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Una “Walkyrie Royal” per la Repubblica francese?

Ultima modifica: sabato 10 febbraio 2007

Alla fine le/gli iscritte/i al Partito socialista francese hanno plebiscitato Ségolène Royal. Il 61% dei 179.000 elettori ha preferito il volto sorridente e appena truccato di “Ségo” ai visi tirati e provati degli “elefanti” del PS, Laurent Fabius e Dominique Strauss-Kahn (DSK, per semplicità).

Giuseppe Allegri

“Forse conveniva non fidarsi, pensò Jean-Yves: tipico degli enarchi, quell'ingannevole arietta autoironica”
Michel Houllebecq, Piattaforma.

Ben 101 federazioni socialiste su 104 sono state prese da Royal e solamente il 20,6% dei voti è andato a DSK, mentre neanche il 19% a Fabius. Questa, stando ai numeri, la schiacciante vittoria di Royal alle primarie socialiste per le presidenziali del 2007, quasi eguagliando il consenso raggiunto da Lionel Jospin nelle primarie del 1995, il 65% dei consensi, ma alla presenza di un solo antagonista in Henri Emmanuelli.

Una Ségolène Royal per quale (VI) Repubblica francese?

In questo “Ségo” sembra essere stata davvero strategica: nel giocare la militanza degli iscritti al Partito contro la tradizione del Partito, con una lucidità che ha fatto terra bruciata dei riflessi pavloviani degli “elefanti” antagonisti. Sia solo parzialmente concesso: come negli anni '80 del secolo scorso Mitterand fu capace di avvalersi e al contempo di affrancarsi dal PS per creare una classe dirigente repubblicana sua fiduciaria, così sembra oggi voglia fare Royal. In questo profilo di irriducibile autonomia dal Partito, che in realtà prova a far leva anche sulla propria differenza sessuale (in un contesto politico maschilista e gerontocratico) e sul connesso, faticoso distacco dal compagno-segretario François Hollande, si potrebbe anche rintracciare uno degli ultimi insegnamenti mitterandiani. Ma lo si è già detto da più parti: in Royal c'è anche e soprattutto un uso strategico dei nuovi mass-media. La “Ségosfera” (3) messa al servizio di una pratica politica che mira a conquistare la base iscritta del Partito per condurla in un gioco anti-partitico e tendenzialmente impolitico, nel senso di un radicale rifiuto di qualsiasi attitudine ideologica. Piuttosto si evoca un pragmatismo accondiscendente all'ordine del giorno di un'agenda pubblica sempre più influenzata dal sensazionalismo e dall'imprevedibile (perché non analizzato e diagnosticato) succedersi di eventi. È un improvviso precipitato di innovazione pragmatica, al suon di parole d'ordine che “fanno paura” (per dirla con Liane Mozére): “famiglia, ordine giusto, inquadramento militare, rigare dritto, giuria popolare” (4). Tutte formule che sembrano richiamare un ritorno alla “comune decenza”, facendo della sicurezza e dell'ordine il paradigma foucaultiano di una “versione post-moderna della socialdemocrazia” (5). Del resto i suoi approssimativi detrattori della sinistra radicale hanno ribattezzato Royal come “Sarkolène”, a voler sottolineare una certa somiglianza im-politica, non solo anagrafica, tra i due cinquantenni ormai sicuri antagonisti alle presidenziali 2007.

Ora Royal deve fare attenzione ad evitare l'influsso negativo della consultazione interna al PS, come quello che si verificò dopo il dicembre 2004 in occasione del referendum socialista sul Trattato costituzionale europeo, quando la maggioranza degli allora ca. 120.000 iscritti al PS si pronunciò per il sì, mentre nel successivo referendum del maggio 2005 la stragrande maggioranza dell'elettorato socialista votò no.

Al contempo Ségolène potrebbe dare retta ad alcuni dei moniti che Elisabeth Roudinesco le ha inviato (6) sull'affrancamento dall'attitudine “hollywoodiana” della sua relazione di coppia con Hollande, nonché sulla considerazione che “le donne al potere sono come gli uomini al potere”. E soprattutto sul pericolo che la politica di Sarkozy e Royal si perda di fronte alla emotività, alle rappresentazioni massmediatiche, allo strapotere della decisione immediata e perciò irreparabile, sottoposta al bando populistico.

Intanto per evitare che si ripeta il ballottaggio presidenziale del 2002 tra destra gollista – Chirac – ed estrema – Le Pen – molte/i francesi saranno forse costretti a votare “tappandosi le orecchie” (dopo aver votato il repubblicano Chirac tappandosi il naso, come recita una vignetta satirica contenuta in Le Monde del 18 novembre 2006), ma sembra assai diffusa la sensazione che la sola candidata socialista in grado di opporsi a Sarkozy, sperando di vincere, sia lei: “Ségo”.

Potrebbe esserci più di un qualche piccolo piacere nel fatto che tra neanche sei mesi, a Parigi, si possa brindare alla neonata VI Repubblica a suon di Kyr Royal, in onore della nuova, regale, Presidente dell'ennesima monarchia repubblicana francese: ancor più post-moderna, mass-mediatica e virtuale di quelle precedenti.

Note

1) Così veniva appellata la neo-presidente della Regione Poitou-Charentes in un articolo apparso su Le Monde del 9 febbraio 2006, che ne anticipava la sua candidatura tra le/i “presidenziabili socialisti”: La “Walkyrie” en son laboratoire charentais. Verrebbe da aggiungere che l'assonanza di questo appellativo al cognome Royal evoca il celebre cocktail, a base di champagne e creme de cassis, Kyr Royal: quasi fosse necessaria una certa dose di frizzante additivo alcolico per rendere attraente l'attuale socialismo francese.

2)Una prima, parziale analisi del percorso verso le presidenziali del 2007 era contenuto in P. Allegri, Francia: un socialismo senza principi, in Posse – La rappresentanza impossibile, aprile 2006, pp. 67-76, cui si rinvia.

3) Eufemismo per intendere chi si è formato presso l’Ecole National d’Admnistration (ENA), scuola di formazione per i dirigenti della funzione pubblica fondata da de Gaulle nell’ottobre 1945, che ha visto tra i suoi allievi la gran parte delle élites e della classe politica francese.

4) Per riprendere la formula utilizzata nel commento pubblicato in questo stesso sito: Ségosfera. La rete di Ségolène Royal

5) Liane Mozére mostra un certo allarme riguardo al linguaggio utilizzato da Royal in SOS à mes ami(e)s socialistes, in Libération, 15 novembre 2006.

6) Analisi proposta da Michel Charzat, Social-démocratie: leurre de vérité, in Libération, 7 novembre 2006.
Si veda la tempestiva intervista di Monique Algeri a Elisabeth Roudinesco, pubblicata su Liberazione del 18 novembre 2006