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Testimoni degli abusi a Guantanamo

Ultima modifica: sabato 4 febbraio 2006

Un rapporto di “Human Rights Watch” descrive per la prima volta gli strumenti giuridici adottati dalla Casa Bianca di George Bush per giustificare l’abuso della detenzione preventiva dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre.

All’indomani degli attacchi dell’11settembre 2001, l’Fbi e il dipartimento di giustizia hanno compiuto negli Stati Uniti centinaia di arresti per smantellare le cellule di Al Qaeda sul suolo americano e per impedire nuovi attentati. Le persone arrestate sono state spesso detenute per mesi in segreto, senza essere accusati di nulla e senza lacun diritto ad un avvocato, in disprezzo del loro diritto costituzionale. Le organizzazioni per la difesa dei diritti civici Human Rights Watch e il sindacato americano delle libertà civili (American Civil Liberties Union, ACLU) hanno pubblicato un rapporto di 101 pagine che descrive la condizione dei detenuti e del trattamento dei prigionieri.

“Operando dietro un muro di segretezza il dipartimento di Giustizia ha gettato numerosi musulmani che vivevano negli Stati Uniti in un mondo kafkiano di detenzione senza limite e senza colpa, accusandoli senza fondamento di terrorismo. Si sono trovati non a Guantanamo o ad Abu Ghraib, ma nel sistema carcerario federale americano, vittime di un rovesciamento del diritto sul testimone del delitto. Almeno un quarto di essi sono cittadini americani. E quasi la metà non si è mai presentata davanti ad un tribunale” sottolinea il rapporto.

La ricerca è intitolata “Testimoni di abuso: gli abusi sui diritti dell’uomo nella legge sul testimone materiale dall’11 settembre” e registra “almeno 70 casi” di detenzioni arbitrarie. Salvo un’eccezione, tutti i detenuti sono di confessione musulmana. "Molti non sono stati informati delle ragioni del loro arresta – si legge nel rapporto – non hanno avuto la possibilità di incontrare immediatamente un avvocato e non hanno l’autorizzazione a visionare le prove a carico. I processi nei tribunali sono stati condotti in segreto e tutti i documenti sono stati segretati… Numerosi testimoni materiali sono stati arrestati e incarcerati con prove che non sarebbero state mai sufficienti per giustificare una simile detenzione preventiva”.

Le prove consistevano forse nel fatto che gli individui arrestati avevano lavorato nello stesso luogo o frequentato la stessa moschea di uno dei terroristi dell’11 settembre. Alcuni sono stati arrestati per avere frequentato durante gli anni dell’università alcune serate organizzate da un sospettato di terrorismo, per avere acquistato il settimanale "Time" con la copertina di Osama Bin Laden, o per avere lo stesso nome di famiglia di uno degli autori degli attacchi contro il Pentagono o le Torri Gemelle. “Il pressappochismo, l’incompetenza e il pregiudizio hanno giocato un ruolo importante – sostiene Anjana Malhotra, autrice del rapporto – Questi uomini sono stati vittime della decisione del Dipartimento di Giustizia di aggirare la legge – sottolinea Jamie Fellner, direttore del programma americano di "Human Rights Watch" – i criminali sono trattati meglio di questi “testimoni materiali”.

L’amministrazione ha creato la nozione di "testimone materiale" per avere uno strumento ideale per moltiplicare gli arresti nella speranza di trovare solo dopo le prove per giustificarli. “Quando non esistono prove, il Dipartimento della giustizia prolunga semplicemente l’arresto fino a quando non sono più d’alcuna utilità e che un giudice decida finalmente di liberarli” precisa il rapporto. Sui 70 testimoni considerati, 42 sono stati rilasciati senza la formalizzazione di alcuna accusa. Sette sono stati incolpati di sostegno a organizzazioni terroristiche, quattro sono stati giudicati colpevoli e tre attendono ancora il giudizio. Una ventina di persone sono state inoltre accusate di crimini che non erano collegati ad attività terroristiche. 24 detenuti sono stati espulsi e due sono considerati “nemici combattenti” e sono stati affidati al Dipartimento della difesa.

