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Quota sessantamilaUltima modifica: lunedì 17 ottobre 2005 A quota sessantamila detenuti si torna a parlare di amnistia o di indulto. Ne potrebbero uscire almeno ventimila. Sul sicuritarismo e sull'industria del carcere speculano tuttavia gli imprenditori politici dell'insicurezza sociale. Duplice è l'interrogativo: Come liberarsi dalla necessità del carcere? E come avviare un percorso dal penale al sociale? Raggiunta la cifra record di sessantamila detenuti, il senatore Castelli si è finalmente reso conto che le carceri non sono delle comunità gestite da associazioni filantropiche, ma istituzioni pubbliche, la cui competenza – guarda un po’ – di questi tempi, in Italia, proprio a lui spetta, in quanto ministro della giustizia pro tempore. Ammirevole è stato il cipiglio dell’occasione: situazione d’emergenza, vi faremo fronte attrezzando locali non utilizzati. I dettagli, per fortuna, ci sono stati risparmiati: per chi conosce lo stato delle carceri italiane, avrebbero potuto essere raccapriccianti. D’altronde, la legislatura volge al termine e c’è da sperare che l’anno prossimo Castelli abbia altro da fare che sedersi in Consiglio dei ministri. Resterà il problema però, e qualcuno dovrà farsene carico. Come? Innanzitutto, sgombriamo il campo dalle soluzioni edilizie, efficaci a distribuire soldi, ma non a fronteggiare la crescita della popolazione detenuta. Bisognerebbe, piuttosto agire sui suoi fattori di accumulazione. Due per tutti: servono una nuova normativa sull’immigrazione e una nuova normativa sulle droghe. Dal penale al sociale, un ritorno. Ecco quello che serve. Sottrarre alla clandestinità gli immigrati e i consumatori di droghe. Bloccati i meccanismi dell’accumulazione, anche attraverso più ampie politiche di coesione sociale che riducano la domanda repressiva su cui speculano gli imprenditori politici della insicurezza, l’emergenza carceri potrà essere affrontata efficacemente a partire da un provvedimento di amnistia e di indulto che riporti la popolazione detenuta a un livello accettabile dalla stessa amministrazione penitenziaria. Tre anni di indulto e amnistia fino ai tre anni di pena, senza eccezioni. Ne uscirebbero almeno ventimila. A quel punto, chissà, potremo ricominciare a discutere di ciò che vorremmo: come liberarsi dalla necessità del carcere? quali alternative alla pena e alla giustizia penale? Come stare insieme senza sacrifici umani? |
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