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Contro Ratzinger?

Ultima modifica: martedì 19 febbraio 2008

Contro Ratzinger (Isbn) è un libro, tra i molti, che ad un anno esatto dall'insediamento al soglio di Pietro di Joseph Ratzinger, cerca di fare un primo bilancio intellettuale di Benedetto XVI

  • L'Europa sotto il segno del sacro La «crisi circolatoria» del vecchio continente, terreno d'incontro fra cattolici e laici alla scoperta dell'identità cristiana perduta contro il nemico comune del relativismo di Ida Dominijanni

  • L'ultimo evento mediatico di Woityla I teocon hanno teorizzato la guerra per diffondere la democrazia. Papa Woytila è stato pacifista, ma ha combattuto il comunismo e ha contribuito al suo crollo. E lo ha fatto non con le armi tradizionali, ma con le armi della comunicazione di Carlo Freccero

Come nella migliore tradizione seicentesca, l’autore di questo pamphlet non liquidatorio, ma anzi molto dentro l'opera del nuovo papa e di quello che lo ha preceduto, Karol Wojtyla, ha voluto mantenere l’anonimato per scrivere sul nuovo papa, una scelta fatta per garantirsi la libertà di filosofare in un tempo in cui al papa sembra sia stata concessa l’autorità di decidere cosa è legittimo in materia di “valori”, di libertà e di razionalità.

Dell’ascendenza del teologo Joseph Ratzinger, il custode della fede cristiana nato 79 anni fa a Marktl-am-Inn, vicino a Passau, nella Bassa Baviera ultracattolica sul suo predecessore Wojtyla, l’anonimo ne fa occasione di operetta morale e di riflessione filosofica non occasionale. A partire dalla scena finale quando la passione di Cristo e le ultime sofferenze di Giovanni Paolo II si sovrapposero tragicamente il venerdì santo dell’anno scorso, quando Ratzinger sostituì Wojtyla nella via crucis celebrata al Colosseo quando il vecchio papa malato tese la mano a quel “fratello” al quale aveva già indirizzato le sue ultime confidenze e passato il testimone in nome di una consonanza intellettuale che risaliva ai primi mesi del suo papato.

Si erano conosciuti nel 1978 al conclave che elesse Albino Luciani, ma le loro vite scorrevano parallele già dal 1963, l’anno del Concilio vaticano II. Per il cardinale Ratzinger, Wojtyla era una icona della “chiesa del Silenzio” sotto il giogo del comunismo. Vedeva in lui una diga contro la marea dell’ateismo contemporaneo, quello che da papa Benedetto XVI molti anni dopo avrebbe definito il “secolarismo disumanizzante”, l’ “agnosticismo”, i suoi principali nemici.

Dopo avere già rifiutato un primo invito di Wojtyla nel 1979, ad appena cinquantaquattro anni Joseph Ratzinger il 25 novembre 1981 prese il posto del cardinale croato Franjo Seper nel ruolo di prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. Ratzinger fu un inquisitore fermo e spietato, ma gentile e dialogante nei modi, custode della produzione teologica pronto a ridisegnare (o restaurare) la geografia politica romana individuando i teologi da condannare e quelli da promuovere. Il pezzo forte della sua opera di guardiano della fede fu la redazione del Catechismo universale della Chiesa cattolica pubblicato nel 1992 dopo sei anni di lavoro.

Ratzinger fu alternativamente l’ispiratore e l’esecutore di misure disciplinari, tra il 1983 e il 1985, contro i “teologi della liberazione” dell’America Latina sospettati di connivenza con il marxismo e alcuni dissidenti (il più noto è Hans Küng). Nel 1984 ridusse al “silenzio penitenziale” il teologo brasiliano Leonardo Boff. Sotto il papato di Wojtyla, Ratzinger definì le linee principali del suo attacco all’Illuminismo e alle degenerazioni della secolarizzazione. Nel 1987, condanna ogni forma di procreazione medicalmente assistita, anche per le coppie sposate ma sterili. La polemica fu violenta. La Chiesa venne accusata di mancanza di compassione. L’università cattolica di Lovanio, che nel frattempo ha condotto degli esperimenti sulla procreazione, venne seccamente richiamata all’obbedienza dal cardinale tedesco.

L’anonimo nega l’autorevolezza filosofica di Ratzinger perché ha clandestinamente sottratto al campo della ricerca razionale il suo nucleo e il suo scopo. In altre parole egli, pur appellandosi alla ragione per comprendere il mistero della fede cristiana, nega alla verità la possibilità di essere interrogata razionalmente. Eppure papa Benedetto XVI ha una strategia culturale: sottrarre alla modernità la sua pretesa razionalità affermando che il cristianesimo, e non l’illuminismo, è l’erede della filosofia greca dalla quale scaturisce la cultura occidentale. Ne segue la condanna della teoria evoluzionistica di Darwin che definì la ragione il prodotto del caso e della necessità e non della volontà superiore di Dio. Su queste basi Ratzinger mira a restaurare il primato della legge divina su quella positiva degli stati. La conclusione è sconcertante: è l’Illuminismo il responsabile principale delle tragedie politiche e sociali che hanno investito negli ultimi tre secoli l’occidente.

Sul piano filosofico, quello del papa è un messaggio che si sta rivelando politicamente efficace. Fa comodo pensare, avverte l’anonimo, che la verità, sottratta al dialogo razionale tra gli esseri umani, sia garantita da un’autorità divina che giudica ogni idea che non si conforma preventivamente alla verità stabilita per Legge. Ma è contraddittorio fare appello alla ragione per dimostrarne l’implicita irrazionalità.

La cupezza di questo scenario si rispecchia nell’enciclica Splendor veritatis del 1993 di Giovanni Paolo II nella quale la modernità viene descritta come una deriva che non permette di distinguere il bene dal male e nega la libertà degli uomini perché priva di referenti trascendentali, insistendo invece sul tradimento morale del cristianesimo occidentale rispetto alla fede. Ma se Wojtyla aveva del futuro un’idea aperta e positiva, quella di Ratzinger è tragica perché portatrice di una catastrofe dalla quale bisogna salvarsi tornando a credere in Dio.

Se è questo il futuro che ci riserva la Città Celeste di Ratzinger, l’invito di questa operetta morale o pamphlet (come preferisce il suo autore anonimo) è quello di barattarlo con il presente della nostra Città dolente in cui l’umanità è fallibile, ma almeno non si piega all’esistenza opinabile di un Dio che obbliga all’obbedienza cieca in una legge che nessuno conosce. (R.C.)