Il governo americano ha presentato le sue scuse solo a 13 di questi "testimoni". Ma il Dipartimento della giustizia ha sempre rifiutato di rivelare quante persone sono state arrestate negli Stati Uniti nel quadro delle inchieste sul terrorismo e ha quasi sempre ignorato le richieste in questo senso fatte dai parlamentari.

LA LEGGE SUI « TESTIMONI MATERIALI »

La legge sui "testimoni materiali" (Material Witness ) risale al 1984. Il testo era stato elaborato per contrastare il crimine organizzato. Se un tribunale ritiene che un individuo disponga di informazioni essenziali per un’indagine su un’organizzazione criminale e con ogni probabilità fuggirà sottraendosi alla deposizione, può decidere di arrestarlo finché non avrà reso la sua testimonianza. "Dopo l’11 settembre, il Dipartimento della giustizia ha usato deliberatamente questa legge in un’ottica completamente diversa : per assicurare la detenzione illimitata di coloro che considerava sospetti di attività terroristiche. Ha rifiutato di rispettare i diritti fondamentali delle persone e la Costituzione che riconosce ai detenuti il diritto della notifica delle accuse, il diritto ad un avvocato, quello di visionare le prove e di essere in grado di contestare l’accusa e le ragioni della sua detenzione" si legge nel rapporto di "Human Rights Watch". Per Lee Gelernt, consulente giuridico dell’ACLU, “l’uso illegale dello status di “testimone materiale” è forse il caso più estremo, ma quello meno conosciuto tra gli abusi del governo dopo l’11 Settembre”.

MIGRANTI OBIETTIVI DELLA GUERRA AL TERRORISMO

Nel Giugno 2003, un primo rapporto di 198 pagine circolato all’interno del Dipartimento di Giustizia denunciava il trattamento di 762 immigrati incarcerati illegalmente negli Stati Uniti nelle settimane immediatamente successive all’11 Settembre. Erano stati privati sistematicamente di ogni diritto ed erano rimasti almeno tre mesi in carcere. La maggioranza è stata espulsa senza essere stata mai accusata di alcun reato legato all’associazione ad una rete terroristica. L’Fbi "non ha mai distinto i migranti che hanno possibili relazioni con i terroristi e gli altri interrogati per caso". I detenuti hanno “subito degli abusi fisici e verbali”. I tre quarti delle persone sono state interrogate a New York e nel New Jersey. Sempre secondo questo rapporto interno, numerosi giuristi del ministero si sono preoccupati dell’illegalità di queste pratiche ma non l’hanno mai segnalato ai loro superiori.

LA TORTURA, PRATICA QUOTIDIANA

Per "Human Rights Watch", un terzo dei 66 testimoni materiali conosciuti sono stati incarcerati più di due mesi, alcuni per più di sei e un piccolo numero addirittura per più di un anno. Ayub Al Khan, di nazionalità indiana, è stato arrestato il 12 settembre 2001 a San Antonio in Texas ed è stato subito trasferito nel braccio speciale del Centro di detenzione metropolitano di New York, Brooklyn: “Sono stato trasferito – si legge ne rapporto – in una zona di detenzione speciale e tenuto in isolamento nel “buco del nono piano”. La cella era 1,80 m per 1,50 m. Sono rimasto lì 24 ore su 24 con la luce artificiale sempre accesa. Le guardie venivano ogni dieci, quindici minuti e bussavano alla porta. Mi chiamavano “talebano” oppure “cane talebano”. Non sono riuscito veramente a dormire per uno o due mesi. In questo tempo sono uscito dalla cella solo per essere interrogato. Dopo mi hanno lasciato andare fuori ma per farmi gelare al freddo. Le guardie non hanno mai smesso di maltrattarmi. Mi dicevano: “Non rivedrai più la tua famiglia. Morirai qui”. “Senti il fumo delle Torri gemelle? Sei fottuto. Come vuoi morire ? Sulla sedia elettrica ? Quando mi portavano fuori dalla cella i miei piedi erano legati e le guardie si divertivano a guardarmi camminare con le catene che mi facevano male. Ero tutto nudo e mi colpivano alle spalle. Mi buttavano contro un muro. Quando mi facevano incontrare l’Fbi mi stritolavano le mani e le dita avvertendomi di tacere”.

