga e difficile. 25 minimarket dell'energia «La caccia è aperta» ha detto l’ex commissaria europea all’energia Loyola de Palacio. Quattro anni dopo il vertice di Barcellona, che ha lanciato la liberalizzazione dei mercati dell’energia, le imprese europee del settore avrebbero dato vita ad una nuova stagione di concentrazione mai vista prima. E così è accaduto: l’Opa) della spagnola Gas Natural su Endesa, battuta sul filo di lana dalla tesca E.ON, la fusione annunciata di Gaz de France e Suez per evitare di farla cadere nelle mani italiane. A Barcellona si voleva introdurre la concorrenza sui mercati energetici per fare abbassare i prezzi. Il nuovo “patriottismo economico”russo che a gennaio ha aumentato i prezzi della fornitura di gas all’Ucraina ha cambiato lo scenario geostrategica europeo e ha fatto fallire il progetto di Barcellona. L’invito di Romano Prodi di fondere Enel-Eni e creare un nuovo “campione nazionale” sul modello francese è sembrato fuori luogo a molti. Ma potrebbe inserirsi in una nuova politica europea: creare dei gruppi nazionali che si difendano dall’offensiva russa e garantiscano gli interessi strategici nazionali. Potrebbe anche essere la constatazione di una crisi della Commissione Europea, incapace di dotarsi di maggiori poteri nel campo della politica energetica continentale (previsti tra l'altro anche dalla Convenzione Europea). La stessa linea era stata peraltro seguita da Gerhard Schröder al momento dell’acquisto da parte di E.ON di Ruhrgas. All’orizzonte si prepara dunque un nuovo scontro tra gli Stati nazionali e la Commissione europea. Il mercato europeo soffrirà di questa gigantesca “cartellizzazione” dell’energia ma negli ultimi quattro anni, infatti, l’obiettivo di Barcellona di abbassare i prezzi e creare una maggiore concorrenza non è stato raggiunto. Per difendersi contro le azioni della Commissione presieduta da José Manuel Barroso, Parigi si giustifica così: “Non può esistere un solo produttore, Gazprom, che impone le sue condizioni a una miriade di acquirenti”. E poi attacca la Commissione: “Se Gazprom taglia il gas all’Ucraina e aumenta i prezzi del gas per gli europei, la Commissione non può pretendere che i produttori europei riducano i prezzi per evitare di falsare la concorrenza”. Se lo Stato russo interviene a gamba tesa nel mercato, in altre parole, perché gli Stati europei non possono fare altrettanto? Il rischio, replicano da Bruxelles, è la parcellizzazione del mercato europeo in 25 minimarket dell’energia. Gli inglesi e gli olandesi, infatti, vogliono controllare il 100 per cento dei loro idrocarburi, i Francesi faranno la stessa cosa puntando sul nucleare, mentre i tedeschi gli austriaci e gli italiani continueranno a dipendere dai loro vicini. Il mercato dell’energia diventa sempre più pubblico e statale. A mancare è sempre più drammaticamente una politica dell’energia. Sul pianeta energia si tornerà alla politica di potenza energetica? |
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