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![]() Mandato di torturaUltima modifica: sabato 4 febbraio 2006 Il caso dell’Imam Abu Omar in Italia è solo uno dei circa 70 casi riconosciuti di “prelievi forzati”, cioè di rapimenti di sospettati di terrorismo senza il consenso dello Stato che ospita la persona. Spuntano nuovi documenti che svelano il “disagio” dell’Fbi per le politiche dell’antiterrorismo adottate dalla Casa Bianca dopo l’11 settembre. L’Italia smentisce di avere autorizzato l’operazione della Cia Tre anni fa un agente dell’Fbi avvertì i suoi superiori dell’esistenza di un programma segreto che autorizzava il rapimento e la deportazione di sospetti terroristi in paesi che praticano la tortura. E’ il settimanale Newsweek ad anticipare l’ennesimo documento che denuncia la politica delle “consegne straordinarie” (extraordinary rendition) adottato dalla Casa Bianca di George Bush per rapire centinaia di persone. Il memorandum datato 27 novembre 2002 è un’analisi legale delle tecniche di interrogatorio degli aderenti alla rete terroristica di Al Qaeda e approvate dal Pentagono. Dopo avere denunciato l’illegalità di tecniche come quelle dell’uso dei cani per intimorire i detenuti o dell’uso dell’acqua “per indurli all’insensibilità”, l’agente discute il piano di deportazione dei detenuti in paesi come la Giordania, l’Egitto per continuare gli interrogatori. “Lo scopo di questa categoria [la “extraordinary rendition” (la “consegna straordinaria”)] è di utilizzare, fuori dagli Stati Uniti, tecniche di interrogatorio che potrebbe violare [le leggi degli Stati Uniti]. Se commessi negli Stati Uniti, questi abusi sarebbero in sé delle violazioni dello Statuto americano sulla tortura” scrisse l’agente. “Discutere di qualsiasi piano che include questa categoria potrebbe essere considerato come una cospirazione finalizzata alla violazione di questa legge”. Un agente anziano dell’Fbi che preferisce rimanere anonimo perché l’argomento è ancora “sensibile”, sostiene che il memorandum non rappresenta la conclusione ufficiale dell’ufficio legale dell’Fbi. Lo stesso autore del memorandum, interpellato da Newsweek, si è rifiutato di fornire ulteriori commenti. Un altro agente dell’Fbi che ha chiesto anche lui di rimanere anonimo sostiene invece che il documento esprime la preoccupazione di molti agenti e molti avvocati sul concetto di “consegna straordinaria”. Si calcola che siano almeno cento le persone sospettate di attività terroristiche ad essere state consegnate dalla Cia a paesi stranieri in base ad una direttiva segregata del presidente George Bush dopo l’11 settembre. Leggi la corrispondenza di Newsweek:http://www.msnbc.msn.com/id/8769416/site/newsweek/ L’ex capo della Cia George Tenet non fa mistero del possibile destino di tipi come Abu Omar. Il 17 ottobre, l'allora direttore della Cia testimonia dinanzi alla commissione di inchiesta di Congresso e Senato sui fatti dell'11 settembre. Racconta: "Dopo l'attacco alle Torri, la Cia, con la cooperazione del Fbi, ha restituito alla giustizia mondiale 70 terroristi". La pratica ha un nome: extraordinary rendition, "consegna straordinaria". E' un metodo che non si cura della sovranità degli Stati in cui i "pacchi" da consegnare vengono prelevati. Né si preoccupa della loro sorte una volta giunti a destinazione. "La Cia e l'Fbi hanno perseguito all'estero una politica aggressiva finalizzata alla distruzione di Al Qaeda, delle sue risorse umane e tecniche - dice Tenet - Abbiamo identificato anche 36 fiancheggiatori del Terrore e condotto operazioni nei loro confronti in 50 Paesi. Ventuno di queste operazioni hanno avuto successo e mi riferisco ad arresti, carcerazioni, attività di sorveglianza, consegne e approcci diretti". http://www.hrw.org/reports/2005/us0405/6.htm In un’inchiesta pubblicata sul quotidiano La Repubblica il 17 febbraio 2005, Carlo Bonini, Giuseppe D’Avanzo e Ferruccio Sansa individuano un uomo, Hassan Mustafa Osama Nasr, da tutti chiamato Abu Omar e conosciuto come l’Imam della moschea di Via Quaranta a Milano, rapito da almeno 19 agenti della Cia a Milano il 17 febbraio 2003, deportato in Egitto e lì torturato per ottenere informazioni su una “cellula terrorista” che a parere dei servizi egiziani sembra si sia installata a Milano. Abu Omar è restato nelle carceri egiziane quattordici mesi. Ne è uscito solo per un breve periodo, dal 19 aprile 2004. Per poi rientrarci il 12 maggio successivo. Per il quotidiano arabo 'Al-Quds Al-Arab', pubblicato a Londra, i servizi egiziani hanno prelevato Abu Omar nella sua casa di Alessandria d'Egitto e da allora di lui non si sa più nulla. Sembra che sia ancora detenuto nelle carceri egiziane. Leggi l’inchiestahttp://www.repubblica.it/2005/b/sezioni/cronaca/inchiestacia/inchiestacia/inchiestacia.html Nelle 105 pagine dell’ordinanza con la quale il Gip Guido Salvini della Procura di Milano ha chiesto l’arresto di 13 agenti della Cia si legge: "Per la prima volta nella storia giudiziaria italiana - scrive Salvini - una persona stabilmente residente nel nostro Paese, indagata con un ruolo di estremo rilievo [per terrorismo internazionale], sottoposta ad attività di intercettazione... è stata sottratta con un'azione del tutto illegale anche dal punto di vista del diritto internazionale all'Autorità Giudiziaria italiana e condotta con la forza in uno stato terzo". Salvini descrive il rapimento di Abu Omar come "forcible abduction". "La condotta che ha sottratto l'indagato all'Autorità Giudiziaria italiana è nota, soprattutto nella giurisprudenza anglo-americana, come 'forcible abduction' cioè prelevamento forzato", scrive nell'ordinanza. "Tale pratica consiste nell'aggiramento delle procedure di estradizione quando essa non sia stata chiesta o non sia possibile, mediante il diretto e violento prelevamento di un soggetto nel territorio di uno Stato da parte di agenti , ufficiali o no, dello Stato che effettua l'abduction e senza il consenso dello Stato che ospita la persona". Il giudice Salvini conclude dicendo che il sequestro è stato, oltre ad "una violazione del diritto internazionale", anche una "diretta sottrazione di un importante indagato all'Autorità Giudiziaria che ne stava investigando l'attività". "Molto probabilmente se non fosse avvenuta l'azione di abduction, Nasr Osama sarebbe ora sottoposto al legittimo giudizio della magistratura italiana", conclude il giudice. "Quindi il sequestro di Abu Omar non solo è stato illegale avendo violato gravemente la sovranità italiana, ma è stato anche un atto nefasto e inquinante ai fini dell'efficacia della complessiva lotta al terrorismo". Il direttore del Sismi, Nicolò Pollari, ha escluso categoricamente di essere direttamente o indirettamente stato informato del rapimento di Abu Omar". Lo ha detto il presidente del Copaco, Enzo Bianco, al termine dell' audizione di Pollari, al quale sono state anche chieste informazioni sulla vicenda dell' imam rapito dalla Cia a Milano nel 2003. Smentite nello stesso senso sono giunte il 26 luglio anche dal direttore del Sisde Mario Mori e, due giorni dopo, dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega ai servizi, Gianni Letta. Le smentite del governo e degli apparati dell’intelligence italiana non sono del tutto convinventi. Nei motivi dell’appello presentato al Tribunale del Riesame di Milano con i quali il procuratore aggiunto Armando Spataro ha chiesto l'arresto per i sei agenti dei servizi segreti americani che era stato negato dal Gip Chiara Nobili si legge che gli agenti della Cia accusati del sequestro di Abu Omar hanno fatto sopralluoghi “per quasi cento volte” nelle strade di Milano vicino a via Guerzoni dove è stato rapito l’Imam. Spataro per dimostrare che lo stesso giudice aveva in realtà considerato che tutti i 19 indagati per quel sequestro appartenessero a un unico gruppo "compatto numericamente", ha ripreso proprio un passo dell'ordinanza con cui lo stesso Gip lo scorso giugno aveva disposto l'arresto solo per 13 persone su 19. Dai tabulati del traffico telefonico risulta infatti "particolarmente evidente che ci sono persone che nel mese precedente al fatto sono state in quelle strade per quasi cento volte". E quindi, "se si pensa che né prima né dopo sembrano esserci mai stati, è agevole affermare (...) che hanno prima studiato e poi compiuto il rapimento”. |
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