Susan Otto, un avvocato che difende Mujahid Meneptan, un cittadino americano di 60 anni che ha avuto solo il torto di frequentare in Oklahoma la stessa moschea di Zacarias Moussaoui: “Ogni volta che chiedevo di conoscere le ragioni del mio arresto del mio cliente – ha detto la Otto – mi rispondevano sempre: “Sicurezza nazionale”. Quando chiedevo “che cosa significa?” il governo mi rispondeva: “Non possiamo dirglielo”.

Tarek Omar, un egiziano interrogato nell’ottobre 2001 con sette persone, tra amici e membri della sua stessa famiglia, racconta: “Ci hanno trattato come terroristi professionisti. Ci hanno messo nelle auto armi alla mano, come se volessero spararci addosso, pensavano forse di avere davanti Bin Laden. Non ci hanno lasciato parlare. Non ci hanno consentito di chiedere perché ci stavano arrestando. Non ho mai capito quanto tempo sono rimasto in prigione. Avevo l’impressione che ci sarei rimasto per sempre. Non ho mai saputo perché sono rimasto in carcere così a lungo”. Gli otto uomini sono stati rilasciati molti mesi dopo e hanno ricevuto le scuse ufficiali da parte dell’Fbi.

IL RAPPORTO

Il rapporto di "Human Rights Watch" è uno strumento eccezionale per capire le politiche penali adottate dalla Casa Bianca dopo l’11 settembre. La legge internazionale sui diritti umani e le leggi degli Stati Uniti affermano entrambi il diritto alla libertà e la necessità di garanzie effettive contro l’arresto arbitrario e la detenzione irragionevole negli Stati Uniti.

Prima dell’11 Settembre ci sono state poche eccezzioni a questa norma fondamentale. Una di queste è senz’altro la legge sul “testimone materiale” che permette al governo di trattenere temporaneamente una persona la cui testimonianza è necessaria per un processo e che è sospettata di fuga. Questa eccezione rispecchia un compromesso tra il diritto individuale alla libertà e la gestione di un giusto processo. La possibilità di arrestare un testimone sotto una legge federale risale al diciottesimo secolo. Questa legge stabilisce il dovere da parte dei cittadini di rivelare tutti i dati a loro conoscenza su fatti penali in caso di un processo.

Il diritto all’arresto di un testimone è una misura onerosa stabilita dal Congresso per assicurarne la presenza durante un processo. Più comunemente il governo può citare in giudizio il testimone per assicurarne la presenza nel caso si rifiuti di comparire. La Corte Suprema ha riconosciuto l’importanza del diritto all’arresto di un testimone solo in circostanze eccezionali, qualora cioè tutte le altre misure, come le multe, siano “troppo deboli per impedire al testimone di assentarsi”.

LEGGI IL RAPPORTO (in inglese):

http://hrw.org/reports/2005/us0605/

I SITI DI RIFERIMENTO:

http://www.aclu.org/

Il sito del sindacato americano delle libertà civili (American Civil Liberties Union). La Aclu è stata fondata da Roger Baldwin, Crystal Eastman, Albert DeSilver e altri nel 1920. E’ un ente no-profit sostenuto da oltre 400 mila membri. Sostiene 6 mila casi all’anno davanti alla Corte Suprema e in tutte le corti federali degli Stati Uniti.

http://www.guantanamohrc.org/

Il sito di “Human Rights Watch” dedica un approfondimento di grande livello alle questioni riguardanti i prigionieri di Guantanamo (la loro condizione penale, I ricorsi e le conferenze stampa per denunciare la loro situazione).