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"Perché mi è capitato questo?"

Ultima modifica: sabato 4 febbraio 2006

Parla Khaled El-Masri che chiede giustizia per il periodo di detenzione illegale a cui la Cia lo ha sottoposto dal 31 dicembre 2003 al 28 maggio 2004

Il mestiere delle armi Alla ricerca delle ragioni della guerra globale e delle radici della pace di domani

Mattia Diletti

Se vuoi un interrogatorio fatto come si deve bisogna andare in Giordania.
Se vuoi che qualcuno sia torturato devi andare in Siria.
Se vuoi che qualcuno sparisca devi rivolgerti all’Egitto.

(Robert Baer, ex-agente della Cia, a proposito della pratica della Extraordinary Rendition)

Khaled El-Masri vs George Tenet. Se la denuncia presentata ieri dalla American civil liberties union (ACLU) presso il tribunale distrettuale di Alexandria (Virginia) otterrà un seguito l’ex direttore della Cia George Tenet dovrà difendersi, per la prima volta, dalle accuse di tortura e sequestro di persona. Khaled El-Masri, un cittadino tedesco di 42 anni di origine libanese, chiede giustizia per il periodo di detenzione illegale a cui la Cia lo ha sottoposto dal 31 dicembre 2003 al 28 maggio 2004. El-Masri venne arrestato alla frontiera con la Serbia dalla polizia macedone il 31 dicembre mentre viaggiava verso Skopje, dove avrebbe passato il capodanno. “Mi hanno imprigionato per 23 giorni in una camera d’albergo in Macedonia, senza alcuna possibilità di incontrare un avvocato o mettermi in contatto con la mia famiglia.

La polizia macedone mi ha interrogato più volte chiedendomi conto di alcuni incontri che avrei tenuto con dei terroristi di Al Qaeda nella moschea di Ulm (la citta’ tedesca nella quale El-Masri vive, ndr), di un mio viaggio, ovviamente mai avvenuto, a Jalalabad e dei miei presunti contatti con una cellula di terroristi islamici di base in Norvegia”. Dopo 23 giorni El-Masri è stato trasferito all’aeroporto di Skopje, picchiato e seviziato dalla polizia macedone, consegnato in catene a un gruppo di americani e quindi trasportato in Afganistan. Secondo la ricostruzione della Aclu il volo che ha trasportato Masri a Kabul ha seguito una rotta compiuta regolarmente dai jet della Premier executive transport services (PETS), una società fantoccio utilizzata dalla Cia per trasferire all’estero i detenuti stranieri soggetti al trattamento della Extraordinary rendition, ovvero l’incarcerazione in paesi terzi di cittadini non-americani (il ricorso alle prime Extraordinary rendition risale all’epoca dell’amministrazione Clinton, ma è divenuta una pratica sistematica solo dopo l’11 settembre. George Tenet le ha definite “rendition to justice”). Il jet della PETS avrebbe lasciato Palma di Maiorca il 23 gennaio 2004, con due scali “tecnici” tra la Spagna e Kabul: uno a Skopje e uno a Bagdad. Il 25 gennaio avrebbe lasciato l’Afganistan per dirigersi questa volta a Timisoara, in Romania.

In Afganistan El-Masri è stato imprigionato in una fabbrica dismessa a nord di Kabul che la Cia utilizza come carcere; appena arrivato è stato picchiato, seviziato e nuovamente interrogato. “Sono stato interrogato in arabo da una persona a volto coperto e dall’accento libanese alla presenza di due americani: mi sono state mosse le stesse accuse che avevo ascoltato in Macedonia, con l’aggiunta di un presunto addestramento militare in Palestina. Mi hanno interrogato in tutto quattro volte”. El-Masri ha condotto a lungo lo sciopero della fame: dopo 37 giorni è stato sottoposto all’ingestione forzata di liquidi nutrienti, per mezzo di un tubicino di gomma che gli è stato introdotto nello stomaco attraverso le narici. “Non ho mai provato un dolore così intenso in tutta la mia vita”, ha detto El-Masri. All’inizio di maggio El-Masri ha cominciato a intuire che gli americani si erano resi conto di aver commesso uno scambio di persona, e dopo poco gli è stato comunicato che sarebbe stato rilasciato. “Ho parlato con un americano che si è presentato dicendo di essere uno psicologo, e mi ha detto che presto avrei ricevuto buone notizie da Washington”. Sempre secondo la ricostruzione della Aclu George Tenet sarebbe stato informato dello scambio di persona compiuto dalla Cia a fine aprile; Condoleezza Rice, all’epoca Consigliere alla Sicurezza, sarebbe venuta a conoscenza dell’episodio ai primi di maggio.

“In quei giorni è venuto a visitarmi in cella un tedesco, che si faceva chiamare Sam. Mi ha detto che gli americani mi avrebbero rilasciato solo se io avessi promesso di non dire una parola su ciò che mi era accaduto. Quando mi hanno portato via dalla cella per infilarmi nell’aereo ero sicuro che mi avrebbero ammazzato”. El-Masri è stato quindi trasportato in Albania e lasciato libero in mezzo alle montagne. Dopo aver vagato per qualche ora ha incontrato tre poliziotti, e la polizia albanese lo ha rispedito a casa con un volo Tirana – Francoforte.

Ieri El-Masri sarebbe dovuto essere presente alla conferenza stampa tenuta a Washington dalla Aclu, ma le autorità americane lo hanno rimandato indietro dopo il suo atterraggio ad Atlanta: il suo primo viaggio in aereo dopo la detenzione afgana. El-Masri ha potuto rispondere alle domande dei giornalisti solo in video conferenza: “prima di tutto” ha detto “voglio sapere perché mi è capitato tutto questo”.